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Italia a colpo d’occhio
Avete abbandonato le riforme?
pubblicato il 19 febbraio 2018 alle ore 17:36
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Avete abbandonato le riforme?

C’è da essere allarmati per il calo annunciato dei votanti nelle prossime elezioni del 4 marzo: tra i giovani sotto i 24 anni, come risulta da un sondaggio recentemente segnalato, l’assenteismo raggiugerebbe addirittura il 50 per cento. Certamente, i sondaggi non sono la verità assoluta, anche se presi con le molle alcune indicazioni finiscono per darle. Per ovviare all’astensione qualcuno prospetta la necessità di renedre il voto obbligatorio, invocando il dettame costituzionale che votare è un dovere. Ma rendere il voto obbligatorio non è la soluzione per un Paese democratico: infatti, con l’eccezione del Belgio, e di uno o due Peasi dell’Est, in Europa una tale pretesa è adottata da nessuno. La sconfitta di questo fenomeno, che interessa ormai quasi tutti i Paesi democratici, può esercitarla solo la politica. Le coalizioni, i partiti, i movimenti neppure si provano a mettere in campo argomenti in grado di dimostrare che l’assente potrebbe evere torto lasciando ad altri la delicatezza della scelta. Sono presi dall’unica cattura per loro necessaria - quella del consenso - offrendo promesse elettorali spesso al limite della credibilità, con le coperture necessarie al patto di stabilità prive di certezze e fors’anche debordanti dall’attuale realtà economica del Paese. D’altro canto, l’esperienza nazionale ed internazionale, insegna che la percentuale dei votanti aumenta solo quando si diffonde la sensazione che il Paese si trova davanti ad una scelta drammatica, decisiva per il futuro, come fu in Italia nel 1948. Ma l’Italia di oggi può presentarsi in condizioni di reale difficoltà, tale tema dalla politica è evitato, quindi nessuna convinzione al voto può venire dalle attuali difficoltà economiche e sociali. Tenendo campo la rincorsa al voto da parte di tutti i politici con promesse finalizzate all’illusione del paese della cuccagna e non è da escludere che tale comportamento, nella possibile incredulità della proposta, possa generare assenteismo. La nuova legge elettorale (misto uninominale – proporzionale) non ha aiutato l’elettore a riaffezionarsi alla politica, anzi, le proposte calate dall’alto hanno finito per indispettirlo. L’essere condizionati nelle scelte è ciò che più indigna i cittadini, venendo meno qualsiasi apporto nella scelta del proprio rappresentante. La gente se lo sta chiedendo: “sono costretto ad accettare ciò che i partiti mi impongono”, a volte la risposta è: “andare a votare è inutile”. Il pilastro centrale su cui poggia l’impianto della legge sono le “coalizioni elettorali”, che potrebbero non coincidere con le “coalizioni politiche”, “Uniti durante le elezioni, separati e lontani nel corso della legisltura”, potremmo dire in forma di slogan. L’elettore si sta rendendo conto che le coalizioni elettorali serviranno ai partiti per eleggere il maggior numero di parlamentari, ma dal giorno successivo alle elezioni le alleanze per formare il Governo potrebbero cambiare. Queste non sono proprio idee peregrine se lo stesso premier Gentiloni dichiara alla signora Merkel che “l’Italia avrà un governo stabile”, quando tutti i sondaggi non sono rassicuranti e dicono che nessuna coalizione o partito o movimento avrà la maggioranza per governare da solo e coalizioni, partiti e movimenti ad ogni piè sospinto si affannano a dichiarare che nesun “ inciucio “ verrà fatto. Ma non tutti i mali potrebbero nuocere se questa legge permetterà a tutte le foze politiche di attraversare una terra di mezzo per risponedere a due temi urgenti. Un Parlamento eletto con il proporzionale potrà rielaborare le riforme costituzionali ad “ hoc “ ed una legge elettorale più meditata di quest’ultima. Occorre, pertanto, riprendere la riflessione sulla riduzione del numero dei parlamentari, il bicameralismo perfetto, la modifica dell’età per l’elettorato attivo e passivo, il rafforzamento dei poteri dell’esecutivo e del premier in Parlamento, il ruolo del Presidente della Repubblica. E le modifiche costituzionali “pretendono” il consenso di larghe maggioranze. La politica provi ad impegnarsi su queste proposte, potrebbe trovare un modo per essere più credibile. C’è poi un secondo punto che va attentamente considerato: la costruzione dell’Unione Europea in senso federale. Da una parte, la ricostruzione dell’Europa; dall’altra, la chiusura al sovranismo narrato con scelte demagogiche nazionali, doppie monete, aumento del deficit dei Paesi indebitati (noi italiani in fatto di debito pubblico frantumiamo un record all’anno e ancora c’è chi auspica ulteriori sforamenti).  Anche la risoluzione del “particolare” dei singoli temi – sicurezza, immigrazione, integrazione, lavoro, armonizzazione dei sistemi fiscali e sociali – cambia rispetto al “ generale “che si sceglie”.

Gastone Savio

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