Cronaca
Votazioni a confronto
Sindaci con meno preferenze del “Sì”
pubblicato il 25 ottobre 2017 alle ore 12:10
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Sindaci con meno preferenze del “Sì”

Mantova I vertici della Regione parlano di un grande successo. La segretaria mantovana dei democratici Antonella Forattini parla di flop. Due modi diversi di leggere i numeri del referendum consultivo di domenica mirato a tastare gli umori del popolo lombardo circa le richieste di maggiore autonomia rivolte dalla Lombardia al governo di Roma. E che la politica ci avesse abituati a considerare vincitori anche gli sconfitti, è ben vero. Ma i numeri, quelli difficilmente possono essere controvertiti. Se da un lato è vero che le percentuali di votanti denunciano un gap negativo sul totale della popolazione regionale, diventa altrettanto innegabile che il numero dei votanti attesta l’assoluta attendibilità del voto lombardo. Viceversa, laddove non fosse legittimo credere che gli oltre 3 milioni di cittadini recatisi ai seggi per esprimere plebiscitariamente col “sì” la volontà di autonomia (95,29%), diventerebbe altrettanto illegittimo considerare “sindaci” tutti i 9 primi cittadini eletti dal centrosinistra nei capoluoghi di provincia della Lombardia. Alla prova dei cittadini elettori, nessun sindaco in carica del centrosinistra ha messo insieme al ballottaggio gli stessi voti del “sì” referendario. A partire proprio dal sindaco di Mantova Mattia Palazzi, che nel 2015 è stato eletto in via Roma con quasi 10mila voti, mentre al referendum il voto referendario è stato espresso (con la quasi totalità dei “sì”) da oltre 11mila. Stesso ragionamento si può spendere parallelamente su tutti i suoi colleghi lombardi.

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