Cronaca
Secondo il Pm, il 60enne residente nel Mantovano fece trasferire arbitrariamente una paziente
Chiesto il processo per il primario degli Spedali Civili
pubblicato il 30 dicembre 2017 alle ore 17:14
immagine
L'ingresso degli Spedali Civili di Brescia. Nel riquadro, il primario Claudio Muneretto

Mantova  La Procura di Brescia - nella figura del sostituto procuratore Ambrogio Cassiani - ha chiesto il rinvio a giudizio del primario 60enne di cardiochirurgia Claudio Muneretto. Il medico degli Spedali Civili di Brescia - romano d’origine, ma residente nel Mantovano - è accusato di omicidio volontario aggravato da futili motivi e addirittura dalla premeditazione, oltre al falso ideologico per aver manomesso - sostiene l'accusa - la cartella clinica di una paziente. Un’indagine che era nata da un’ipotesi di peculato, ma che si era poi concentrata su quella che la pubblica accusa aveva considerato un’intercettazione interessante, diversa dal contesto nel quale era inserita e meritevole di approfondimento. La voce intercettata, secondo la Procura bresciana, era proprio quella del medico che faceva riferimento a una paziente operata l’8 febbraio del 2016 quando una 57enne commerciante di Legnago - Angiola Maestrello - era entrata in sala operatoria agli Spedali Civili per una operazione ed era morta qualche giorno più tardi al nosocomio di Padova, dove era stata trasferita. Per l’accusa il quadro è piuttosto inquietante. La donna, sostiene il pm Ambrogio Cassiani, era andata sotto i ferri per correggere un difetto del setto interatriale, operazione che nell’ambiente è considerata di routine. Qualcosa però era andato storto e al corpo della donna - sottoposto ad anestesia totale - era stata applicata l’apparecchiatura per la circolazione extracorporea. Qualche minuto dopo la situazione non era però migliorata. A quel punto - questa la versione dell’accusa - il cardiochirurgo avrebbe disapplicato la respirazione extracorporea disponendo il trasferimento a un centro trapianti lontano da Brescia, a Padova. Cinque giorni più tardi la donna aveva però perso la vita. Una decisione non dettata da scelte mediche - sostiene nuovamente il Pm - ma da una sorta di tornaconto personale. Per la Procura il trasferimento era infatti impraticabile, ma il 60enne lo aveva effettuato comunque, come se non volesse - a parere degli inquirenti - che la donna perdesse la vita sotto la sua responsabilità. Il medico, a novembre, ha ricevuto l’avviso di garanzia (Muneretto si era anche autosospeso dal ruolo di primario): pochi giorni fa la Procura ha chiesto il processo. Si resta ora in attesa della fissazione dell’udienza preliminare. La vicenda, a quanto sostiene l’indagato, si è sviluppata anche e soprattutto a causa delle lotte intestine al Dipartimento Cardiotoracico. Nel mezzo si sono messe anche le lettere anonime fatte pervenire alla direzione generale dell’ospedale, facenti riferimento all’operato del dottor Muneretto. Il tutto è stato girato alla Procura, mentre la direzione ha creato un audit interno per la risoluzione di eventuali contrasti tra colleghi. (m.m.)

 

Commenti