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Politica da mal di fegato: oggi solo scienza e magia
pubblicato il 17 marzo 2018 alle ore 11:37
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Stephen Hawking è scomparso all’età di 76 anni

Odierna pausa di riflessione sul tema della politica ormai giocata sull’inagibile campo del Belpaese. Ricordate il mitico Fantozzi? La partita di calcio “scapoli contro ammogliati” con gli impiegati che stavano quasi affogando nelle pozzanghere e il portiere che dice all'arbitro indicando la palla: «Non rimbalza, guardi, non rimbalza più...». A pensarci, rido ancora. Poi, metaforicamente parlando, rifletto sull’attuale tragica situazione italiana e il sorriso si trasforma in mal di fegato. Come si può gareggiare professionalmente senza poter applicare le più elementari regole della buona politica, circondati da uno stuolo di spara frottole, menefreghisti e opportunisti? Per fortuna nel panorama politico nazionale vi sono anche persone trasparenti e serie come Matteo Salvini e Giorgia Meloni, altrimenti sarebbe una catastrofe. Per finire con l’allegoria calcistica, vedremo cosa accadrà negli spogliatoi alla fine del primo tempo e soprattutto cosa deciderà l’arbitro all’inizio della ripresa.

Dicevamo: scienza e magia. Stephen Hawking, il più noto astrofisico del mondo, è scomparso l’altro giorno a Cambridge all’età di 76 anni. Fisico e matematico, ha dominato per decenni la scena degli ambienti scientifici e non solo. Ci ha lasciato rivoluzionari studi sui buchi neri e la sua "teoria del tutto". Si potrebbe parlare di Hawking come “uno e trino” (definizione che sicuramente non avrebbe gradito). Innanzitutto abbiamo il geniale fisico che è diventato, a ragion veduta grazie alle sue numerose scoperte, un’autorità in materia di “buchi neri”. Cos’è un buco nero? Semplificando al massimo il concetto, si può dire che è il risultato del collasso di una stella di massa enorme che è contemporaneamente esplosa e implosa, in pratica una regione dello spaziotempo dove l’immensa intensità del campo gravitazionale impedisce a qualsivoglia massa o energia di sfuggire all’esterno, persino la luce vi rimane intrappolata. In realtà questa è una versione molto divulgativa, perché il fenomeno è estremamente più complesso e variegato con molteplici sfaccettature ancora da chiarire.

Il secondo Stephen Hawking è quello che ha delineato la sua “teoria del tutto” in cui ha cercato di dimostrare che Dio sarebbe un trucco, poiché affermava: «L’uomo ha attribuito a quel nome ciò che in realtà è l’universo stesso». In sintesi, per Hawking il Dio metafisico sarebbe solo il surrogato di un inesistente Creatore di cui l’universo non ha alcuna necessità poiché auto-generatosi. Nel 1988 lo scienziato pubblicò il libro che lo rese celebre: “Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo” in cui lo studioso suggellò l’abbandono del concetto metafisico di Dio per sostituirlo con una “teoria della grande unificazione”; ma più che una teoria, si tratta di un’ipotesi, e rimarrà tale fintanto, come prescrive l’indiscusso metodo scientifico galileiano, non verrà provata e comprovata. Nel 2010 Stephen Hawking scrisse, assieme al fisico Leonard Mlodinow, l’altro suo celeberrimo libro “Il grande disegno” dove ribadì con maggiore forza il concetto che “Dio è inutile e l’Universo si crea spontaneamente”; quindi le figure del creatore e della creatura coinciderebbero. Non è questa la sede per confutare tale “teoria”. Personalmente non sono d’accordo, ma occorrerebbe lo spazio di un libro per delineare con dovizia di particolari le motivazioni e le obiezioni sull’argomento. 

Il terzo aspetto della “trinità Hawking” è l’uomo a cui nel 1963, all’età di 21 anni, venne diagnosticata la Sla, terribile malattia degenerativa. Secondo i medici, il giovane scienziato non sarebbe riuscito a raggiungere il 25esimo compleanno. Invece, seppur progressivamente ridotto a un mucchietto di carne, nervi e ossa, immobile su una sedia a rotelle dagli anni Ottanta e incapace di proferire parola se non attraverso un sintetizzatore vocale, Hawking beffò la morte per oltre mezzo secolo, cedendole solo a 76 anni. Lo scienziato era solito sottolineare: «Dio è il nome che le persone danno alla ragione di esistere, ma io penso che la ragione siano le leggi della fisica piuttosto che qualcuno con cui si possa avere una relazione personale». Invece, a mio avviso, è proprio la sua incredibile e “magica” vita a dimostrare l’esatto contrario.

A proposito di magia, nella scuola primaria di Mocasina, nel Bresciano, una “strega” in classe ha invocato gli spiriti. I genitori ne erano all'oscuro e le mamme hanno protestato. Presentandosi come Romilda la “strega interculturale”, Ramona Parenzan ha fatto invocare gli spiriti agli alunni, distribuendo amuleti e pozioni. Dicono che “ora molti bambini sono scossi”: sì, dalle risate. Invece per la Chiesa non c'è da scherzare su questa vicenda. Anche perché Romilda ha spiegato agli scolari come il clero romano abbia condannato per secoli la stregoneria (mettendo al rogo centinaia di migliaia di donne innocenti, aggiungo io). Eppure anche in Vaticano fanno “magie”, come ad esempio l’improbabile lettera che Papa Benedetto XVI avrebbe scritto a Bergoglio; un'operazione mediatica gestita dal prefetto per le comunicazioni con la complicità di taluni vaticanisti. In effetti il colpo sembrava ben riuscito perché tutti i giornali dei pinocchietti sinistrorsi hanno riportato con grande risalto la notizia di Papa Ratzinger che “bacchettava” i detrattori dell’attuale vescovo di Roma. Si tratta di una clamorosa “alterazione” di quanto è realmente accaduto, subito smascherata, di cui parleremo in un prossimo editoriale.

Marco Mantovani

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