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Benito non abita più qui. De Andrè&Gennari, geniali
pubblicato il 18 febbraio 2018 alle ore 16:54
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La visita di Mussolini nel 1924 al Famedio in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Consiglio comunale di Mantova

Benito Mussolini non abita più qui. Sfrattato a maggioranza per quanto fatto in passato. La decisione non è stata semplice: ci son volute quasi quattro ore per arrivare alla votazione. Qualche dubbio, anche da parte della maggioranza: il presidente del consiglio comunale Allegretti, con molto buonsenso, è stato superpartes e non ha votato. Che aggiungere? Giusto arrivare a questa conclusione perchè evidentemente il nome Mussolini, ancora spaventa e i timori del consigliere Banzi, promotore della cancellazione, costituiscono una conferma. Grottesco tuttavia esserci arrivati dopo oltre 70 anni dalla morte e alla vigilia delle elezioni. Il poeta e drammaturgo Angelo Lamberti, casteldariese che si è fatto da solo, conquistando notorietà e consensi a livello nazionale, ci ha inviato una poesia di Umberto Bellintani, nato nel 1914 a Gorgo di S: Benedetto Po e morto il 7 ottobre 1999 e che si vuole dedicata a Mussolini. Bellintani, un uomo geniale al di sopra di ogni sospetto e di grande sensibilità, ha combattuto nella seconda guerra mondiale dapprima sul fronte greco-albanese e poi, fatto prigioniero dai tedeschi, inviato nei campi di concentramento di Dachau e Gorlich. Come poeta ha ottenuto i riconoscimenti di Montale, Ungaretti, Sereni, Gadda, Pratolini, Paolini, Carlo Bo ecc. a dimostrazione dell’imparzialità politica, tant’è che aveva scritto anche la poesia “Il torrente di Che Guevara (ai comunisti borghesi). La lirica che si dice dedicata all’ex capo del fascismo, fa parte del primo volume “Forse un viso fra mille” edito da Vallecchi nel 1953, si intitola “Sopra una tomba abbandonata” e recita “Tu eri dolce di cuore / ma sei caduto per un nome e per bandiere / cui fu avversa fortuna / in questo male che innonda la terra / E la tua tomba è negletta / il tuo nome evitato come un morbo / o l’ingiuria impunemente / la miseria che siamo / nei tumulti di plebaglia alla taverna /. Ma ecco sei tu / che più raccoglie il patimento dei vivi / ma ecco il cordoglio / il più vivo tu ricevi appena uno / scorge il cumulo di terra senza un fiore / e rattristato lo guarda. La pietas di Umberto Bellintani per tutti. Infine un’altra annotazione: nel 1962, il regista Dino Risi era a Mantova per girare una scena del film “La marcia su Roma” con Gassman e Tognazzi. Con un annuncio si invitò chi della popolazione era in grado di partecipare come comparsa con indosso gli abiti dell’epoca caratterizzati da fez, camicia nera, calzoni alla zuava, fasce ecc. Piazza Sordello venne invasa da un tripudio di camicie nere, tolte per l’occasione dalla naftalina. Ma allora aveva ragione Churchill quando affermò che l’Italia era il paese più elastico del mondo: 50 milioni di abitanti, ma 50 milioni di fascisti e il giorno dopo 50 milioni di partigiani. Questa è storia.

Punto e a capo. Abbiamo detto che è tempo di elezioni. Forse per questo il Carnevale in piazza a Mantova è stato annullato, senza che nessuno ne avesse dato notizia. Autentico conflitto di interessi fra organizzatori e comune: i primi a battere più cassa per via della lievitazione dei costi, gli amministratori fermi sulla cifra precedente. Peccato anche se in verità il carnevale lo si può vedere in pratica tutti i giorni e fino al 3 marzo sui canali tv e leggere sui quotidiani. Un mercato delle promesse, un’orgia di buoni propositi: fastidioso pur se la ricerca di canali “vergini” è quasi sempre a vuoto. Ricordate il Mimmo nazionale col suo ll blu dipinto nel blu? Il motivetto è diventato la colonna sonora dell’ufficio comunale che si occupa delle strisce blu a pagamento sul lungolago. Ora "scomentide" (stupendo termine dialettale per significare che la pittura si è in parte squagliata) e quindi di difficile interpretazione. Tant’è che gli addetti ai lavori hanno dovuto sistemare i cartelli per riconfermare il parcheggio libero in attesa che arrivi il colore e che gli operai si rimettano al lavoro. Perturbazioni meteorologiche o pittura difettosa? Nell’attesa, gli automobilisti ringraziano. Tanto per fare un esempio, in piazza Virgiliana dove un tempo non molto lontano era problematico trovare un posto, adesso c’è un mezzo deserto. Una pacchia? Non saremmo così sicuri: i vuoti stanno a significare che la gente è stufa di mettere mano al portafogli e cerca alternative meno dispendiose.

Nei giorni scorsi la Rai ha mandato in onda il racconto in due puntate della vita di Fabrizio De André, “Principe libero”, che ha ottenuto un notevole successo con oltre 6 milioni di spettatori. Parlare del cantautore genovese è troppo facile: lo conosciamo e lo ricordiamo tutti. Parlando di De André, vogliamo invece ricordare Alessandro Gennari, mantovano di città, purtroppo scomparso all’età di 51 anni, nel 2.000. Psicologo, un talento puro e come tale piuttosto scomodo, imprevedibile. Alessandro e Fabrizio hanno dato alle stampe per Einaudi, il romanzo “Un destino ridicolo”. La narrazione di un incontro con tratti autobiografici e le elaborazioni che lo proiettano oltre ogni casualità, nella traccia di un destino. Nel 1995, Gennari, già direttore del mensile "La Corte di Mantova", per conto di Garzanti aveva pubblicato “Le ragioni del sangue” che, com’era solito dire, inspiegabilmente aveva vinto il premio Bagutta prima opera. Appassionato di cinema, è stato assistente di Moravia e amico di Pier Paolo Pasolini. A Mantova era salito agli onori della cronaca nera per una bravata davanti ad un ritrovo cittadino che gli costò una denuncia per vilipendio alla bandiera tricolore.

Alberto Gazzoli

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