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Un altro Banzi per Saviano?
Politica becera, senza freni. Addio a Giola, bar Roma
pubblicato il 24 giugno 2018 alle ore 20:53
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Fausto Banzi

Mantova Politica sempre in primo piano -Trump impone dazi a tutti gli altri Paesi- e a livello italico sempre più aspra, cattiva. L'opposizione, in particolare il PD che Martina sta tentando di resuscitare, dopo che 5 stelle e Lega sono saliti sulla tolda di comando, ha colto la palla al balzo e spara bordate quasi da  codice penale. Martina sembra una zanzara: i suoi aculei velenosi sono costretti a fare gli straordinari. Roberto Saviano -francamente non lo ricordavamo- cittadino onorario di Mantova (ci sarà qualcuno a livello di Banzi con Benito, che voglia chiedere la cancellazione?) se la prende con Salvini che definisce "buffone malavitoso". Dalle nostre parti, si dice che è come invitar n'oc a bevar: il ministro, che ha frequentato saltuariamente la scuola di mons. Della Casa, ha risposto da par suo, improvvisandosi pure esperto di vaccini, dieci dei quali, a suo dire, sono dannosi per i bimbi.
Un autentico putiferio, aggravato dal fatto che Salvini, a voce alta e con regolare continuità, espone il suo pensiero -che poi è quello, per la stragrande maggioranza degli italiani, (ma guai a farsi sentire) sull'accoglienza ai migranti. Pensiero che trova l'approvazione di Vittorio Feltri, bergamasco doc e che corre da indipendente. Tornando al vilipendio fra onorevoli, non è nemmeno il caso di stupirsi: in politica (e in televisione) tutto è consentito. Evidentemente dare del buffone ad un ministro della Repubblica, è normale. Lo ha affermato anche il presidente francese Macron, quello di liberté, ègalité, fraternité e chi più ne ha più ne metta. Pronta la risposta del ministro: Macron è un signorino che eccede nello champagne. Che dipenda dall'esclusione dell'Italia ai mondiali in corso di svolgimento in Russia? I cittadini, non potendo discutere di calcio, hanno riversato le loro attenzioni sulla politica, dove ormai tutto è lecito. Non c'è nemmeno il pericolo di beccarsi una querela: chi è senza peccato, scagli la prima pietra.
Parliamo per esperienze passate: quando si scrive di calcio, bisogna andare coi piedi di piombo. Specie in una città minuscola come la nostra - a proposito, dopo il comitato del sì alla Grande Mantova, ecco pronta la risposta del comitato del no -. Insomma, chi ben comincia... ecco perchè Mantova non ha perso, e mai la perderà,  l'etichetta di "bella addormentata". Parva, sed apta mihi. Si va sulla luna, su Marte: dopo il passaggio a livello dello stadio, siamo già nel comune di Borgo Virgilio. Ma torniamo al calcio: il cronista deve sempre sostenere la società anche quando la stessa si complica la vita con scelte contradditorie (vedi Dana-Setti). I giocatori sono intoccabili o quasi, idem il mister, perchè la frangia più vivace dei tifosi si è arrogata il diritto-dovere di incitarli ma anche di insultarli e di invitarli a cambiare mestiere. In politica invece è tutt'altra musica: testa a testa furiosi, invettive, parolacce, offese. Scordando che se è vero che la palla è rotonda e che rotola -il brocco che ha fatto niente per 90' e nei minuti di recupero realizza il gol vincente si trasforma in idolo- la politica invece dovrebbe tutelare il paese Italia. Composto da circa 60 milioni di cittadini, migranti compresi, che hanno il diritto di vivere dignitosamente, rispettando le regole, gli usi e i costumi vigenti in Italia.
Abbiamo perso per strada un altro amico, ma soprattutto un personaggio che negli anni tra l’’80 e il novanta, con la sua attività, ha caratterizzato Mantova. Franceschino Giola, sardo, come i fratelli Peppino, Luigi e la sorella Giovanna coi quali ha condiviso la conduzione del bar Roma, nell’omonima via, è morto qualche giorno fa all’età di 77 anni. L’apericena era un termine allora sconosciuto ma non in via Roma dove, soprattutto dalle 19 in poi (frequenti comunque anche gli appuntamenti a mezzogiorno) si celebrava il rito dell’aperitivo con stuzzichini. Robusti, tenuto conto che all’ingresso del bar troneggiava una mortadella di dimensioni mostruose, lasciata all’ amorevole taglio inaugurale di Tullo Pezzo, maestro di cerimonia e non solo. Clienti affezionati, il maresciallo dei carabinieri Monaco, l’avv. Frezza, esperto di bocconcini confezionati da Giovanna e tanti altri che contribuivano ad animare il bar, decisamente il più frequentato dai mantovani e non.
Imbarazzo della scelta per i vini che arrivavano, inutile sottolinearlo, come del resto altri prodotti,  dalla terra madre, ovvero la Sardegna: Vermentino, Monica, Nuragus, Carignano, Cannonau. Una festa per gli occhi e per il palato. Poi Luigi si è trasferito in Francia dove si è sposato, ma Francesco e Peppino hanno continuato ancora per anni, fino a che si sono ritirati per trasferirsi a Cerese con un’attività di import. Purtroppo, nei primi giorni della settimana, Francesco se n’è andato, come detto, all’età di 77 anni. Lascia tanti amici che ora lo piangono  ricordandolo con affetto.
Aspetta e spera. I 16 milioni di euro stanziati per la bonifica dei laghi, finora non sono arrivati a destinazione. Ci vuole l’ok da Milano. Allora eravamo in febbraio: d’accordo, la linea Milano-Mantova è lenta, pionieristica e i ritardi sono all’ordine del giorno, tuttavia siamo a fine giugno. Fa caldo, i laghi cominciano a puzzare, la bonifica si impone: non sarebbe il caso di suonare la sveglia? Confidiamo.

 

Alberto Gazzoli
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