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A tutto Tibre
La mostra di Marc Chagall e gli auguri di M.Tonelli
pubblicato il 25 febbraio 2018 alle ore 16:11
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"Over the Town" di Marc Chagall

Il sindaco Palazzi magari si arrabbia di brutto, ma la sua furia è passeggera. Prendiamo ad esempio l’editto rivolto ai vigili urbani: tolleranza zero coi ciclisti contromano e sui marciapiedi. Richiesta del tutto legittima, a beneficio in particolare di chi arriva da fuori e non è pratico della città; ad un certo punto non si sa più quale sia il verso giusto. Per qualche giorno, complice anche il maltempo, la situazione è migliorata per tornare poi all’antico. Ciclisti in ogni luogo ma di preferenza sui marciapiedi o contromano. E vai che va bene. Anche gli automobilisti non scherzano: soste dove è vietato, in particolare in presenza di luoghi che propongono un caffè super. Insomma, niente è cambiato anche perchè non abbiamo mai visto un vigile bloccare un ciclista. Multe a raffica invece per gli automobilisti che peraltro non demordono, pur se la pausa caffè costa parecchio. Siamo abitudinari: a che serve cambiare? Poi il sindaco, reduce dalla trasferta russa per “catturare” Chagall (la Gazza ha pubblicato un messaggio augurale dell’ex Marco Tonelli, a suo tempo esautorato dall’incarico) magari si infervora ulteriormente perché lo stallo dei lavori al Podestà&palazzo della Ragione, comincia a preoccupare. Cantieri in pausa ormai da un paio d’anni, costi lievitati e un minimo di dubbi sulla destinazione futura. Storia infinita: al confronto, la tela di Penelope è stata portata a termine in tempi molto più brevi.

Lettera alla Voce: come sarebbe Mantova se ci fosse ancora la Bam? Domanda imbarazzante, impertinente e alla quale, per fare il paio, si potrebbe rispondere con: e se ci fossero ancora le porte d’accesso, l’arena di piazza Virgiliana, se il Rio non fosse stato tombato nel tratto dell’attuale corso della Libertà come sarebbe Mantova? Stop: il progresso non si può arrestare. Ecco allora l’obbrobrio del catafalco di piazza Sordello che nessuno voleva ma che rimarrà ad imperitura memoria di architettura anni Duemila. Stiamo divagando: torniamo allora alla defunta Bam, acronimo di Banca agricola dei mantovani. Vogliamo ricordare che le votazioni per la cessione (assemblea straordinaria tenutasi in un capannone al Boma il 20 febbraio 1999 - l’anno prossimo celebreremo il ventennale - con certificato rilasciato ai soci) sono risultate pressoché plebiscitarie, tipo quelle della cittadinanza al duce Benito Mussolini. E d’altra parte i piccoli investitori, ma soprattutto quelli più grossi, di fronte ad un possibile guadagno, perchè avrebbero dovuto rinunciare? Non siamo noi mantovani, contadini con le scarpe grosse e il cervello fine (?). Risultato dunque scontato; ci siamo travestiti da Ponzio Pilato, arraffando il denaro e i pochi voti contrari lasciati alla verifica nel tempo. Chi vivrà vedrà, in definitiva. Per dirne un’altra, prima del voto era stato distribuito un buono di consumazione su cartoncino giallo che prevedeva cappuccino o bibita ed un panino. Così si consumò la storia della Bam, banca agricola dei mantovani ora diventata Montepaschi. Non siamo in grado di rispondere alla domanda del lettore ma sicuramente la cessione la stiamo ancora pagando. E di certo, tra quanto abbiamo allora guadagnato e quello che abbiamo perso (non solo sul piano finanziario ma in particolare su quello del prestigio), i conti non tornano. Se può servire di consolazione o per mettere un po’ i rimorsi a tacere, diciamo che ad altri italiani è andata peggio. C’est la vie o meglio chi è causa del suo duol, pianga se stesso.

Per fortuna siamo agli sgoccioli. Il 3 marzo calerà il silenzio sulle tonnellate di parole spese per magnificare le virtù del proprio partito e denigrare con spunti da querela le infamie degli altri. Non ne possiamo più di ascoltare politici che affermano che le priorità inderogabili per l’Italia sono: lavoro, sicurezza, riduzione delle tasse, lotta alla corruzione e alla mafia (pare siano coinvolti dirigenti della vecchia Aciemme). Belle, sacrosante parole; i bimbi le recitano all’asilo. E poi? Si tratta di copia-incolla tratte da dichiarazioni datate ma mai realizzate: tanto che importa? Quel che conta è raggiungere l’obbiettivo, ovvero un angolino alla Camera o al Senato e, accontentiamoci, di un assessorato in Regione. Andremo a votare perchè è un diritto-dovere ma con poche speranze di buona riuscita; c’è il grosso sospetto di una seconda e sollecita richiamata alle urne. Buon divertimento. Stavolta tuttavia si sta esagerando: c’è un clima velenoso, ci sono episodi che aprono inquietanti interrogativi: avversari in fibrillazione, pronti a suonarsele. Per ora a farne le spese sono purtroppo i poliziotti: occhio, siamo su una strada pericolosa; si torna indietro anzichè andare avanti.

Consueto appuntamento con gli Schützen, calati in città per ricordare il loro eroe Andreas Hofer, fucilato a Cittadella il 20 febbraio 1810. 400 baldi giovanotti (chi più, chi meno) hanno sfilato per la città con le loro pittoresche vestimenta e i cappelli piumati. Qualcuno (ma quanti sono), evidentemente disinformato, s’è messo a ridere, pensando ad una carnevalata ritardata, ad un recupero in extremis della manifestazione biancorossa che doveva farsi ma che è svanita (si sa, a Carnevale ogni scherzo vale). No, gli schützen sono puntuali nel ricordare il loro Hofer; non male la proposta di ampliare e migliorare il luogo dove è avvenuta la fucilazione. Non solo calcio in casa Boninsegna. Gianmarco, figlio del Bobo nazionale, avvocato, si è diplomato anche sommellier Ais. Ha infatti brillantemente superato, assieme ad altri 14  fra i numerosi partecipanti a Master sommellier Alma Ais, promosso dalla scuola di cucina italiana. Gianmarco ha svolto la tesi sui vini dell’area del Garda e quindi di parte delle colline moreniche che ci appartengono. Complimenti! Ora l’appuntamento con i due Boninsegna e il Nacka Scardeoni è al bar Venezia, mescitore il patron Marco Gialdi.

Alberto Gazzoli

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