Cronaca
Intervista esclusiva al sindaco - "A breve un successo storico, atteso da generazioni"
Palazzi: "Voglio Mantova fuori dalla palude"
pubblicato il 4 gennaio 2018 alle ore 14:34
immagine
Il sindaco di Mantova, Mattia Palazzi

Mantova - Le traversie giudiziarie sono in buona parte superate e il sindaco Mattia Palazzi guarda ora alle cose che si è lasciato indietro. Ma anche e soprattutto a quelle che restano da fare. Fra le quali, in testa, cercare di costruire una vocazione di questa città, che non può vivere solo delle posizioni di rendita: siano esse quelle dei Gonzaga, oppure quelle di una politica per molti versi inadeguata. E non solo quella del centrodestra, che il sindaco connota come livorosa e non costruttiva; ma persino quella del proprio partito, il Pd, cui riconosce limiti di miopia. Da una parte e dall’altra, serve un cambiamento, che a volte lascia disorientati: la sua sinistra a tratti sembra una destra spinta sin dove nemmeno la destra arriva, ovvero una destra che per pudore ripara a sinistra. Nel mezzo, tanti progetti.

Sindaco, il 2017 prometteva la sua rovina, e invece ne ha avuto piena riabilitazione. Il 2018 sarà l'anno delle vendette?

«Sono stato eletto per governare la città e non per impegnare il mio tempo in vendette, men che meno contro chi la città stessa ha già bocciato e mandato a casa nel giugno del 2015. Chi crede nella giustizia non cerca vendette. E poi ho dei bravi avvocati».

Ha ricevuto piena solidarietà dai piani alti di Forza Italia, ma la coordinatrice di Fi Anna Lisa Baroni vede in questa vicenda i due pesi e due misure: Sodano assolto in silenzio, lei beatificato per principio. Perché non ha mai espresso pubblica solidarietà a Sodano?

«La Baroni a me ha detto cose ben diverse, alla fine dell’estate scorsa, ossia che detestava il modo di fare politica attraverso gli esposti. E io le credo, ma evidentemente adesso non le conviene ripeterlo perché si ricandida come consigliere regionale e non vuole prendere le distanze da alcuni dei suoi consiglieri comunali. Nel merito della vicenda Sodano, la invito a rileggersi le mie dichiarazioni in merito, sia quando ero candidato sindaco, sia con la assoluzione sul primo capo di imputazione. Aggiungo, come sa l’ex sindaco e anche i suoi famigliari, che mandai un messaggio privato auspicando per loro e per la città che tutto si risolvesse per il meglio. Né la Baroni né il suo capogruppo hanno avuto analoga umanità. Baschieri sapeva bene dell’esposto, ma si è ben guardato dal dire all’estensore che la politica è un’altra cosa dal tentativo di gambizzare così un avversario politico. Ho letto che ha difeso Longfils, ma allora come mai non l’ha firmato anche lui quell’esposto? Evidentemente lui e la Baroni preferiscono non  rompere il gruppo di Forza Italia piuttosto che assumersi la responsabilità di dimostrarsi politici veri. Le parole della Bulbarelli sono state di verità e chiarissime, e ricordo che Paola era la loro candidata sindaco. Ma ringrazio anche il presidente regionale Maroni, che ha detto pubblicamente l’opposto di quanto affermato dalla consigliera Baroni».

Perché il Comune è ancora parte civile contro Sodano?

«Perché quando rappresenti tutta la città e il Comune viene ritenuto parte offesa in fase di dibattimento, un sindaco, di qualsiasi colore politico, deve tutelare l’Ente. Sarebbe successo anche nei miei confronti se si arrivava alla medesima fase processuale. Ma nel mio caso la fase è stata procedimentale, e sappiamo che la Procura ha chiesto l’archiviazione».

Tutto nasce dalla convinzione che lei stia sprecando il tesoretto di Sodano. È vero?

