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Entro il 3 febbraio l’azienda dovrà rispondere alle richieste della Provincia
Magnacavallo, dure polemiche sul biometano
pubblicato il 1 gennaio 2018 alle ore 17:22
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Il progetto dell’impianto di produzione di biometano a Magnacavallo

Magnacavallo - Per l’impianto di produzione di biometano che potrebbe sorgere a Magnacavallo la data da segnare sul calendario è il 3 febbraio: quel giorno scade infatti il termine che la Provincia ha dato all’azienda per rispondere alle richieste di adempimenti sul progetto: richieste importanti e molto dettagliate tanto che il fascicolo relativo agli adempimenti richiesti supera le quattro pagine e si tratta di disposizioni che possono essere molto onerose per l’azienda stessa. Nel frattempo il “no” dal territorio a questo tipo d'impianto è arrivato forte e chiaro durante l’assemblea pubblica organizzata l'altra sera dal Comune: un’assemblea molto partecipata, non solo da magnacavallesi ma anche da cittadini dei comuni limitrofi, preoccupati per il possibile arrivo di un ulteriore impianto di questo tipo, che sorgerebbe per giunta a soli due chilometri in linea d’aria dall’altro (ormai autorizzato) che sta per essere realizzato a Revere. Durante l’assemblea sono intervenuti l’agronomo Giangiacomo Sarzi Braga che ha portato la sua esperienza spiegando quali possono essere le strade per contrastare questo tipo di insediamenti;  Maurizio Guidorzi, membro della commissione ambiente del Consorzio Oltrepò Mantovano che ha dettagliato su alcuni aspetti meno noti del progetto; e il sindaco di Magnacavallo, Arnaldo Marchetti che ai cittadini ha ribadito con forza il “no” dell’amministrazione già anticipato nei giorni scorsi sulle pagine della “Voce”: «I motivi di questo “no” sono ormai noti - ha dichiarato il primo cittadino - da un lato, in generale, un territorio come il nostro non è adatto a questo tipo di impianti e dovrebbe restare vocato per la produzione di eccellenze che ci sono riconosciute in tutta Italia e non solo; in secondo luogo, e qui entriamo nello specifico, ha senso realizzare un impianto a due chilometri in linea d’aria da un altro simile, per di più alimentato a Forsu (la frazione organica dei Rifiuti Solidi Urbani ndr) proveniente da regioni del Centro e Sud Italia? Aggiungiamo inoltre un dato significativo: se venisse realizzato tale impianto significherebbe che nel raggio di due chilometri verrebbero trattate complessivamente 85mila tonnellate annue di Forsu: quante ne vengono prodotte in dodici mesi da una provincia come quella di Mantova». (nico)

 

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