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Italia a colpo d’occhio
Si governi solo per il popolo
pubblicato il 26 febbraio 2018 alle ore 17:54
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Si governi solo per il popolo

Da questo lunedì, cinque giorni ci separano dal 4 marzo, giornata elettorale per votare il nuovo Parlamento e il rinnovo del Consiglio regionale della Lombardia. Cinque giorni di piena attività da parte dei candidati con l’augurio che domenica finisca veramente la più lunga campagna elettorale ricordata dalla storia recente. Chi avrà l’onere di governare lo faccia rapidamente e con serietà, pensando esclusivamente al progresso dell’Italia ed al benessere degli italiani. Partiamo dal dato dell’astensionismo previsto in crescita, le ultime tornate elettorali hanno denunciato rinunce al voto davvero importanti. Non è questa la via per castigare la politica e la sua ormai insufficiente rispondenza alle necessità della gente, è il contrario, il popolo che vota in massa ha un modo sicuro per denunciare lo stato d’emergenza in cui si trova la società, sia dal punto di vista economico che sociale. E queste sono le condizioni, dopo dieci anni di crisi, in cui si trova l’Italia, emergenza, anche se qualche spiraglio di ripresa fa intravvedere la fiammella in fondo al tunnel. Quando gli italiani sono andati in massa a votare è perché avevano capito che in gioco c’era addirittura la democrazia, un momento per tutti: le elezioni politiche del 18 aprile del 1948. Non solo, ma il diritto al voto è una conquista sociale, e se ne comprende il valore nei contesti in cui è negato. Per arginare l’astensione, che anzitutto è una rinuncia al cambiamento, il presidente Mattarella, nel tradizionale Messaggio di fine anno, ha rivolto un appello in favore della partecipazione: “Nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese”. È questa la consapevolezza che la libertà esiste solo dove si vivono partecipazione e responsabilità. Affiorano alla mente anche le parole ironiche di Giorgio Gaber sulle votazioni, a cui riconosceva un merito, quello di “continuare ad essere politici”. Perché in ogni parola e in ogni gesto, in qualsiasi azione normale, in qualsiasi momento della nostra vita, ognuno di noi ha possibilità di esprimere il proprio pensiero di uomo e soprattutto di uomo che vuole vivere con gli uomini. E questo non è un diritto. È un dovere. Il Presidente della Repubblica, nello stesso Messaggio, ha poi stupito con il paragone tra gli italiani nati nel 1899 (quest’anno corre il centesimo anniversario della conclusione della Prima Guerra Mondiale) e mandati al fronte nel 1918 e i giovani italiani nati nel 1999, che andranno a votare per la prima volta il 4 marzo. “Ho fiducia nella partecipazione dei giovani nati nel 1999 che voteranno per la prima volta. In questi mesi di un secolo fa i diciottenni di allora – i ragazzi del 1899 – vennero mandati in guerra, nelle trincee. Molti vi morirono”. Dei 250 mila ragazzi mandati in guerra, in poco meno di dieci mesi ne morirono circa 35 mila sulla linea del Piave e sulle trincee del Grappa; il voto dei 582.000 ragazzi  del 1999 è per Mattarella, la condizione per diventare protagonisti della vita democratica e per custodire il  “più lungo periodo di pace del nostro Paese e dell’Europa”. Altrimenti, come diceva Primo Levi ai giovani, “ciò che si dimentica potrebbe ritornare”. Ricordiamocelo prendendo in mano la scheda elettorale, il momento delle elezioni è un tempo di pausa e di risposta per costruire il futuro attraverso la tavola dei principi costituzionali – uguaglianza, diritti e doveri, solidarietà e sussidarietà – per arginare l’aumento delle diseguaglianze. Quindi il voto di ogni italiano è importante, fondamentale, perché mai come in questa tornata in gioco ci sono i temi della sopravvivenza prima e dello sviluppo poi. Andare al voto con la coscienza dell’importanza dell’atto che il voto comporta. Anzitutto, l’attenzione ai programmi dei partiti per scegliere quelli che costruiscono invece di demolire, che vanno oltre gli slogan elettorali e al di là di singoli temi della campagna elettorale. I programmi non sono neutri rispetto ai valori: il cittadino maturo ha il compito di calcolare i costi e le conseguenze di ogni scelta politica, insomma, importante è la valutazione del rapporto spesa/ricavo. Attenzione inoltre, Hitler e molti altri dittatori sono saliti al potere rispettando tutte le regole formali, ma hanno calpestato i valori. Non si tratta solo di metodi e forme, quindi, ma della sostanza dei programmi che rimuovano le disuguaglianze nei grandi temi nell’agenda pubblica, come il lavoro, la giustizia, l’immigrazione, la costruzione dell’Europa, la gestione dell’innovazione tecnologica, la green economy, la vita di una società povera di figli, in cui quasi una persona su quattro ha più di 65 anni. Si badi, Il fine della democrazia procedurale si limita ad un governo “del popolo”, mentre quello della democrazia sostanziale è governare “per il popolo”.

Gastone Savio

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