«Sarebbe ora di smettere di dire cose inesatte. Quasi la metà, circa 15 milioni,  delle risorse del cosiddetto “tesoretto” non erano vincolate dal patto di stabilità. Potevano essere spese dalla giunta Sodano. Non lo fece perché non aveva progetti, idee, e men che meno la capacità di governare la struttura dell’ente. I dati parlano chiaro e basta guardare gli avanzi di amministrazione che ogni anno si accumulavano. Gli avanzi, sopra una somma fisiologica, significano incapacità di programmare e attuare la spesa. Dopodiché ricordo alla Baroni che in due anni e mezzo la mia amministrazione ha portato a Mantova, da bandi e finanziamenti del governo, Europa e Regione, 42 milioni di euro. E i suoi consiglieri, mentre io trovavo le risorse, lavoravano per farle saltare, come nel caso dei 9 milioni del governo per riavviare il Podestà, o i 4,3 milioni dalla Regione per “Mantova Hub”. Forza italia lavora contro la città e ormai  l’hanno capìto anche i sassi. Questi sono i fatti e capisco che di fronte a fatti che tutta la città vede, Forza Italia è divisa tra chi si arrampica sugli specchî e chi cerca di demolire l’avversario con violenza e cinismo. Spero emerga anche in quel partito qualcuno che cerchi di fare politica con le idee. Tanti loro elettori non si sentono rappresentati dall’invidia e dall’odio».

È sicuro che la pioggia di soldi alle associazioni (oltre due milioni in due anni) diano un ritorno alla città?

«Intanto le cifre non sono molto diverse da quelle di sempre, che anche Sodano gestiva. In secondo luogo ricordo che due terzi di questa cifra vanno a Palazzo Te, i festival storici, dalla musica al cinema e alla fondazione per la stagione teatrale. Tolti questi stiamo parlando di circa 200mila euro. Ciò dimostra tutta la pochezza della polemica di Forza Italia. La verità è che noi abbiamo portato sponsor, loro nemmeno li cercavano e soprattutto con le stesse somme abbiamo in alcuni casi quintuplicato ingressi e presenze, dai musei alla stagione teatrale, dove con la stessa identica cifra per stagione noi abbiamo venduto 5.300 biglietti, loro 1.600».

L'opposizione dice che la città è morta, nonostante fuochi e concerti e manifestazioni effimere. Lei la vede vitale? Dove?

«L’opposizione evita scientemente di studiare i dati, da quelli della Camera di commercio relativi alle imprese, con saldo positivo di negozî aperti, a quelli dei Musei, o a quelli degli alberghi, perché se li leggesse non potrebbe più raccontare queste balle. Hanno lasciato una città depressa, senza progetti, senza programmazione, immobile e immobilizzata. Lo hanno capito che hanno perso le elezioni per il nulla che hanno fatto e non per motivi astrali? E se non candidavano Paola Bulbarelli, prendevano sicuramente meno; ma in realtà avrebbero dovuto candidare Longfils sindaco, visto che il dominus dei loro cinque anni è stato lui e tutt’ora appare evidentemente il vero capo di Forza Italia a Mantova.

Bastano i murales di Lunetta per riqualificare il Bronx?

«Lunetta è tutt’altro che il Bronx. Il problema vero di Lunetta risale a una scelta storica sbagliata, ossia una concentrazione eccessiva di edilizia residenziale pubblica. I murales stanno portando colore dove c’era grigio e degrado, e non a caso queste operazioni, molto prima di noi, le hanno fatte città come Berlino, Parigi e Londra. Ma noi a Lunetta stiamo riqualificando strade, piazze, giardini. Opere concrete richieste da anni, ma a Lunetta il centrodestra ci va solo quando bisogna strumentalizzare qualche episodio di criminalità o intolleranza».

Dicono che di cultura vera se ne fa poca: solo iniziative volanti...

