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Aveva 80 anni
Morto "Cicci" Ossola, giocò nell'ultimo Mantova promosso in A
pubblicato il 10 luglio 2018 alle ore 17:54
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Luigi Ossola

Mantova I più giovani forse non sanno che c’è stato un periodo in cui, sentendo il numero tre, la mente non pensava a un gestore telefonico. Era più facile che lo collegasse a un preciso tipo di calciatore, il terzino sinistro. Parliamo di uno dei ruoli più celebrati, specie da quando l’evoluzione tattica gli aveva concesso di partecipare alle trame offensive. Numero tre e terzino sinistro erano come paguro e conchiglia: un’unica cosa. E difficile era pensare di separarlo dall’altro terzino, il destro, anche se raramente partecipavano alla stessa azione. Quando la coppia era stabile, i due diventavano come gemelli. Prima che in campo, la saldatura era annunciata nell’etere. La formazione uscita dagli altoparlanti non era mai, infatti, una fredda sequela di nomi. Assomigliava più a un bolero. Scandito in quattro parti dalle pause, portiere-terzini-mediana-attacco, una spruzzata di enfasi, alla fine gli undici nomi diventavano versi.    La più acclamata di queste coppie - ma forse è una questione di età - era quella formata da Burgnich e Facchetti. Un’altra coppia che non si dimentica presenta i nomi di Gentile e Cabrini. Anch’essa mondiale, anch’essa notevole. Il numero tre abbinato al ruolo di terzino sinistro durerà fino agli Novanta, ultimo esponente Paolo Maldini, forse il più completo in quel ruolo. Spostando l’obiettivo nella nostra provincia, la prima coppia di terzini che mi viene in mente rientra nella formazione che portò il Mantova in serie A. Ahimè per l’ultima volta, l’anno è il 1971, allenatore il mai abbastanza lodato Gustavo Giagnoni. I due protagonisti si chiamavano Giovanni Masiello e Luigi Ossola. Tra i pali si alternavano l’esperto Da Pozzo e il giovane Pellizzaro, ma dopo il portiere e prima di Tomeazzi Bacher Micheli, l’altoparlante del Martelli scandiva i nomi di Masiello e Ossola. Classe 1938, Ossola ci ha lasciato negli scorsi giorni. Da giocatore, era arrivato nella nostra città nel 1968. Due anni prima, il salto dal Varese alla capitale, sponda Roma, non era andato benissimo. Con la maglia biancorossa le cose erano tornate a girare. Le sue doti migliori, la continuità e la correttezza. Affidabile in campo e fuori. A fine stagione si era ritirato, tornando a vivere nella sua Varese, dove è venuto a mancare tre giorni fa. Una famiglia di sportivi, quella degli Ossola. Luigi era fratello di Aldo, famoso cestista di Varese e Nazionale italiana di basket, e di Franco, giocatore di Torino e Nazionale italiana di calcio, perito nel disastro di Superga. (L.Vigna)

Redazione Sport
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