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Il gelso caduto per il vento Ma a Trieste con la bora? Fabrizio Binacchi pro Mantova
pubblicato il 1 luglio 2018 alle ore 16:13
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Il gelso caduto per il vento Ma a Trieste con la bora? Fabrizio Binacchi pro Mantova

Mantova Toh. È caduto un altro albero, stavolta un gelso. Un tempo, specie in campagna, questa pianta della famiglia delle Moracee (da qui i frutti sono stati chiamati more anche se in verità c’è pure la razza bianca o bionda) spopolava in quantità industriale. Ora sono più rare, in particolare in città. Questo per quanto riguarda la storia del gelso, i cui frutti svolgono un’azione vaso protettrice e contengono acidi organici e glucidi. Da bimbi, si andava lungo i fossi a caccia di more; ricordiamo che una volta, sprovvisti di contenitore, avevamo riposto i frutti nella canottiera: purtroppo in quell’occasione le more erano solo nere. Insulti a non finire: capita. Ma torniamo al nostro gelso la cui caduta per fortuna non ha provocato feriti: solo danni e ingenti, alle vetture travolte dalla pianta. D’accordo, il clima non è più quello di una volta; adesso siamo ai Tropici dove temporali, rovesci d’acqua, vento impetuoso, sono all’ordine del giorno. Ecco allora la necessità di controllare le piante con maggiore attenzione: già c’era scappato il morto. La Tea sostiene che il gelso non era ammalorato e che la colpa è stata del vento forte, ma il risultato non cambia. Chiedere magari a Trieste come fanno, dal momento che la bora è abbastanza frequente. Occhio dunque.
 Peter Assmann può continuare a dirigere il complesso museale di palazzo Ducale. Si è così concluso positivamente (per lui) il tira e molla sulla legittimità di direttori stranieri per i musei italiani. D’impatto può sembrare un controsenso perchè viene più facile pensare ad un direttore italiano ma tenuto conto di quanto ha fatto Assmann per il Ducale, tutto il resto è a livello di baruffa. Siamo o non siamo in Europa? È quanto il presidente Conte ha tentato di spiegare ai membri del consiglio europeo sullo spinoso problema dei migranti. L’opposizione, ovvero il quasi defunto PD, costruisce il proprio evanescente futuro attaccando Salvini e compagni (?) che finalmente hanno dato una lustratina agli attributi e fanno sapere all’Europa che l’Italia ormai è stufa di tirare il carretto. 

Finora gli altri paesi hanno fatto orecchi da mercante, negando anche l’evidenza e soprattutto scordando che sull’esodo in massa degli africani c’è chi ha lucrato, sbandierando il tema della solidarietà. Le organizzazioni non governative (ong) sono spuntate come funghi e scorrazzano per i mari cariche di migranti veri e finti: accoglierli tutti è impossibile. Non diciamo niente di nuovo: la speranza è che qualcosa cambi. L’Italia ci sta provando.
I viandanti - sono tanti - che percorrono l’ex ostigliese, all’altezza della zona industriale ammirano quello che noi abbiamo chiamato il villaggio Antonioni-Fellini, tra incomunicabilità e onirismo. Ovvero la distesa di capannoni mai portati a termine e che dovevano costituire un punto di partenza dell’operazione porto di Valdaro. Abbiamo appreso che la zona si chiama Olmolungo, ora sotto osservazione dei sindaci di Mantova e San Giorgio che dovranno decidere di mettere mano a questa area di circa 850 ettari. Morselli presidente e sindaco conferma che la zona ha un’importante vocazione logistica ed è strategica per lo sviluppo. Fosse ancora al mondo, Romano Freddi riprenderebbe ad imprecare e a sentenziare, alla maniera di Fantozzi, che il progetto Valdaro è una cagata pazzesca e un pozzo senza fondo.
Fabrizio Binacchi (Fabin quand’era in Gazzetta negli anni ‘80) giornalista mantovano di Villa Saviola, dirige ormai da anni la sede Rai dell’Emilia. Ha un sacco di titoli - addirittura è testimone della Costituzione italiana - e in pratica svolge le funzioni di direttore d’orchestra della Rai emiliana. Ma rimane intimamente e profondamente mantovano. Gli piace scrivere e per questo, ormai da tempo, onora la Voce di Mantova con i suoi “Colpi d’occhio” del lunedì. Pezzi di costume, d’ambiente sempre di sapore virgiliano ove si tolgano i frequenti richiami al traffico stradale. Che nel nodo di Casalecchio diventa veramente gordiano. Da giornalista emerito qual’è e spesso in giro per il mondo, vive anche le piccole cose care alla gente. Nel pezzo di domenica scorsa, intitolato “Tra le Grazie e il cotechino”, ha dipinto questo splendido angolo virgiliano con sapienti pennellate. Un manifesto pubblicitario di grande e rara efficacia, un tuffo bucolico fuori dall’ansia, dai timori della vita quotidiana. Suo padre gli ha insegnato molto: nella casa di Villa Saviola  troneggiava il pianoforte, sui cui tasti Binacchi senior cercava e trovava ispirazione. Bravo Fabin: in tv si parla, spesso anche a sproposito; invece scripta manent. E regalano anche soddisfazioni.
Dall’oasi di Grazie, avanzando in direzione Mantova, i disagi sulla ciclabile che costeggia il lago Superiore. Erba a livelli da secondo piano, ad ostacolare la marcia. Per carico d’anni, ricordiamo perfettamente i tempi della Costa Brava (l’iniziativa del compianto Luigi Mora, il fotografo) quando la zona pullulava di capanni o di casot per chi era contrario ma soprattutto di gente che prendeva il sole -non diciamo che faceva il bagno anche perchè sussiste ancora il pericolo di beccare la leptospirosi- che mangiava e beveva in allegria. Poi il sindaco Burky ha smantellato tutto per dare ordine e geometria alla zona. Traguardo raggiunto all’inizio, poi è fiorita la giungla. Andiamo, è tempo di sfalci. Casuale o tentativo di allargare la Giunta in vista delle elezioni 2020? Palazzi sindaco sembra operare mosse scacchistiche: prima affitta per due anni, col ruolo di referente per le comunicazioni istituzionali, Arnaldo De Pietri. Niente da eccepire sulla professionalità dell’uomo, che da 30 anni opera nel campo della comunicazione; giova però ricordare che in passato De Pietri è stato assessore nella Giunta Sodano per poi trasmigrare nelle file PD. Niente di trascendentale: capita  anche se il momento non ci pare fra i più propizi. Non è finita, ma pure questo è un caso perchè l’interessato ha smentito che il suo ritorno abbia matrice politica. L’architetto Gianni Bombonati -è di lui che stiamo parlando- è stato infatti scelto dalla Giunta Palazzi per dare corpo alla progettazione esecutiva per la realizzazione della foresteria del campo canoa di Mantova. Bombonati nel 2010 era stato eletto nella lista civica Benedini per Mantova. Buon lavoro.

Alberto Gazzoli
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