«Ho l’impressione allora che il loro tempo libero lo usino chiusi in casa tra di loro o nella sede di Forza Italia, magari provando a farmi fuori, perché basta prendere il calendario delle iniziative e scoprire che non ha eguali in nessuna altra città delle nostre dimensioni, sia per qualità che per varietà. Dalla musica classica e sinfonica, al teatro, alle iniziative per riconoscere il  nostro patrimonio storico e pittorico, alle mostre, Mantova non ha un solo weekend senza iniziative culturali».

Ha deciso cosa fare del Podestà, i cui lavori peraltro sembrano in letargo?

«I lavori sono iniziati a ottobre, ed erano fermi dal 2012. Io ho portato a Mantova i 9 milioni del governo per farli ripartire; loro e i grillini, che ormai qui sono un unico partito, hanno provato a farli saltare persino rivolgendosi alla Corte dei conti. Robe da matti! In nessuna città un’opposizione prova a far saltare risorse per la città; significa aver  perso completamente il senso della misura. Mai vista tanta invidia e rancore in politica. Tra pochi mesi avremo la certezza di come si potranno utilizzare i singoli piani del Podestà e decideremo, anche consultando tutte le istituzioni culturali della città».

Ha in mente una mostra che lasci il segno, tipo Mantegna, Giulio Romano o Celeste Galeria?

«Stiamo lavorando, assieme anche al Ducale, sulla grande mostra di Giulio Romano di fine 2019. Ma sto lavorando anche a mostre importanti già dal 2018, mentre a Palazzo Te saranno in corso i lavori di ammodernamento delle fruttiere, del bar e del bookshoop. Vorrei farle nel Palazzo della Ragione. Ci stiamo lavorando, insomma».

Mobilità: lei ci vorrebbe tutti a piedi o in bici. Ma è davvero questo che vogliono cittadini sempre più anziani?

«Non è così. Semplicemente, a differenza di chi c’era prima, noi studiamo i dati e non facciamo scelte populiste per qualche voto. I dati dimostrano chiaramente che la sosta media nel centro è di 5 ore al giorno. Questo significa non avere rotazione, e quindi non trovare posto, e va a danno sia della viabilità, sia dei commercianti, che invece sanno bene che solo l’alta rotazione dei posti centrali favorisce il commercio. In questo sistema sono tutti penalizzati; in primis i residenti delle zone centrali non in Ztl. Entro la fine del mandato i mantovani avranno un nuovo parcheggio all’ingresso del centro, avranno più ciclabili e più sicure per chi si muove in bici, navette che già oggi si dimostrano vincenti, e i residenti faranno meno fatica a trovare posto. Forza Italia un giorno raccoglie le firme contro la Ztl e il giorno dopo propone nuove Ztl da qualche altra parte. Fanno cioè esattamente quello che ha determinato un sistema di sosta e viabilità demenziale, dove per raccogliere qualche consenso si dà ragione a tutti e si fanno scelte che non hanno alcuna razionalità, logica ed efficacia positiva. Si studino le centinaia di dati che abbiamo già pubblicato, poi facciano proposte serie, se ne hanno».

Le “risorse” straniere pensa di utilizzarle, o si limita a scaricarne gli oneri sul welfare dell’ente?

«Guardi che la stragrande maggioranza delle risorse dei servizi sociali vanno a famiglie, anziani, disabili e minori. L’accoglienza dei 145 profughi è sostenuta dallo Stato. Il resto sono le favole che racconta qualcuno per strumentalizzare ogni cosa. Noi le risorse nostre le abbiamo messe, ad esempio, per tirocinî pagati e incentivi alle assunzioni di giovani residenti a Mantova (già tre sono stati assunti in due mesi), oppure per non far pagare più l’Irpeg comunale a 4.600 mantovani che con il centrodestra la pagavano. Anche questi sono dati impossibili da smentire».

Cosa pensa che farà “da grande” questa città? Che vocazione darle, a parte ricordare i Gonzaga?

