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Italia a colpo d’occhio
No alle fantasie, sì alla concretezza
pubblicato il 19 marzo 2018 alle ore 11:46
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No alle fantasie, sì alla concretezza

Da parte del giornalismo tempo “quasi” perso il tentativo di proporre dimostrazione diversa al postulato della geometria euclidea delle rette parallele che si incontrano all’infinito. Vale a dire la dimostrazione di far incontrare due piani che viaggiano paralleli. Certo che si incontreranno, ma all’infinito. Sono i due piani su cui viaggiano separatamente Salvini e Di Maio, i vincitori delle elezioni politiche del 4 marzo, tenuti paralleli dalle ambizioni di entrambi di ottenere, personalmente, la presidenza del Consiglio dei Ministri e quindi la guida del nuovo governo. Votate le presidente di Camera dei deputati e del Senato della Repubblica si passerà alle consultazioni da parte del Presidente della Repubblica, sua prerogativa la concretezza avulsa dal molto dire e disdire, che si sta facendo in questi giorni, da una parte la Coalizione di centrodestra di cui fa parte Matteo Salvini, leader del partito leghista, e dall’altra il Movimento cinque stelle che vede come leader Luigi di Maio, mentre il Pd, il terzo arrivato, ormai "liberatosi" da Matteo Renzi, è fermo all’opposizione. Per cui ad oltre due settimane dal voto è buio pesto sul nuovo governo. A rendere più pesante la situazione è la battaglia già iniziata sul fronte economico. Venerdì scorso è toccato agli artigiani della Cgia di Mestre, suonare l’ennesimo campanello d’allarme, facendo notare che nel 2017 le tariffe di alcuni esercizi pubblici, dalle ferrovie alle poste, sono tornate a crescere, riducendo ancora il reddito a disposizione delle famiglie. Anche l’Europa bussa a denari, è tollerante per alcune settimane, ma la vacanza sta per finire e in cattedra salirà il Def, il Documento di economia e finanza. Impegno italiano che la Commissione europea aspetta approvato da parte del Governo (se ci sarà). Non è fantasia, solo un primo impatto con la realtà. Ne scaturisce la necessità di chiarire dove recuperare gli oltre trenta miliardi necessari nei prossimi due anni per disinnescare l’aumento dell’Iva dall’attuale 22 al 24,5 %. Rincaro previsto da una clausola di salvaguardia sottoscritta con Bruxelles alla manovra economica del 2017 e sull’effettivo rispetto degli impegni assunti su deficit e debito. E, come hanno segnalato i commercianti, tale aumento se fosse necessario darebbe il colpo di grazia alla ripresa. Non ci si può più illudere di risolvere tutto con la bacchetta magica degli annunci e dei miracoli, signori pretendenti al titolo di primo ministro battetevi pure per raggiungere il vostro personale risultato, ma non dimenticate la gente che soffre, di più: per alleviarne le difficoltà avete entrambi promesso che ciò avrebbe ricevuto priorità. Dato che non vogliamo aggiungerci alla platea dei congetturanti governativi, restiamo nella reale prerogativa del giornalismo: l’inchiesta. Pertanto occuperemo tempo e spazio per dimostrare come la soluzione del problema anziani rivesta priorità. I dati non lasciano spazi ad interpretazioni: in Italia le persone con più di 65 anni (che segnano la soglia dell’età anziana) sono 13,5 milioni: 1,8 milioni in più rispetto al 2007. In questi ultimi 10 anni, la popolazione con più di 80 anni è aumentata di 1,1 milioni, mentre la speranza di vita è di 82 anni per gli uomini e 85 per le donne. L’Italia, insieme al Giappone, è il Paese più anziano al mondo, tra le dieci città europee più longeve, sette sono italiane. Ciò porta a chiederci se la previsione delle politiche sociali e il sistema sanitario potranno adeguarsi a trasformare l’emergenza in un progetto politico di lungo respiro. Gli anziani non autosufficienti in Italia sono circa 2 milioni e mezzo. Il diritto alla salute è garantito dalla Costituzione e dalla legge 833/1978; gli anziani non autosufficienti sono curati a domicilio, oppure in residenze pubbliche o private che ne ospitano 278 mila. Fino ad una decina di anni fa, il sistema sanitario era all’avanguardia. Poi, dopo la crisi finanziaria, sono stati fatti ingenti tagli di spesa che hanno considerato gli anziani non autosufficienti un costo eccessivo. Nel 2017 il fondo per le politiche sociali ha perso oltre la metà dei 311,58 milioni stanziati nell’ottobre 2016, mentre quello per le non autosufficienze è stato ridimensionato a 450 milioni, rispetto ai 500 previsti. I medici non ne parlano, i familiari – già molto provati – mancano di un coordinamento, e così pure le istituzioni, dalla gestione dell’emergenza a progetti sostenibili di lungo periodo. Rimane poi un dato incontrovertibile: “La dichiarazione dei redditi 2016 evidenzia che oltre il 70 % degli anziani ha un reddito complessivo annuo inferiore a 14.600 euro netti. Una badante in regola ha un costo medio di circa 15.000 euro all’anno. Per molti è un lusso”. Quanto sopra anche senza commenti è sufficiente per scuotere le coscienze, sicuramente.

Gastone Savio

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