Rubriche
Colpo d'occhio
Bienvenido a Mantova, Senor Mujica
pubblicato il 1 settembre 2018 alle ore 10:52
immagine
Bienvenido a Mantova, Senor Mujica

Mantova Non credo che le categorie politiche bastino a classificare le persone. Nell’ambito della politica, trovo più significativo il rapporto fra il professato e il vissuto. O tra il promesso e il realizzato. Per questo ho sempre stimato Margaret Thatcher. Prometteva cose di Destra, faceva cose di Destra. Non si preoccupava se erano impopolari perché guardava al bene complessivo, aveva una visione del domani, non le interessavano i sondaggi della settimana. Il suo comportamento era in sintonia con le idee, che portava avanti con una forza d’acciaio. Non a caso i suoi undici anni di governo ce li ricordiamo bene. Aveva ereditato un Paese paralizzato, lo rivoltò e lo rilanciò. Chiaro, furono elettroshock. Certo, non poteva piacere a tutti. La sua asprezza divenne proverbiale. Ma nessuno  la scambiò mai per un ibrido o un quaquaraquà.
  La propensione a lavorare pensando al futuro sembra non essere più una caratteristica cara alla Destra. Forse questo emisfero sta cambiando pelle, puntando sul consenso immediato. Gli Stati Uniti, ad esempio, oggi piangono John McCain. Ma non dimentichiamo che gli preferirono prima George W. Bush e poi Trump. Eppure non dovrebbero esserci dubbi su chi avrebbe avuto più titoli per rappresentare quest’area politica. Certo, una Destra perbene, aperta e inclusiva. Non dovrebbero esserci dubbi fra chi agita l’arma del nazionalismo, nei comizi, e chi si è arruolato per il proprio Paese. Tra chi incendia e chi spegne.
  Anche a Sinistra sono rari gli uomini che una volta al potere si ricordano dei propositi. Qualche compromesso può starci, ma non al punto di sovvertire l’agenda. Altri procedono senza una meta, galleggiando. Un politico a cui non possono essere mosse queste accuse è José Alberto Mujica Cordano, nonni liguri, ospite della nostra città in questi giorni. Nei cinque anni in cui ha guidato l’Uruguay, dal 2010 al 2015, Mujica ha condotto in porto i progetti per cui si era battuto. “Lo stile di vita è una conseguenza delle mie ferite”, ha spiegato. “Sono figlio della mia storia. E’ importante vivere in coerenza col proprio pensiero”.
  Da presidente della Repubblica, Pepe, come viene chiamato a Montevideo, non ha mutato abitudini e pensiero: “Il potere non cambia le persone. Rivela solo chi sono veramente”. Nel lustro trascorso a capo del governo ha tagliato del 90 per cento il proprio appannaggio: “800 euro bastano: c’è chi vive con meno; e comunque non mi sento povero, consumo il necessario, senza sprechi”. Critico del consumismo, ha rifiutato la berlina di servizio, continuando a muoversi col vecchio Maggiolone Volkswagen. Ha rinunciato all’appartamento presidenziale, continuando a vivere nella casa dove abitava. Esaurito l’incarico di presidente, ha preferito non ricandidarsi. Dopodiché, ha lasciato anche la carica di senatore. Da malato ha usufruito del servizio pubblico, mettendosi in fila come un qualsiasi cittadino. I politici, non smette di sottolinearlo, devono vivere come vive la maggioranza dei loro connazionali. A Mujica, che da giovane aveva militato nelle fila guerrigliere dei tupamaros, la dittatura militare comminò undici anni di carcere. Stagioni che non lo hanno indirizzato verso qualche autoritarismo – siamo in Sudamerica – ma che volle superare in quanto “non posso coltivare l’odio”.
  Pepe non s’è fermato alle rinunce. L’interruzione di gravidanza in Uruguay non è più un reato. In nome della lotta al narcotraffico ha liberalizzato le droghe leggere, non prima di averne sconsigliato l’uso. Gli omosessuali hanno ottenuto i diritti richiesti, matrimonio compreso. A chi contestava quest’ultimi provvedimenti, infastidito più dall’ipocrisia che dalle posizioni di retroguardia, con toni da pater familias rispondeva: “Per favore, smettiamo di torturarli inutilmente. Prendete atto dei fatti”. Pur non amandolo, aveva accettato il capitalismo – il meno peggio dei modelli. L’Economist, che sapete come la pensa, alla fine del mandato lodò il suo governo.
 Nei momenti di pausa, avendo superato gli ottanta, come un amorevole zio dispensa qualche consiglio. Eccone alcuni. La libertà è importante, è garanzia di pensiero diverso: se fossimo d’accordo su tutto non sarebbe necessaria. Trovate il tempo per essere felici, curate le amicizie, rimanete sobri e umili. Diffidate delle dipendenze: l’unica da salvare è l’amore. 
  Una bella sorpresa, vederlo nella nostra città. Bienvenido a Mantova, senor Mujica.
  

Lorenzo Vigna
Commenti