Cronaca
Generazione Z
Alcolismo e depressione, il nuovo male di vivere
pubblicato il 10 agosto 2018 alle ore 15:47
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Alcolismo e depressione, il nuovo male di vivere

Mantova  Urlava contro i genitori e non è bastato chiudere la porta di uno dei corridoi del pronto soccorso per arginare tutta quella rabbia. Alla fine i medici del reparto hanno deciso di ricoverarla in psichiatria. Quello di ieri mattina è l’ultimo episodio di disagio che vede coinvolto un minorenne. Ogni settimana dal Carlo Poma transitano almeno una decina di casi simili, spiegano in reparto, lasciando intendere che si tratta solo della punta di un iceberg che pesca molto più in profondità arrivando alle soglie della pubertà, quell’età per la quale i pazienti vengono dirottati in pediatria, rimanendo quindi fuori dalle statistiche dei reparti “per adulti”. Un disagio che risulta purtroppo sempre più marcato tra i post-millennials, i ragazzini appartenenti alla cosiddetta generazione Z, nati tra la fine del secolo scorso e l’inizio degli anni 2000. Si parte dalla fascia dei 13-14enni, quella fascia d’età che negli ultimi tempi è salita agli onori della cronaca per i casi di ragazzini, e soprattutto ragazzine finite in ospedale in coma etilico. Quindi, salendo di un paio d’anni affiorano le problematiche esistenziali, il “male di vivere” diffuso nella fascia d’età dai 15 ai 18 anni, che spesso si concretizza in atti di autolesionismo. Un “male di vivere” cui molti riescono a fare fronte con l’uso (e abuso) di alcol e droghe (e qui siamo nella fascia d’età over 20). Un quadro decisamente preoccupante le cui tinte forti erano già affiorate nei giorni scorsi a proposito dei casi di abuso di alcol da parte di minorenni, in particolare femmine. La media annua per l'ospedale cittadino di casi che vengono catalogati come “intossicazione etilica” è infatti di circa 130 ricoveri. Di questi il 50% riguarda persone adulte spesso con problemi di etilismo oltre che di tossicodipendenza. L’altro 50% è invece costituito da giovani la cui età non supera i 25 anni e in maggioranza di sesso femminile. Ed è proprio guardando dentro a quella che potremmo definire “l’altra metà della bottiglia” che emerge il dato più inquietante: il trend, spiegano dall'ospedale Carlo Poma, è di una forte crescita della percentuale di casi in cui i giovani ricoverati per abuso di alcolici finiscono al pronto soccorso pediatrico. Accanto a loro in quelle stesse corsie del pronto soccorso pediatrico finiscono sempre più spesso ragazzini per atti di autolesionismo, e anche in questa categoria la quota rosa è in netta maggioranza. Arrivano in ospedale accompagnate da genitori disperati, anche nel cuore della notte, perché il disagio non conosce orari. A volte basta un sedativo, ma quasi sempre per questi casi il ricovero è inevitabile, perché il disagio non si cura con una pillola.

Carlo Doda
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