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Dentro le notizie ci sono le verità, le parole volano
pubblicato il 17 febbraio 2018 alle ore 15:12
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Dentro le notizie ci sono le verità, le parole volano

Anche in codesta fedele narrazione giornalistica partiamo da un concetto molto semplice: sono i fatti in sé e la rigorosa verifica e interpretazione degli stessi, a determinare la verità. Questo metodo scientifico rappresenta l’unica modalità sicura per comprendere ciò che si cela dietro la fiumana di parole fasulle che i media capitalcomunisti ci rifilano tutti i giorni. Solo applicando tale criterio si può arrivare a riconoscere la giustizia nel senso più ampio del termine. Non sto parlando dell’azione giudiziaria istituzionale, a volte figlia di leggi decretate da un gruppo di uomini con un solo voto di maggioranza in più rispetto alla fazione contrapposta, magari dieci volte più qualificata a prendere decisioni sullo specifico argomento. Qualcuno potrebbe dire: «Questa è la democrazia»; gli risponderei: «No, questa è semplicemente una convenzione».

Torniamo alla giustizia, non quella imposta e codificata, bensì quella intrisa di virtù morale; c’è chi la chiama coscienza, ovvero l’innato buon senso e l’oculato giudizio di fronte al comportamento degli altri esseri umani. Mi spiego meglio riprendendo l’analisi dell’infernale vicenda accaduta alla povera 18enne Pamela Mastropietro. La scorsa settimana, al momento di andare in stampa con l’editoriale, non erano ancora stati resi noti gli esiti della seconda autopsia e delle ulteriori perizie effettuate dai carabinieri del Ris. Nonostante ciò, avevo già ipotizzato, a ragion veduta, che i soliti pinocchietti sinistrorsi stessero, come loro turpe abitudine, confondendo le acque e insabbiando la verità. Si erano inventati una fasulla overdose e un “buon” nigeriano corso via per paura; una toga “colorata” affermava addirittura che l’atroce scena del crimine, o meglio della mattanza, nonché l’africano scoperto mentre spargeva in giro pezzi di cadavere della ragazza, non erano “indizi” sufficienti per parlare di delitto. A questo punto sembra peraltro evidente come l’improvviso trasferimento del Questore di Macerata sia una decisione “politica” del Governo, finalizzata alla ricerca di un capro espiatorio da dare in pasto ai maceratesi e ai marchigiani in piena campagna elettorale. Nel frattempo i medici legali hanno reso note le modalità dell’assassinio: due coltellate al fegato e un colpo in testa mentre la ragazza era ancora viva, a cui gli esperti della scientifica fanno precedere la bestiale violenza sessuale del branco (c'erano tracce di liquido seminale e di saliva sui resti di Pamela che è piombata nel peggior incubo che la mente umana possa concepire). Si è poi saputo della consuetudine nigeriana di infierire sui cadaveri delle vittime secondo loro “riti magici” ai quali in Italia non eravamo ancora abituati, ma a cui dovremmo comunque attrezzarci, considerando che assieme a milioni di migranti africani abbiamo importato anche il “multiculturalismo” selvaggio delle famose “risorse”, compresi i loro orrori tribali. Unica alternativa: nelle ormai prossime elezioni del 4 marzo deve vincere abbondantemente il centrodestra, superando la soglia del 40%, consentendo così al Belpaese di tornare a una parvenza di normalità. Per onor di cronaca, l’altro giorno la Procura di Macerata (la stessa dove non si erano visti gli “indizi” del delitto) si è affrettata ad “escludere” l'ipotesi di “antropofagia” e di “riti voodoo” connessi al decesso. Non dimentichiamo inoltre che nella cittadina marchigiana c’è un business che ruota attorno agli immigrati da oltre 30 milioni di euro, con traffico di droga a profusione da parte degli stessi pusher africani. Ma ecco che i pinocchietti sinistrorsi hanno invece puntato tutti i loro fari mediatici sul gesto di Luca Traini, sicuramente deprecabile e condannabile, ma guai a spegnere i riflettori sul massacro di Pamela e su tutto ciò che di sporco e sordido vi ruota attorno. Ovvero uno spacciatore nigeriano, con richiesta di asilo respinta, che avrebbe dovuto essere espulso e che invece è mantenuto da tutti noi, peraltro in una cooperativa che pare fiscalmente non in ordine. Lo stesso immigrato, prima droga, stupra e massacra (assieme ad altre due bestie nigeriane, richiedenti asilo e pusher) una piccola ragazza italiana di 18 anni, poi la fa a pezzi mutilandola, in una indicibile scena dell’orrore. Come conseguenza diretta, una persona esaltata e squilibrata, incazzatasi per l’ennesimo scempio, spara, ferendo sei migranti neri, due dei quali fuggono dall'ospedale poiché evidentemente clandestini o con affari poco puliti da nascondere. Il ministro della giustizia Orlando va subito a trovare gli africani feriti, ma non la madre di Pamela, mentre la ex presidenta della Camera Boldrini tace (forse conta i giorni che le mancano prima di tornare nel continente nero) e anche Bergoglio parla solo per manifestare solidarietà antirazzista, non una parola sulla ragazza massacrata. Nessuna manifestazione e marcia di solidarietà in favore né di Pamela né della sicurezza, ma solo un miserrimo corteo “antirazzista” dove, il giorno della commemorazione della strage delle foibe da parte dei comunisti, i partecipanti inneggiano festanti in favore dell’eccidio della popolazione italiana in Venezia Giulia e Dalmazia.

Ecco l’indiscutibile e ferreo criterio, nonché la straordinaria motivazione elettorale, per andare sicuramente alle urne il 4 marzo e votare senza tentennamenti e con scelta corretta per quel centrodestra che può “bonificare” la putredine che si è radicata sul nostro territorio.

Marco Mantovani

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