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Mantova - Grande successo
Al Sociale le sorelle Labèque incantano il pubblico
pubblicato il 20 gennaio 2018 alle ore 17:48
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Le sorelle Labèque ringraziano il pubblico sul palco del Sociale

Mantova - Ecco la miglior risposta a chi nutre ancora delle perplessità rispetto alla capacità della musica classica più recente, parliamo del Novecento, di coinvolgere e addirittura conquistare il pubblico delle sale da concerto mantovane. E’ negli entusiastici e meritatissimi applausi finali di giovedì sera 18 gennaio al Teatro Sociale la dimostrazione che anche un programma originale e fuori dagli schemi più tradizionali, come quello proposto da Tempo d’Orchestra, può affermarsi tra le preferenze dei suoi affezionati seguaci. E’ stato un autentico successo e una calorosissima accoglienza quella riservata alla eccezionale performance delle sorelle Katia e Marielle Labèque, la conferma di quelle doti tecniche e musicali che fin dai loro esordi giovanili le hanno rese famose in campo internazionale, tuttora intatte. Originalità nelle scelte interpretative, vigore espressivo, raffinato istinto artistico si combinano egregiamente con l’assoluta proprietà tecnica, la mirabile coincidenza di intenti e con l’innato gusto di Katia e Marielle Labèque per la ricerca del carattere dionisiaco della musica. Ciò si è reso evidente già in apertura del concerto con la scelta dell’ampia pagina per due pianoforti, fortemente evocativa della bellezza della natura, El Chan, composta nel 2016 da Bryce Dessner (1976). Il passo successivo del concerto ha introdotto allo stile pianistico e compositivo di Bela Bartók (1881-1945) di cui i cinque brani da Mikrocosmos rappresentano un perfetto condensato nell’associare a strutture apparentemente semplici di netta derivazione folclorica una profonda e colta ricerca armonica. Un mondo sonoro ricco di colori tematici e dinamici che Bartók ha reso ancor straordinariamente ampio ed espressivo nella sua Sonata per due pianoforti e percussioni, che le sorelle Labèque hanno eseguito insieme ai percussionisti Simone Rubino e Andrea Bindi offrendone un’interpretazione vitalissima e avvincente. Altrettanto apprezzata era stata la pregevole esecuzione di tre Danze Ungheresi di Johannes Brahms (1833-1897) nella versione originaria con cui l’autore ha affidato alla sonorità percussiva del doppio pianoforte l’ideale riproposizione di temi tzigani che, per tradizione popolare, venivano suonati dal cimbalon, una specie di salterio a corde percosse, di area magiara. Lunghi e meritatissimi applausi si era conquistato anche Simone Rubino, eccellente protagonista in Thirteen drums di Maki Ishii in cui il percussionista, solo con il suo ampio set di tamburi, esprime un’infinità di dinamiche e timbriche e mostra uno straordinario impegno di indipendenza e di gestualità che rendono il brano particolarmente accattivante e spettacolare. Il concerto si è concluso, tra gli entusiastici applausi del Sociale, con la riproposizione del terzo tempo della Sonata di Bartók e, altro fuori programma, l’esuberante Polka di Alfredo Berio (1847-1942), nonno del più celebre Luciano protagonista dell’avanguardia musicale del ‘900. Una perla, il ritorno a Mantova delle sorelle Labèque, che illumina la stagione concertistica Tempo d’Orchestra (g.m.p.)

 

 

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