Provincia
Bongiovanni pensa il ricorso al Tar
Spiraglio per il punto nascite dell'Oglio Po
pubblicato il 8 agosto 2018 alle ore 10:22
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Spiraglio per il punto nascite dell'Oglio Po

Casalmaggiore Parlare di ottimismo per la questione punto nascite di Casalmaggiore forse è prematuro. Ma è chiaro che un lumicino di speranza si accende quando il sindaco di Casalmaggiore Filippo Bongiovanni  dichiara che il Comune è «alla finestra e stiamo valutando la possibilità di intervenire ad adiuvandum». La citazione latina racchiude l’intenzione del Comune casalasco di andare a sostegno dell’iniziativa della piccola comunità di Piario, in provincia di Bergamo, dove reparto neonatale dell’ospedale locale è finito sotto la scure della chiusura per effetto della delibera emanata dalla Regione Lombardia. La stessa delibera che interessa Casalmaggiore e l’ospedale Oglio Po e per la quale il gruppo “Amici dell’ospedale” ha già organizzato manifestazioni e raccolta di firme. Saputo infatti che la comunità bergamasca ha espresso l’intenzione di rivolgersi al Tar (Tribunale amministrativo regionale) per chiedere la sospensione della delibera contestata, il Comune di Casalmaggiore potrebbe aggregarsi e appellarsi al medesimo organismo istituzionale. Naturalmente Bongiovanni si ripromette di sentire tutti colleghi del territorio chiedendo la disponibilità degli amministratori pubblici del Casalasco e Viadanese prima di decidere di interpellare il Tar. Anche perché, come noto, tale tipo di ricorsi agli organi istituzionali ha un costo piuttosto elevato  senza la garanzia di un immediato accoglimento. Ai ricorrenti del comune bergamasco si sono aggiunti altri 24 comuni della Val Seriana, facendo crescere in maniera sostanziale il numero delle famiglie coinvolte nella delicata questione. Va sottolineato che il paese in questione sorge in una zona disagevole  con tragitti montani lunghi e tortuosi con tempi lunghi prima di arrivare ad una struttura sanitaria in grado di assistere una partoriente. Per Casalmaggiore i criteri di valutazione che hanno spinto alla decisione di chiusura, oltre a quelli del numero al di sotto dei 500 parti in un anno, erano invece quelli della distanza dagli ospedali di Mantova, Parma e in ultimo di Asola, dove il punto nascite continua l’attività. Le distanze e i tempi tuttavia erano stati calcolati in maniera non precisa e senza tenere conto ad esempio  di come oggi raggiungere Parma, per i casalaschi sia  molto problematico in conseguenza del blocco del traffico sul ponte sul fiume Po. Anche la questione del viadotto bloccato ormai da un anno e per la cui riapertura occorrerà, ottimisticamente, attendere altri dodici mesi, sta martoriando la pazienza della popolazione che  si sfoga manifestando in modo in fin dei conti anche ironico, con iniziative come la posa di una bara con i lumini, la lapide e ultimamente i due pupazzi raffiguranti i due personaggi di Samuel Beckett con accanto la scritta “Aspettando Godot” riferendosi alla vana attesa di qualcuno che non arriva mai.
 

r.p.
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