Cronaca
Barbara De Santi di "Uomini e donne"
Perseguitava la tronista, perdonata ma condannata
pubblicato il 11 ottobre 2018 alle ore 10:31
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Perseguitava la tronista, perdonata ma condannata

Mantova  Una vittima che perdona la propria persecutrice al punto da ritirare la querela nei suoi confronti. Una procura che manda avanti un processo per forza. Un avvocato che nella sua arringa chiede per la cliente che difende un aggravamento del capo d’imputazione anziché la sua derubricazione. In mezzo a questa vicenda kafkiana si è trovata in qualità di persona offesa suo malgrado Barbara De Santi,  mantovana, volto noto della Tv per la sua partecipazione come tronista a Uomini & Donne su Canale 5. Una vicenda che parte dal gennaio di tre anni fa e che prosegue per un paio di mesi di telefonate anonime. Tante, troppe anche per un personaggio pubblico con più di 30mila follower sui vari social che era infine andata dai carabinieri, che le avevano suggerito di rivolgersi al proprio operatore di telefonia per risalire al numero della molestatrice e convincerla a smetterla evitando querele. Ciò che aveva fatto, riuscendo anche a spiegarsi con questa sconosciuta che aveva infine perdonato, al punto da ritirare la querela per stalking che aveva comunque sporto. «Era una cosa infantile - spiega la stessa De Santi -; mi chiamava con la voce camuffata dicendomi cose tipo “sei brutta”, “vatti a nascondere”. Questo perché era convinta che suo marito, anche lui nel cast di Uomini e Donne, avesse una storia con me. Mi ha detto che mi chiamava a tutte le ore per controllare se ero con lui. Se rispondevo allora lui non la stava tradendo, viceversa... solo che io abito sul Garda e il marito di questa donna era in Puglia». Equivoco chiarito e pace fatta, spiega la De Santi. Non aveva però tenuto in conto che la procura aveva aperto un fascicolo d’indagine anche per molestie telefoniche, che a differenza del reato di stalking è procedibile d’ufficio. Così alla molestatrice perdonata è arrivato un decreto penale con il pagamento di una multa da 500 euro. Decreto al quale la donna ha fatto opposizione con l’avocato Francesco Magnoni suo difensore, il quale aveva chiesto a suo tempo il giudizio con rito abbreviato condizionato dall’audizione della persona offesa che doveva dire semplicemente che l’equivoco era stato chiarito. Richiesta respinta e citazione diretta a giudizio per l’imputata, ieri assente. C’era invece Barbara De Santi che ha ribadito al giudice che c’è stato un chiarimento con l’imputata che le ha chiesto scusa. Insomma caso chiuso tra uomini e donne e anche per il giudice, che ha condannato la molestatrice perdonata a una multa di 400 euro. Non è servito che la difesa abbia chiesto al culmine di un’arringa paradossale come un romanzo kafkiano, un capo d’imputazione più grave, come lo stalking.

Carlo Doda
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