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La storia di Cristiana Capiluppi: da Moglia fino ai più importanti teatri italiani
Danza classica, l’etoile della porta accanto
pubblicato il 2 gennaio 2018 alle ore 13:41
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Cristiana Capiluppi durante l'intervista

Moglia - Ha 53 anni, lavora come volontaria in biblioteca, ma in passato è stata un’etoile della danza classica. È Cristiana Capiluppi, ex ballerina e coreografa che è arrivata a un passo dall’essere la probabile erede di Carla Fracci e che si racconta in questa intervista alla Voce.

Cristiana, quella con la danza è sempre stata una storia d’amore?

«Sì, io da che ne ho memoria ho sempre ballato. Ho frequentato la scuola di danza da quando avevo 5 anni. Prima a San Benedetto Po con Mara Moretti, quindi a Moglia con Vanna Mantovani e poi a a Carpi con il Balletto di Russia, una delle scuole di danza più importanti del mondo. Il tutto fino ad arrivare a un provino per La Scala. Purtroppo ero ammalata e non ci andai. Lo feci qualche tempo dopo e mi avrebbero anche presa, ma i posti disponibili erano finiti. Ad ogni modo, alla Scala ci sono poi arrivata grazie ad alcuni stage».

Da lì in poi fu una carriera in ascesa?

«In tutta la mia carriera sono sempre stata prima ballerina, con ruoli da protagonista. Non sono mai stata una delle tante. Certo, non si smette mai di studiare, di allenarsi ore e ore, e bisogna essere sempre alla ricerca di novità. La danza è come la saggezza, ogni giorno impari qualcosa».

Per raggiungere l’apice bisogna contare più sul talento o sull’allenamento quotidiano?

«Entrambi. Ma forse ciò che più conta è la capacità di suscitare emozioni forti in chi ti guarda ballare, emozioni da standing ovation. Questo mi ha permesso di girare i maggiori teatri delle città d’Italia, tra cui Torino, Firenze, Genova, Milano, Roma, e studiare all’Operà di Parigi. A Genova, poi, ho vissuto un’esperienza bellissima, addentrandomi nel percorso di danza moderna jazz e conoscendo Ray Collins».

So che tra le ballerine i rapporti non sono propriamente idilliaci

«Dietro le quinte c’è molto astio, è vero. Io avevo un rapporto stupendo con gli insegnanti e i coreografi, ma pessimo con le altre ballerine, tanto da subire angherie come la sabbia di vetro messa nelle scarpe. C’è molta invidia. Pensa che una volta dovevo fare la Carmen di Bizet, ma ebbi un incidente. E una mia concorrente gioì per questo; tuttavia non ebbe quel ruolo, perchè riuscii a recuperare in tempo e fare lo spettacolo».

Ariccia, 1987. Hai vinto il concorso “Officina” di Teddy Reno. È stata quella la svolta?

«Credo di sì. Avevo 23 anni e Rita Pavone, che ho sentito recentemente, si ricorda ancora di me, nonostante siano passati trent’anni. Grazie a quella vittoria iniziai a collaborare con Teddy Reno, una persona meravigliosa, che divenne il mio manager e a fare spettacoli in giro per tutta Italia, andando anche in televisione».

L’anno successivo hai creato la scuola di danza “Follie Dance” che ti ha dato non poche soddisfazioni. Nel frattempo hai vissuto le luci della ribalta. Ti faccio una domanda scomoda, visto che se ne parla tanto in questo periodo: hai mai ricevuto esplicite avances?

«Sì, è capitato che al rientro da una serata mi trovassi in camera qualcuno, ma ho sempre detto di no. Non sono mai scesa a compromessi. Ciò mi ha però fatto prendere la decisione di vivere lo spettacolo in maniera diversa, dedicandomi esclusivamente all’insegnamento».

Insomma, non hai mai avuto ripensamenti?

«Assolutamente no. Sapevo a cosa rinunciavo, ma non potevo perdere la mia dignità».

Hai mai incontrato, tra le tue colleghe e le tue allieve, qualcuna brava come te o più di te?

«Onestamente no. Non ho mai trovato, nella mia carriera e nella mia vita, una ballerina che avesse le mie capacità».

Cristiana, mentre ti facevo le domande ho notato che avevi la pelle d’oca o sbaglio?

«Rivivere questa storia mi dona sempre una gioia immensa. Nella vita sono stata abbandonata da tante cose, ma dalla danza no. La danza c’è stata e ci sarà sempre».

Federico Bonati

 

 

 

 

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