Cronaca
Dai giudici del Riesame via i sigilli a Pc, tablet e cellulare
Palazzi, revocato il sequestro per abuso d'ufficio
pubblicato il 30 dicembre 2017 alle ore 21:30
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Il sindaco Mattia Palazzi

Mantova  I giudici del Riesame del Tribunale di Mantova hanno accolto il ricorso dei legali del sindaco Mattia Palazzi, i quali chiedevano la revoca del sequestro di smartphone, tablet e computer del primo cittadino. Un sequestro che, stando a quanto si legge nel dispositivo, è immotivato perché sarebbe assente il vincolo di pertinenzialità tra i beni sequestrati e i fatti contestati, così come sarebbe assente la proporzionalità ancora tra il sequestro e i fatti contestati, ovvero il reato di abuso d’ufficio. Pertanto, si legge infine nel dispositivo, viene dichiarata la nullità del provvedimento del Pubblico Ministero. Supporti informatici restituiti a Palazzi? Macchè. Perché questa è una vicenda per certi versi paradossale: gli stessi restano sottoposti al sequestro per il quale gli avvocati Giacomo Lunghini e Silvia Salvato stanno ora ricorrendo in Cassazione, per il reato di tentata concussione continuata, l’accusa per la quale la procura di Mantova sta per chiedere, se non l’ha già fatto, l’archiviazione.

Riassumendo: revocato il sequestro per il reato su cui si sta ancora indagando, resta ancora operativo quello per il reato per il quale si va all’archiviazione. Traducendo: un successo a dir poco straordinario e su tutti i fronti per i difensori del sindaco di Mantova. Infatti già nel dispositivo dei giudici del Riesame che avevano respinto la revoca del sequestro per la vicenda della tentata concussione era implicita la mancanza del messaggio che secondo gli inquirenti avrebbe inguaiato il sindaco, visto che c’era scritto che in quella fase delle indagini il pubblico ministerio non aveva l’obbligo di produrre tali prove. «Siamo comunque pronti alla piena collaborazione con la Procura per chiarire del tutto l’estraneità del sindaco ai fatti che gli sono stati contestati» spiega l’avvocato Lunghini. «Questo perché - aggiunge lo stesso avvocato - vogliamo sapere la verità su questa vicenda che ha rischiato di travolgere il nostro assistito», fermo restando un vizio di forma nell’ordine di sequestro firmato dalla Procura, nel quale non sarebbe specificato che il materiale interessato era di tipo informatico.

Carlo Doda

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