Eventi
Servillo e Foglietta al Sociale
Il conflitto cinema e teatro spiegato dai protagonisti
pubblicato il 11 ottobre 2018 alle ore 11:10
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Il conflitto cinema e teatro spiegato dai protagonisti

Mantova   Da sempre il cinema ha vissuto il conflitto con la presenza del teatro, un conflitto che alle volte si è risolto con la netta trasposizione del primo nel secondo, altre con il totale allontanamento di queste due arti.
“Oggi, grazie ai social si vengono a creare platee ovunque in maniera naturale. È inutile stare qui a preoccuparsi se sia meglio teatro o cinema, le due arti dialogano già da lungo tempo” così ha aperto l’evento dedicato al pubblico mantovano l’attore e regista Toni Servillo introducendo l’ultima sua “fatica” intitolata “Il Teatro al Lavoro”. In questo caso, si aggiunge addirittura l’arte del documentario che racconta la creazione di "Elvira", lo spettacolo di Toni Servillo prodotto insieme al Piccolo Teatro di Milano, tratto dalle lezioni di Louis Jouvet al Conservatorio d'Arte drammatica di Parigi nel 1940. 
Poi è stata la volta di Anna Foglietta che ha parlato della sua esperienza con “Bella Figura” di Yasmina Reza.
“Trovo sia particolarmente importante permettere a cinema e teatro di arrivare ad un rapporto – ha sottolineato Foglietta – nel caso di Bella Figura mi sono trovata a dover affrontare un testo particolarmente complesso nonostante la scrittura semplice che, però, ci obbliga sempre a mantenere un’interpretazione tonica.”
Un piacevole amarcord è arrivato anche per il Teatro Sociale di Mantova, luogo che ha accolto l’evento con Toni Servillo, Anna Foglietta, Roberto Andò, Donatella Finocchiaro e Maurizio di Rienzo.
“Ricordo il Teatro Sociale chiuso – ha raccontato Servillo – dovemmo recitare all’Ariston quella volta. Il fatto che si sia voluto investire per la salvaguardia di un teatro come questo dimostra che questa forma d’arte è ancora molto sentita”. 
Arte che si rintraccia anche nel lavoro “Capri Revolution” che ha visto protagonista Donatella Finocchiaro nei panni di una donna che ha affrontato la scoperta della sua vena mistica e spirituale. “Questo film racconta di un bisogno universale che tutti affrontiamo nella vita – ha sottolineato Finocchiaro – il mio personaggio si lascia affascinare dai primi movimenti avanguardisti di inizio novecento e dimostra agli altri e a se stessa di essere una madre moderna”. 

 

Mendes Biondo
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