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Italia chiamata al voto: elezioni 1968, sembra oggi
pubblicato il 4 marzo 2018 alle ore 17:24
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Manifesti elettorali in piazza Duomo a Milano per le elezioni del 19 maggio 1968

La tecnologia dà molto ma qualcosa anche toglie. Quando portavamo le braghe corte - ci vuole una memoria di ferro a ricordare - e d’inverno si andava sotto le coperte intiepidite dalla “scaldina”, prima di dormire ci si augurava che l’indomani fosse candido di neve. E se il desiderio veniva esaudito, era una gioia immensa che partiva dagli occhi per poi diffondersi in tutto il corpo. L’incanto della neve ancora provoca queste sensazioni, anche se... Eccoci allora alla tecnologia. Tv, radio, giornali sono prodighi di anticipazioni che al 99% sono veritiere, grazie al lavoro certosino dei satelliti. Occhio ragazzi che giovedì 1 marzo, poco dopo la mezzanotte, inizierà a nevicare. Tutto vero: chi è abituato a coricarsi a tarda ora, ha seguito l’evento in diretta, quasi fosse un match mondiale di pugilato; gli altri, la neve l’hanno trovata al risveglio. Ma è stata una sorpresa annunciata e come tale, annacquata. Ricordate il tizio che racconta una barzelletta che avete ascoltato già altre volte? Ebbene, non è così per tutti. Nonostante ci siano state riunioni, task force mobilitate per l’evento, piani anti emergenza, l’avvio, almeno in città, ha avuto un andamento lento. Marciapiedi da percorrere con circospezione - ricordiamo tuttavia che toccherebbe ai cittadini munirsi di pala, badile e liberare la propria area di pertinenza - anche se fortunatamente tutto si è risolto con qualche caduta. Poi la pioggia è venuta in soccorso. Si tratta ad ogni modo di una situazione che si ripete ad ogni nevicata; quel che conta è che le strade di grande comunicazione siano state ripulite a dovere. Tornando a quando si avevano le braghe corte anche d’inverno, diciamo che allora la neve scendeva molto più copiosa e oltretutto rimaneva per giorni e giorni. D’accordo, il traffico non era nemmeno lontano parente di quello odierno e sicuramente eravamo diversi pure noi: con meno pretese, con meno diritti ma più doveri: ci si arrangiava sfacchinando, divertendoci e rendendo, nei limiti delle nostre possibilità, la vita meno impegnativa, meno difficile alle persone anziane. E’ così anche oggi? Sfogli il giornale e leggi che fortunatamente è stata sgominata la baby gang che infestava il centro.

Qualcuno si chiederà: ma le elezioni? Già, oggi dovrebbe nascere la nuova Italia. Se nascerà, tenuto conto che le previsioni dicono che nessun schieramento riuscirà ad ottenere la maggioranza. Molto dipenderà dagli elettori: se diserteranno i seggi, complicheranno ulteriormente la situazione. Oltretutto con tre schede c’è il pericolo di confusione e di voti non validi. I vari candidati si sono preoccupati - giustamente dal loro punto di vista - di diffondere il copia-incolla del loro programma già lanciato in precedenti campagne (lavoro, meno tasse, sicurezza le richieste più gettonate) e che gli elettori, da anni ormai, vorrebbero portato a buon fine, ma hanno dimenticato di spiegare bene le modalità del voto. Un ulteriore ostacolo: il disinteresse dalla politica è aumentato a vista d’occhio. Come non bastasse, votando in giornata, si penalizzano atleti e atlete, impossibilitati a recarsi al voto. Staremo comunque a vedere cosa succederà: c’è il silenzio pre-voto e quindi ci limitiamo all’ordinaria amministrazione e al consueto consiglio: fate vobis, ricordando che il voto, oltre ad essere un diritto, è anche un dovere.

Cinquant’anni fa, ovvero nel turbolento 1968, l’Italia andò alle urne il 19-20 maggio. I risultati registrarono i passi avanti di DC, PCI e PRI e i passi indietro di socialisti, uniti nel PSU, di PLI, MSI e monarchici. L’1 giugno i socialisti si “disimpegnarono” dal Governo, provocandone la caduta. Il 5 Pertini e Fanfani furono eletti presidenti di Camera e Senato mentre il Governo Moro rassegnò le dimissioni. Il presidente della Repubblica Saragat affidò allora l’incarico a Rumor per un governo di centrosinistra; No dei socialisti alla proposta con rinuncia di Rumor all’incarico. Il 19 tocca a Leone: il 25, il monocolore DC giura. Giuramento di breve durata: il 19 novembre il governo si dimette però il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, rinasce quello nuovo: è di centrosinistra (17 DC, 9 socialisti e un repubblicano) con Mariano Rumor presidente del consiglio. Per farla breve, anche cinquant’anni fa l’andamento politico in Italia era sussultorio. Sarà così, per non dire peggio, anche l’anno successivo.

E dalle nostre parti? Palazzi colpisce ancora. L’abbiamo visto in foto mentre si districava con la cazzuola nella posa della prima pietra per l’impianto di produzione di pellet nella zona della ex Ies. Postura giusta, eccellente: previdente il n.1 virgiliano. E fa bene: con tutti i lavori che ha impostato, ci sarà da lavorare per tutti. Ma è solo l’inizio: il sindaco ha annunciato di aver firmato un protocollo d’intesa con le Ferrovie per lo studio di una variante che elimini il passaggio a livello di porta Cerese e al treno della Mantova-Monselice di “entrare” nelle fruttiere di palazzo Te senza pagare il biglietto d’ingresso. Inoltre è allo studio anche il sottopasso davanti alla stazione in piazza don Leoni. Ci vorrà tempo - sei mesi per lo studio della variante - e tanti, tanti soldi, sicuramente più di un centinaio di milioni. Ma intanto qualcosa si muove. Idem in piazzale Mondadori dove sorgerà il supermercato Esselunga che se tutto filerà liscio, sarà pronto entro la fine del prossimo anno. Interventi epocali, non c’è che dire. Buon lavoro e intanto buon voto.

Alberto Gazzoli

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