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Al Teatro Sociale
Sergio Rubini: "Eccovi il mio Delitto e Castigo"
pubblicato il 8 marzo 2018 alle ore 13:46
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Sergio Rubini

Mantova - «Questo progetto nasce dalla passione per questo libro e per questo autore e anche dalla frustrazione nel non riuscire a drammatizzare fino in fondo la forma scritta» parole di Sergio Rubini, artista poliedrico, nel raccontare il suo ultimo lavoro “Delitto e Castigo” in scena giovedì sera, 8 marzo, alle 21.00 al Teatro Sociale. «Nel volerlo mettere in scena, nasce una frustrazione, perché la sua forma compiuta è nelle pagine scritte. Questi limiti hanno generato il progetto che si vedrà in scena a Mantova. Non la voglia di raccontare pedissequamente una storia, ma la voglia di far arrivare allo spettatore una esperienza sensoriale, la temperatura emotiva dei suoi conflitti delle sue lacerazione». «Nel libro - ha proseguito Rubini - tutti i personaggi sono raccontati alla luce della loro doppiezza, il bene e il male, la parte emersa di ognuno di noi e quella nascosta. Si tratta di un libro sul doppio, e quindi scorporarlo e rimontarlo alla luce di una lettura dialogica, di una interpretazione a due sarebbe stata la chiave per andare incontro alla struttura narrativa di questo romanzo». Sul palco, assieme a Rubini, anche un altro grande nome della recitazione italiana: Luigi Lo Cascio. «Luigi interpreta il protagonista. Io sono il narratore e alcuni dei personaggi del libro. Insieme a noi, ci sono Francesco Bonomo e Francesca Pasquini che danno vita ad altre voci. La difficoltà nel portare in scena un dramma emotivo ha portato me e Carla Cavaluzzi a ricomporre il romanzo e individuare alcuni personaggi chiave e scene fondamentali. Da 700 pagine, solo una trentina prendono vita. In questo ci ha molto aiutato la scenografia di Gregorio Botta, molto realistica, un tentativo visivo di mettere in scena i fantasmi e contraddizioni, le correnti filosofiche a cui si riferisce il protagonista, nella ricerca della plausibilità del suo gesto: superomisno, nichilismo, utilitarismo». Insomma, cosa si devono attendere le persone che saranno questa sera al Sociale? «Uno spettacolo fortemente emotivo dove lo spettatore è coinvolto. Per noi questo risultato è un piacere perché oggi quando i libri vengono relegati al rango di classici, è come se perdessero la loro vitalità e prendesse vita una certa musealità che congela ciò che c’è di provocatorio, di vitale. Questo romanzo, invece, è ancora attuale e controcorrente: nella società in cui viviamo il pentimento non è più di moda. Sono altri i valori quali la razionalità e il cinismo».

Antonia Bersellini

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