Provincia
Lo spazio dell’otium e delle delizie voluto nel 1584 da Vespasiano Gonzaga
Sabbioneta, al via i lavori a Palazzo Giardino
pubblicato il 1 gennaio 2018 alle ore 18:52
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Sabbioneta, il progetto di Palazzo Giardino

Sabbioneta - A Sabbioneta sono da poco stati affidati i lavori di sistemazione del giardino di Palazzo Giardino, risalente al Seicento. Esso è parte integrante del palazzo che costituiva il luogo dell’otium e delle delizie di Vespasiano Gonzaga, dove accoglieva gli ospiti illustri in visita alla città. La Regione ha finanziato il progetto, presentato sul bando 2016 “Territori creativi – innovazione nella moda e nel design”, con un contributo di poco inferiore al 50% dei costi complessivi. Il giardino era stato prima oggetto di un percorso di ricerca promosso dall'Ufficio Unesco “Mantova e Sabbioneta”, durato tre anni, che ha permesso di approfondire le conoscenze storiche relative ai numerosi giardini gonzagheschi realizzati dai Gonzaga (più di un centinaio). La mole di conoscenze emerse dai documenti storici ha permesso di individuare gli elementi architettonici e paesaggistici tipici, entrando anche nel merito delle scelte colturali e delle pratiche agronomiche e colturali tradizionali. «Oltre alla ricerca bibliografica – ha spiegato il sindaco Aldo Vincenzi – sono state realizzate analisi di campo specifiche nei giardini più rappresentativi del sito, ovvero il nostro e quello di Palazzo Te, per definire le linee guida per gli interventi di ricostruzione, ripristino o restauro degli stessi. La realizzazione del giardino ebbe inizio nel 1584, per volere di Vespasiano Gonzaga e su progetto di Bernardino Campi, artista parmense già al servizio della famiglia Farnese, chiamato a Sabbioneta per decorare le stanze del palazzo». Attualmente solamente una delle tre fontane è ancora presente nella sua posizione originaria, mentre le altre due sono state dismesse e collocate all'interno della chiesa di S. Maria Assunta, con funzione di acquasantiere. Accanto a queste permanenze, la ricostruzione storica ha anche messo in luce il processo di trasformazione intervenuto nel tempo, segnalando come fin dall’inizio del Seicento il giardino perse rapidamente la sua funzione originaria di luogo ameno e di rappresentanza per la corte, trasformandosi progressivamente in orto e poi in area incolta e disordinata. «Nel progetto – afferma Vincenzi – si prevede di restaurare le mura e le grotte, di riattivare la fontanella presente in una delle grotte e predisporre l’impianto idrico sia in adduzione che in scarico nelle due grotte restanti, in modo tale da poter inserire successivamente l’attivazione delle fontanelle».

Ugo Boni

 

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