Provincia
Protesta dei cittadini a Roncolevà
Prosegue dopo sei mesi il presidio contro l'arrivo dei profughi
pubblicato il 16 dicembre 2017 alle ore 18:27
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Prosegue dopo sei mesi il presidio contro l'arrivo dei profughi

Rioncolevà  Nemmeno l’arrivo del freddo e della neve sono riusciti a bloccare l’attività del presidio permanente “Roncolevà alza la testa!”, divenuto argomento di analisi sociologiche anche di alcuni giornali statunitensi e canadesi. Il presidio va avanti incessantemente da ormai sei mesi e si trova nelle vicinanze della villa dove la cooperativa “Versoprobo” di Vercelli - in passato balzata alle cronache per aver usato i migranti (gratis) per ristrutturarsi un albergo e che nel solo 2016 ha dichiarato utili per 4,4 milioni di euro - ha piazzato una quarantina di africani dell’area sub-sahariana. Ovviamente con il beneplacito della Prefettura, alla quale i cittadini hanno inviato una missiva per denunciare «irregolarità di carattere civile e legale riscontrate nelle adiacenze della struttura acquistata dalla coop per mettervi gli ospiti».
«È un bene che la nostra iniziativa stia suscitando così tanto clamore, perché significa che l’opinione pubblica si è finalmente decisa ad approfondire il business che si cela dietro queste cooperative - fanno notare dal presidio -. Siamo una cinquantina di cittadini che non cerca i riflettori mediatici, ma che lotta per difendere la propria comunità dall’insano progetto di Governo e Ue per mandare in malora gli italiani».
Nel frattempo i presidianti proseguono nell’attività di vigilanza sugli affari che la cooperativa Versoprobo di Vercelli porta avanti tra il confine veronese-mantovano. «Questi signori pensavano di agire indisturbati e invece hanno trovato un tenace baluardo costituito dalla ferma volontà di uomini e donne dai 18 agli 80 anni che sfidando i rigori di ogni stagione dimostrano la loro fierezza di appartenenza ad una comunità calpestata dalle istituzioni». Un’azione ammirabile, assolutamente pacifica e organizzata (sul posto vi sono due tende canadesi, televisori, un frigorifero e il necessario per sorvegliare la zona) per frapporsi a quella che i cittadini del borgo hanno definito una «mafia legalizzata». Quella che tifa per l’invasione migratoria, che assume i tratti di una sostituzione etnica che inevitabilmente finirà per sgretolare il nostro tessuto sociale e identitario. «L’enormità di denaro che ruota attorno a Coop e Ong viene comunque attinta dalle casse pubbliche - rimarcano -. Soldi che in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, vorremmo venissero impiegati per fini sociali, quali il presente delle nostre famiglie e il futuro dei nostri figli, le pensioni di chi col sudore della fronte ha conquistato quel poco che ci circonda, un sostegno alle nostre attività economiche vessate da un erario sempre più pressante e un alloggio dignitoso ai nostri terremotati». Un messaggio forte e chiaro, che è “valso” ai presidianti persino l’accusa di “razzismo” da parte di alcune associazioni che, guarda caso, con l’accoglienza ci lucrano. Termine che respingono fortemente: «Il vero razzismo è quello che la nostra comunità sta subendo: vedere il quotidiano via vai dal centro di accoglienza di ragazzotti robusti che vengono mantenuti, cozza con la realtà che tutti i giorni le nostre famiglie devono affrontare, incapaci di dare una progettualità ai propri figli vista l’instabilità economica e sociale che si prospetta». Parole crude, ma che rappresentano la triste realtà. (m.v.)

 

 

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