Rubriche
A tutto Tibre
Mantova torna indietro? L’impressione è questa
pubblicato il 18 marzo 2018 alle ore 18:55
immagine
Ocno: il sindaco Mattia Palazzi (a sinistra) con Lorenza Baroncelli e l’architetto Joseph Grima

Auguriamoci di sbagliare, tuttavia i dubbi aumentano. Che sta succedendo a Mantova, intesa come città? L’impressione, a prima vista, è che stia tornando indietro. L’euforia da titolo di capitale italiana della cultura è andata via via scemando; certo questo non è il periodo migliore per giudicare - aspettiamo con curiosità Pasqua e Pasquetta - tuttavia ci sono segnali non incoraggianti. Poca gente in giro, alternanza di cartelli “affittasi” appiccicati alle vetrine dei negozi, anche nelle vie dello struscio e all’interno pochissimi clienti. Mantova evidentemente soffre la bolletta che ha avviluppato e tramortito tutto il paese: non bastano le parole di Padoan e di altri politici a rialzare il morale e a riempire i portafogli. Forse il 2016 e di conserva parte del 2017, con la fascia di campioni d’Italia al collo, ci ha lusingati e illusi; eravamo tutti convinti che l’isolamento, che ha quasi sempre accompagnato come un cappotto la vita della città, fosse stato spezzato. Esagerato Palazzi nel voler tutto e subito? Sarebbe oltremodo ingeneroso muovergli questa accusa: da neofita della carica e forte di un malloppo piovutogli dal cielo, meglio dal lascito Sodano, ha inserito l’obbiettivo quadrangolare e ha dato il via ad una serie di opere, parecchie delle quali ancora in cantiere, che hanno scosso l’apatia e suscitato il plauso dei cittadini (astenute, anzi contrarie le minoranze pur’esse sorprese da questa frenetica girandola di lavori). Sindaco cicala? Per molti versi sì. Forse, anzi togliamo il forse, qualcosa poteva pure risparmiarselo, ma non poteva certo prevedere che i suoi principali sponsor, Renzi e Franceschini, finissero in fuorigioco. Quantomeno apparente. Tenuto conto che il nuovo Governo deve ancora nascere. Se nascerà. Quindi il rallentamento che si nota, pare inevitabile. Pur se, stando alle parole dei protagonisti, la tavola è sempre apparecchiata e boia chi molla. Al pranzo e alla cena potrebbero essere invitati personaggi nuovi, usciti vittoriosi dalle elezioni. Ci riferiamo all’onorevole mantovana Annalisa Baroni e alla senatrice romana Isabella Rauti (mantovana acquisita) che ha scoperto la nostra città e ha promesso la massima collaborazione. Insomma un’apertura a tutto tondo per il bene di Mantova. E questo è il lato positivo scaturito dalle elezioni del 4 marzo. Che probabilmente dovranno essere ripetute. La legge elettorale messa in piedi (è proprio il caso di usare questa parte del corpo per illustrarla) ha avuto il risultato di dividere ulteriormente le forze in campo. A meno di apparentamenti per il momento esclusi dai leader, il ricorso alle urne appare inevitabile. Ci vorrebbe l’erede di Manzoni (Lisander, alla Brera) per scrivere un nuovo “I promessi sposi”. Se si tornerà a votare con la stessa legge, la gente si comporterà come ha fatto finora. E allora? Destra e sinistra - con tinte più sfumate, ammorbidite - e pedalare. Come succede nei paesi più avanti. E gli altri a tirare la carretta e a non fare solo i succhiaruote.

In crisi l’isolotto di re Ocno sul lago Inferiore. Le isoline che compongono l’opera dell’architetto Joseph Grima e costate 220.000 euro, diventate nel periodo invernale il rifugio preferito di gabbiani ed uccelli vari, scarsamente utilizzate dagli umani, chiedono interventi di ripristino. L’idea, se vogliamo, non era nemmeno peregrina ma doveva essere a breve termine; tenerla per anni porta alle attuali conseguenze, ovvero ad una manutenzione mirata a conservare la passerella che i mantovani hanno chiamato caplas allungato e servita in particolare a soddisfare le esigenze dei supporters della zumba, ballo di gruppo dedicato soprattutto a mantenere l’agilità e una linea come si deve. Niente paura: arriverà la bella stagione e quindi i restauri si renderanno necessari; a protestare saranno i gabbiani  che dovranno sloggiare. Si parla addirittura di trasferire Ocno sul lago Superiore; a quando lo spostamento del mausoleo di piazza Sordello in siti meno impattanti?

Gli scherzi dell’età avanzata. Eravamo convinti di aver letto, tempo fa che ad inizio 2018, il comune avrebbe modificato la raccolta dei rifiuti per togliere l’orribile spettacolo dei sacchetti sparsi per le vie cittadine. Siamo nel bel mezzo di marzo, ma niente è cambiato. Un’altra cosa che avevamo apprezzato: il sindaco Palazzi, dopo aver preso cappello per via dei ciclisti contromano e sui marciapiedi, aveva intimato ai vigili: tolleranza zero. Il maltempo aveva dato una mano: freddo e pioggia hanno consigliato i ciclisti ad andare a piedi. Non che la stagione sia proprio migliorata, tuttavia si annusa, sia pure in lontananza, che la primavera è in agguato. E così i caroselli riprendono, col tacito assenso dei gian nostrani. Come pure le auto parcheggiate in doppia fila o dove non si potrebbe. Poichè ogni promessa è debito, rimaniamo comunque in fiduciosa attesa.

Peter Assman, direttore di palazzo Ducale, è imbufalito. Dopo oltre un anno dalla decisione del Tar del Lazio di sospendere i cittadini stranieri da ruoli dirigenziali dei musei italiani, non si sono registrate novità. Il ministro che aveva scelto Assman, era Franceschini. A ricorrere contro la nomina, ovviamente un’italiana: l’ex soprintendente del Ducale, signora Giovanna Paolozzi Strozzi. Poichè l’Italia è un paese che non ha fretta, la rabbia di Assman che vive fra coloro che son sospesi, aumenta giorno dopo giorno. Bisogna capirlo: oltretutto ha lavorato bene e si è guadagnato la fiducia e la stima dei mantovani. Per sua fortuna, il buon Peter è un uomo che si nutre d’arte e non ama le strozzature; il Tar tuttavia dovrebbe dare una risposta definitiva. Faccia come la Var. Siamo entrati nel mondo Aciemme: pensiamo prima a tentare di salire in serie C e poi si potrà aprire l’assalto alla dirigenza. Al momento attuale le chiacchiere suonano come azioni di disturbo.

Alberto Gazzoli

Commenti