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Tra gli officianti anche il Vescovo
Pegognaga, più di 1500 al funerale di don Lasagna
pubblicato il 5 novembre 2018 alle ore 20:33
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Pegognaga, più di 1500 al funerale di don Lasagna

Pegognaga Millecinquecento persone hanno accompagnato all'ultima dimora don Dante Lasagna parroco emerito di Pegognaga, passato alla storia come il "vulcanico prete dei due mondi". A celebrarne le solenni esequie é stato lo stesso vescovo di Mantova mons. Marco Busca, con oltre una ventina di altri sacerdoti, tra i quali anche don Antonio Bottoglia, sotto la cui parrocchialità, al Gradaro in città, don Dante svolse la sua prima esperienza pastorale. La cerimonia é stata eseguita nella matildica Pieve di San Lorenzo. Della quale, essendo prevista la limitata capienza, sul sagrato é stato allestito un televisore in collegamento con l'interno, onde permettere di seguire la cerimonia anche a chi non poteva entrare. Altro televisore é stato allestito nella cantoria sovrastante la cripta. All'altare, affiancati al vescovo i sacerdoti pegognaghesi di origine, i padri francescani Mauro Bocchi e Matteo Marcheselli, e quelli di adozione, don Marco Cerutti succeduto alla guida della parrocchia a don Lasagna, don Franco Bettoni, già parroco di Galvagnina-Zovo, e l'attuale parroco don Flavio Savasi. Tra il pubblico erano presenti il cognato di don Dante, Enzo Pellai con i figli Cesare e Alberto e i quattro nipoti, nonché il sindaco Dimitri Melli con l'esecutivo al completo e l'on. Marco Carra. La bara é stata posta sul nudo pavimento davanti all'altare. Così ha voluto lo stesso don Lasagna per sentirsi fin in ultimo vicino alla propria gente. La commemorazione che mons. Busca ha fatto di don Lasagna nel corso dell'omelia si é protratta per oltre una quarantina di minuti, sottolineando trasparenza e creativa dell'uomo e incommensurabile fiducia in Dio del prete. Ha ricordato la «Pagina pagina che don Dante ha scritto col Signore usando l'inchiostro d'oro. E se potesse ancora parlare ci direbbe, com'era solito dire "non avete capito niente". Ed invece alcune cose le abbiamo capite bene proprio grazie a lui». Ha proseguito «La creatività é stato il suo fondamento. Un mix di generosità effervescenza dinamismo. E non ha avuto paura di sporcarsi le mani per essere ancor più vicino al popolo. Si é occupato di cuore delle cose vostre con tenacia, perché sentiva forte la giustizia sociale e la promozione umana». Circa la lunga sofferenza subita dal sacerdote il vescovo ha detto «E' stato un prete che ha saputo cosa fare delle sofferenze, perché ha saputo accettare i limiti della vita, ricordando i vostri nomi e quelli dei fedeli brasiliani». Si é dilungato quindi in episodi edificanti che hanno visto don Dante protagonista, sottolineando come «Non ha trascurato di partecipare ai funerali civili, perché Gesù ha amato indistintamente tutti i fratelli». Al termine della messa hanno portato testimonianze mons. Egidio Faglioni, don Marco Cerutti, mons. Sergio Denti, una mamma, Giovanna Mazzocchi, l'on. Marco Carra e il nipote Cesare Pellai. La salma é stata inumata nella cappella dei sacerdoti nell'adiacente camposanto.

r.l.
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