Eventi
Libertà di parola - Prima scelta
Le "Boldrine"
pubblicato il 23 dicembre 2017 alle ore 19:28
immagine
La presidenta della Camera Laura Boldrini

Signor direttore,

personalmente nutro una grande stima nei confronti delle donne in generale, a cominciare dalla madre di mio figlio e nonna delle mie nipotine, per finire all’ultima casalinga di Voghera, perché le ritengo, sempre in termini generali, superiori agli uomini in molti aspetti della vita e di una società occidentale in netta decadenza: stanno velocemente, giustamente e con merito, acquisendo i ruoli che, fino a poco tempo fa, erano monopolio dei cosiddetti maschi a loro volta velocemente, giustamente e con merito, retrocessi nella stragrande maggioranza ad un gregge di debosciati.

Ciò, come detto, in generale. Tuttavia, come ogni regola che si rispetti, ci sono le dovute eccezioni; così non solo non posso avere stima ma sono costretto a manifestare una irriducibile avversione per alcuni individui di sesso femminile che, delle donne, hanno solo il nome. Mi riferisco in particolare alla cosiddetta presidente della camera dei deputati (il minuscolo è precisamente voluto) che, se ritenuta la terza carica dello stato, mi domando a che livello siano i responsabili delle altre istituzioni inferiori. La Boldrini infatti, chiaramente assente nelle vicende politiche serie e strategiche per la gestione di uno stato che avrebbe bisogno di tutto meno che di ignavia, si è fatta notare solo per una altezzosa presenza nelle manifestazioni pubbliche istituzionali e per arroganti prese di posizione su argomenti di secondaria, del tutto marginale importanza, sollevando aspre critiche e soprattutto confezionando sé stessa come fragile vittima sacrificale di una satira mordace.

Mi riferisco a vari interventi per i quali, e solo per i quali, la sua presidenza sarà ricordata ai posteri quali, ad esempio, il suo utilizzo a fini personali e familiari della scorta armata. Ma più ancora dalla illuminata proposta, fortunatamente rimasta lettera morta come altre iniziative allo stesso livello, di eliminare tutti i simboli e gli edifici del fascismo. Con ciò si è conformata con i peggiori rigurgiti di Torquemada, responsabile delle efferatezze di una Inquisizione di medievale memoria, come pure gli eccessi iconoclastici dei talebani islamici ed infine assimilandola a ciò che maggiormente vorrebbe cancellare, ovvero ai riti nazisti con i quali si bruciavano pubblicamente i libri degli oppositori. Il fascismo, nel bene e nel male, volenti o nolenti, fa parte della nostra storia ed anche un mentecatto capirebbe che la storia non può essere cancellata con una ruspa; come ad esempio una ruspa che abbattesse il Colosseo con l’intento di eliminare le crudeltà che vi sono state perpetrate ma cancellando nel contempo anche la storia, l’arte, la tecnica e la gloria che indubbiamente il monumento rappresenta e che suscitano l’ammirazione universale.

Se la terza carica dello stato voleva mettersi in mostra, avrebbe avuto mille altre occasioni, meno inutili, più necessarie e più urgenti.

Ma il colmo dell’insipienza l’ha raggiunto con la velleitaria imposizione, condita con la sua caratteristica prosopopea, quasi un novello Dante, di modificare la lingua italiana, ponendo al femminile tutto ciò che si riferisce al genere femminile. Il voler commentare la futilità di una simile trovata mi sembrerebbe come un retrocedermi al suo livello; tuttavia non posso non insegnarle, visto che non lo sa, che la lingua è uno strumento dinamico che non ha regole ferree ma è fatta da espressioni idiomatiche che si adeguano senza schemi prefissati alla vita di una società in continua evoluzione. Altrimenti, sulla falsariga delle stesse sciocchezze che cerca di proporre, dovremmo dire “elettricisto”, oppure “guardio giurato”, oppure “pediatro”. In definitiva e per farle piacere, non ho ancora sentito e lo propongo, che, in omaggio alle sue perspicaci norme, il suo cognome possa essere modificato in “Boldrina” o, ancora meglio, in “Boldrine” per tenere conto del plurale.

Ennio Morando

Commenti