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Campagna elettorale: i furbetti delle promesse
pubblicato il 20 gennaio 2018 alle ore 17:35
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Campagna elettorale: i furbetti delle promesse

Mantova - Da giovane, nel secolo scorso, mi chiedevo spesso da quale angolo della mente provenissero tutte quelle straordinarie scoperte tecnologiche che hanno cambiato la storia del progresso umano. Cercavo una risposta leggendo decine di biografie di geniali inventori, taluni noti e dal prestigio universalmente riconosciuto, altri ormai dimenticati o persino mai affermatisi a causa delle volubili scelte di un destino beffardo. Ebbi il responso solo nel lontano 1994, quando l’ardire, la lungimiranza, o forse solo la fortuna, mi condussero ad aprire una delle primissime aziende di Internet in Italia. Una sera, ad una cena organizzata dalla Compagnia delle opere, conobbi un personaggio dalle straordinarie sinapsi neuronali. Era umile come l’ultimo dei “paria”, ma grandioso di pensiero; purtroppo non di realizzazioni tangibili, poiché gliene mancavano i mezzi. Fino ad allora aveva depositato solo un paio di brevetti, per ovvie questioni finanziarie, tuttavia aveva in serbo un fiume d’idee. Mentre gustavo uno squisito sformato di carne trita ricoperto con crema al gorgonzola, Sergio (così si chiamava) m’illustrò, ahimè con dovizia di particolari, il funzionamento della sua ultima invenzione: lo “scopino del water autopulente”. Quella notte non digerii bene, ma nacque la più virtuosa e consolidata amicizia di tutta la mia vita che si concluse solo nel 2010 quando Colui che ci comanda lo richiamò a sé in cielo.

Dopo quella cena assunsi nella mia impresa l’ing. Sergio (non per laurea, ma per essere “uomo d’ingegno”) nonostante la sua frase piena di stupore: «Guarda che Internet, io non so nemmeno cosa sia». «Non importa - gli dissi – tu sarai a capo del reparto Ricerca e Sviluppo delle mie prossime aziende». Anche se di “prossimo”, almeno in quel momento, non vi era assolutamente nulla… ma il seguito era già scritto nelle pagine in divenire del nostro libro della vita. Ecco cosa rispose lui alla mia domanda: «Come nascono le grande scoperte?». «Vedi - mi rivelò - la quasi totalità delle persone guarda ma non osserva, oppure ascolta, ma non si sforza di comprendere. L’inventore invece si concentra solo sulle problematiche tecnologiche che quotidianamente appaiono ai suoi occhi, ne verifica le sostanziali manchevolezze e comincia a ragionare e chiedersi: è possibile migliorare questo prodotto industriale o quel processo oppure trovare qualcosa di completamente nuovo e rivoluzionario, ciò che gli americani definiscono “disruptive technology”, ovvero “innovazione dirompente”? Da quel momento la mente dell’ideatore si focalizza solo sulla sperimentazione e i test; verifica le più adeguate modalità per poter realizzare un dispositivo originale o un modello di utilità che consenta prima di prototipare, poi di brevettare e infine di portare sul mercato un manufatto o un procedimento di particolare efficacia e comodità d’applicazione e impiego». In un attimo mi si aprì un mondo nuovo. Non mancando né di fantasia né di creatività ed essendo da sempre appassionato di qualsivoglia innovazione tecnologica (la pionieristica azienda di Internet ne era la prova concreta) mi tuffai a capofitto nella ricerca scientifica e assieme a Sergio, negli anni a venire, realizzammo grandi imprese, suggellate da successi, prestigiosi premi e riconoscimenti internazionali. Mi direte: bella storia, ma tutto ciò cosa “ci azzecca” (vocabolo rimasto l’unico ricordo del povero Di Pietro) con il titolo dell’editoriale che parla di campagna elettorale e dei furbetti dalle facili promesse? Perché vedete, contrariamente a quanto sono avvezzi bofonchiare, sempre a sproposito, i pinocchietti sul tanto vituperato presidente statunitense Donald Trump oppure a quanto si dica sulla scarsamente empatica cancelliera tedesca Angela Merkel, tutto ciò che questi due leader hanno verificato sul campo e sottoscritto durante le rispettive campagne elettorali, non era sicuramente mera propaganda, bensì concetti chiari e scolpiti sulla pietra della serietà politica di chi punta a cambiamenti reali e concrete migliorie sia per lo Stato che per la popolazione. Invece nel Belpaese come funziona? Esattamente al contrario. Prendiamo come primo esempio i 5 Stelle, poi passiamo agli altri. Cos’hanno fatto Grillo & company fin dalla nascita di questo bizzarro movimento: hanno semplicemente stilato un lungo elenco di quello che in Italia non funziona (c’è solo l’imbarazzo della scelta…) dichiarando poi in modo stentoreo: “Dateci il potere e vedrete che noi risolviamo tutti i problemi”. Infatti, abbiamo visto quanto è successo a Roma, addirittura la capitale della Nazione, uno straordinario banco di prova. Nessun commento, solo qualche sardonica risata. Figuriamoci cosa accadrebbe se avessero in mano le redini dello Stato. Per carità. Veniamo al centrodestra, dove sono certo che Matteo Salvini e Giorgia Meloni, una volta al governo, porterebbero davvero a compimento i rispettivi programmi elettorali. Si può essere o meno d’accordo sulla loro linea politica, ma ci troviamo di fronte a persone vere, oneste e trasparenti, senza le remore e i tentennamenti delle altre “gambe”. Per quanto riguarda infine il centrosinistra, la drammaticità del malgoverno dei post-comunisti è davanti agli occhi di tutti: lo sfacelo dell’invasione dei migranti, la mancanza di lavoro e il caos degli errori del ’68 portati all’ennesima potenza, la dicono lunga sulle loro capacità e soprattutto credibilità. Dunque, per chi votare? Beh, da qui al 4 marzo abbiamo ancora tanto tempo per parlarne. Per ora, buon weekend.                             

Marco Mantovani

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