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È democrazia quella che non assicura la governabilità?
pubblicato il 20 febbraio 2018 alle ore 14:56
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È democrazia quella che non assicura la governabilità?

I media ci raccontano che secondo i sondaggi il 5 marzo non vi sarà alcuna maggioranza. Il centrodestra avrà il maggior numero di voti ma non i numeri per governare. Se vi sarà un Governo sarà di minoranza oppure di “larghissime intese”, cioè privo di quei contenuti di programma di cui i vari partiti che lo sosterranno hanno fatto e stanno facendo promesse in questi giorni. Poi, magari, accadrà che un Governo nato per fare una o due cose, come ad esempio una nuova legge elettorale che garantisca la governabilità, ne faccia di più, trovi maggioranze via via diverse durante il corso della legislatura dando modo ai parlamentari testé eletti di non tornare immediatamente a casa. Scenario possibile ma non auspicabile. Quando si tira a campare non si prendono decisioni impegnative, si galleggia. Però questa cosa al Paese non piacerebbe, verrebbe a mancare sempre più la fiducia nella politica. E quando la sfiducia diventa intolleranza, o qualcosa di peggio, capita che siano le politiche eversive ad avere il sopravvento. Questo stato di cose, ora paventato dai sondaggi, ha la sua prima causa nella legge elettorale detta Rosatellum, che sembra apposita alla ingovernabilità. Ma non possiamo fermarci, come si dice, alla prima osteria. Il Rosatellum è una legge proporzionale, che nasce dalle indicazioni della Corte Costituzionale a cui si sono attenuti i legislatori dopo la sconfitta di Renzi al referendum del 4 dicembre 2016. E in un certo qual modo è una legge voluta dagli italiani – la famosa bicicletta desiderata e dunque ora da spingervi sui pedali - quantomeno per il 60%. Certo, la riforma costituzionale proposta da Renzi era bruttina, lasciava in vita un Senato parassitario dalle competenze poco definite, stagno nel quale la politica politicante avrebbe potuto “guazzare”. In fondo, più che una riforma costituzionale era una legge elettorale – l’Italicum - che con i ballottaggi avrebbe dato – forse - la certezza di una maggioranza di governo in Parlamento. Ho detto forse e non a caso.

Le repubbliche parlamentari, e l’Italia lo è a tutto tondo, concedendo al popolo la sovranità sì, ma soltanto per eleggere il parlamento, ma non il governo, lasciano ai loro rappresentanti la libertà di fare e disfare, come si usa dire, di dare la maggioranza ad un governo e poi di togliergliela, spesso a prescindere dai risultati, semmai soltanto secondo le convenienze tattiche del momento. Ecco allora quale sarebbe l’unica cosa che un prossimo parlamento privo di maggioranze potrebbe fare. Approvare col massimo consenso possibile una riforma della Costituzione che preveda che la sovranità del popolo italiano sia ancora più estesa, prevedendosi finalmente che oltre al legislatore venga eletto direttamente anche il futuro governante. Questa sarebbe l’espressione di un principio che è l’essenza delle democrazie liberali, il principio di responsabilità. Si darebbe modo all’elettore di conoscere senza equivoci chi fa cosa e chi non la fa, avendo ricevuto senza mediazioni la responsabilità di governare e rappresentare il Paese, all’interno e all’estero. Pensate quale beneficio darebbe una chiarezza siffatta ad esempio in tema di imposte e tasse, di politica sulla sicurezza, sul controllo dell’immigrazione, sulla sanità... È troppo pretendere questo? Temo di si, spero di no

Paola Bulbarelli

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