«La nostra è una città con enormi potenzialità, in parte date dalla sua storia, in parte dalla nostra posizione strategica al centro di tre regioni e via d’acqua, ma anche con problemi e vizî antichi. Noi vogliamo che Mantova diventi la città della ricerca e della intrapresa, dall’ambiente, alla cultura, all’industria che investe in innovazione, all’enogastronomia. Stiamo facendo tantissimo per portare qui investimenti, ricerca, nuovi corsi di laurea, collegamenti moderni. Ma alcuni vizî vanno superati e alcuni atteggiamenti vanno emarginati e resi impotenti. C’è un veleno che ha fermato tutto, e in questo mi appello a tutti, di destra o di sinistra, perché sono convinto che anche tantissimi elettori del centrodestra la pensino così. Mi riferisco al fatto che quel veleno permane in alcuni ambienti, in alcuni partiti politici, come stiamo ben vedendo in Forza Italia, ma non solo nella politica. Mi riferisco all’auto-referenzialità (che spesso diventa arroganza) e al desiderio di segare le gambe a chi prova ad alzare l’asticella, a togliere a qualcuno qualche rendita di posizione e diritto di veto. Mantova ha bisogno di vera e virtuosa concorrenza, non della palude che consente a qualcuno di coltivare il proprio egoismo o diritto di veto a discapito dell’avanzamento della città intera. Il punto sta tutto qui. Io mi sono mosso dal primo giorno per ribaltare questa logica malata di poteri auto-referenziali e ho portato a Mantova risorse mai viste prima, e relazioni con chi in Italia e in Europa innova. Ho sempre pensato che la vera differenza l’avrebbero fatta fare concretamente le cose che dicevo, e così ho fatto, è sotto gli occhi di tutti. Questo ha dato fastidio, perché quanto alzi il livello e corri, chi non può competere, prova a sabotare. Nel commercio, nella cultura, nella politica, nell’industria e nelle imprese, Mantova ha bisogno di far vincere chi investe, chi assume, chi internazionalizza, chi rischia, chi forma competenze e dinamismo. Spesso qui si è difeso esattamente l’opposto, la rendita contro il futuro. L’altro vizio antico, su questo Burchiellaro  aveva pienamente ragione, è rappresentato da chi non vuole un capoluogo forte. Anche nel mio partito alcuni pensano che sia intelligente alimentare una sorta di contrapposizione tra la città e il resto del territorio. Chi lo pensa oltre a dimostrare una statura politica da miniatura, non conosce ad esempio quanto delle politiche che fa la città avvantaggi tutto il territorio o gran parte di esso, da Valdaro, alla Tea, al turismo dove la città ha riempito agriturismi e strutture di mezza provincia grazie ai nostri eventi. La verità è che il territorio mantovano non è solo il capoluogo, ma senza un capoluogo forte sono più deboli tutti. Anche per questo io sono convinto, parlando del  Pd, che almeno uno dei futuri parlamentari dovrebbe essere della città.

È vero che sta preparando qualcosa di “atomico” per Mantova, qualcosa di clamoroso?

«A breve ufficializzeremo un successo storico, atteso da più generazioni. Ma oggi non posso dire nulla. Qualche settimana ancora di pazienza...».

È vero che aveva pensato a Iacopo Rebecchi come suo possibile delfino?

«Quando ho letto che avete scritto questa cosa ho chiamato Iacopo, e scherzando gli ho chiesto se potevo almeno finire il mandato. Mi ha detto di sì perché così intanto crescono un po’ i suoi due splendidi gemellini, due dei quattro figli. Ci sono almeno quattro persone, nella mia giunta, che potrebbero fare bene il sindaco così come nella maggioranza. Ma la cosa di cui sono certo è che quando si dovrà porre il tema non faranno a coltellate tra loro. Però, se non disturbo troppo, andrei avanti ancóra un po’, anche perché alla candidatura in parlamento ho già rinunciato mesi fa, come sapete. Se c’è una cosa inedita per Mantova, con la nostra giunta, è che a differenza dal passato, non passiamo il tempo a insultarci ma siamo uniti. In questo credo aiuti la mia decisione di due anni fa di rinnovare davvero giunta e consiglio».

Davide Mattellini

Commenti