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Colpo d’occhio
La crisi della Chiesa e "l’Opzione Benedetto"
pubblicato il 3 marzo 2018 alle ore 16:27
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La crisi della Chiesa e "l’Opzione Benedetto"

Di fronte ai segni sempre più evidenti dell’arretramento della Chiesa in occidente, quali la chiusura di chiese e l’accorpamento delle parrocchie  per la mancanza di sacerdoti, a cui si aggiungono il calo lento ma inesorabile dei praticanti e la diffusa e crescente indifferenza religiosa delle giovani generazioni, di recente negli Stati Uniti è stato pubblicato un libro dal titolo “The Benedict Option” (L’Opzione Benedetto) scritto da un giornalista protestante, Ray Oliver Dreher, che ha suscitato un grande dibattito anche qui in Europa, nel quale è addirittura intervenuta la voce autorevole de ‘La Civiltà Cattolica’, la famosa rivista dei Gesuiti italiani da sempre ritenuta espressione delle posizioni ufficiali dello stesso Vaticano, con un articolo pubblicato nel primo numero di Febbraio 2018. Davanti alla sfida di una secolarizzazione sempre più arrembante, che sembra non lasciare scampo ad una prossima scomparsa del cristianesimo, Dreher suggerisce ai cristiani di riunirsi in piccole comunità locali, nelle quali creare le condizioni per vivere secondo i dettami del Vangelo e che rappresentino all’interno della società una forza “contro-culturale” nei confronti di un mondo apertamente in rotta di collisione con qualsiasi manifestazione della fede cristiana. Secondo lui, come San Benedetto con il suo ordine monastico rappresentò una reazione al crollo della civiltà romana, costituendo piccole comunità di uomini virtuosi nelle quali si sono conservati i valori di una cultura che avrebbe di nuovo prosperato in epoche storiche successive, così i cristiani di oggi dovrebbero seguire quell’esempio e quel modello per rispondere e reagire concretamente all’affermarsi apparentemente irrefrenabile del neo-paganesimo dei nostri giorni. Pur riconoscendo a Dreher il merito e il coraggio di porre all’attenzione dell’opinione pubblica il problema dell’irrilevanza della vita cristiana nei confronti di un mondo, quale l’attuale, sempre più lontano da essa, l’autorevole rivista cattolica dei Gesuiti critica prima di tutto l’interpretazione del monachesimo benedettino come reazione alla caduta dell’impero romano. San Benedetto infatti, insieme con i padri del monachesimo orientale prima di lui, ricercava il modo migliore per offrire la propria vita a Dio in un’epoca che non era più quella dei martiri e delle persecuzioni. L’altra critica mossa da “La Civiltà Cattolica” riguarda il tono apocalittico con cui il giornalista americano descrive la Chiesa di oggi, paragonandola a quella perseguitata da Nerone in poi nei primi secoli dell’era cristiana. Un parallelismo che farebbe da premessa a quella che storicamente è stata l’eresia donatista, e cioè la pretesa di costituire comunità cristiane formate soltanto da puri e perfetti, unita all’arroganza di chi vorrebbe farsi giudice qui sulla terra tra i buoni ed i cattivi. Un’enfasi moralistica che alla fine andrebbe a scapito della comunione tra i credenti, fatta di umiltà e pazienza reciproca e della comune confidenza nella misericordia divina. Nel settembre 2008 fu Papa Benedetto XVI a proporre il modello della vita monastica benedettina come paradigma ancora valido per rivitalizzare l’odierno dialogo tra la fede e la cultura moderna nel famoso discorso tenuto a Parigi presso il collegio “des Bernardins”. Un problema, quello del rapporto tra Cristianesimo e mondo moderno, che nonostante per un verso le diffidenze e per l’altro verso l’ignorarsi reciprocamente, rimane aperto con tutte le difficoltà del caso, e proprio per questo meriterebbe ben altra attenzione e impegno, soprattutto da parte di coloro che ne sono coinvolti in prima persona in qualità di ministri e di testimoni di quegli eventi che hanno avuto come protagonista Gesù Cristo. 

Don Marco Belladelli

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