Provincia
La mamma di Marco racconta le violenze
“Piuttosto che lasciarti la casa te la brucio con voi dentro"
pubblicato il 1 dicembre 2018 alle ore 21:15
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“Piuttosto che lasciarti la casa te la brucio con voi dentro"

Sabbioneta  A poco più di una settimana dal terribile incendio nella villetta di via T. Tasso a Pontenterra, a Sabbioneta, la mamma del piccolo Marco Zani, rimasto vittima delle fiamme, ha per la prima volta raccontato  la sua verità dei fatti alle telecamere del programma di Rete 4 “Quarto Grado”. Intanto la donna, Silvia Fojtikova, con i figli di 4 e 17 anni, è stata dimessa dall’ospedale Oglio Po.  
Ha ripercorso i tragici momenti dello scorso 22 novembre, il giorno in cui ha dovuto vivere il dolore più grande che un genitore possa affrontare: la morte del figlio di appena 11 anni. Un racconto, quello fatto dalla donna nel corso della puntata di “Quarto Grado”, in cui emergono le tante violenze subite per mano del marito, Gianfranco Zani - ora accusato di omicidio -, e le minacce che Zani avrebbe fatto circa un suo possibile gesto volto a distruggere la casa dove viveva con la famiglia e dove ancora risiedevano la moglie e i figli dopo il suo allontanamento. Prima il tentativo di colpirla mentre in auto tornava a casa, poi la chiamata ai carabinieri per denunciare la presenza del marito - su di lui gravava un ordine dei allontanamento dalla casa familiare - e, infine, arrivata davanti a casa il fumo che usciva dall’appartamento. Da lì la chiamata ai vigili del fuoco ed il disperato tentativo di salvare il piccolo Marco rimasto a giocare nella sua cameretta: questo quanto raccontato da Silvia. «Ho cercato di raggiungere il piano superiore ma per il buio (era saltata la luce) e il fumo non si vedeva niente e non si respirava. La porta era bloccata così ho portato il bambino - il figlio minore di 4 anni, ndr  - al piano di sotto e sono tornata sopra ma qualcosa bloccava la porta. Ho tentato tre volte. Quando sono arrivati i carabinieri hanno provato ad aprire ma si vedeva solo il fumo e hanno aspettato i vigili del fuoco. Marco lo hanno tirato fuori, penso, dopo tre quarti d’ora». Così Silvia racconta la disperazione di quei momenti che hanno, purtroppo, messo fine alla vita di Marco. Un gesto, quello per cui è accusato il marito, che alla donna non può ora che ricordare quelle tante volte in cui l’uomo ha minacciato di «dare fuoco alla casa. Piuttosto che lasciarti la casa - le aveva detto - te la brucio e vi bucio dentro tutti». Da lì il pensiero che, solitamente, all’ora in cui è scoppiato l’incendio Silvia ed i bambini sono sempre in casa. E proprio ai figli la donna rivolge l’ultimo pensiero raccontando dello stretto legame che Zani aveva con il piccolo Marco: «aveva cercato di metterlo dalla sua parte», finchè il piccolo davanti alle violenze del padre avrebbe iniziato ad allontanarlo da sè: «lì ha capito, secondo me, che aveva perso. Ormai non veniva mai a casa, solo la sera, sempre ubriaco e violento». Scene di violenza cui una volta avrebbe cercato di mettere fine anche il figlio più grande andando in difesa dalla madre.
Scene che ora, dopo la tragica morte di Marco, saranno ancora più difficili da cancellare dalla memoria.

Redazione provincia
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