Provincia
La denuncia arriva dal Movimento animalista di Mantova
Animali maltrattati, allevamento sotto accusa
pubblicato il 7 settembre 2017 alle ore 13:56
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Animali maltrattati, allevamento sotto accusa

Basso Mantovano Un allevamento di animali di piccola taglia e  di uccelli sotto accusa: cani tenuti in anguste gabbie, alcune appese addirittura al muro come quelle degli uccelli, in ambienti malsani e in un edificio fatiscente. E’ questa la denuncia fatta dal Movimento animalista mantovano nei confronti di un allevamento del Basso Mantovano. A onor del vero la sopracitata attività commerciale era già salita agli onori della cronaca qualche anno fa, di lui si era occupato infatti lo zoologo   Edoardo Stoppa  all’interno di Striscia la notizia  e anche il Movimento Cinque Stelle grazie all’interessamento dell’onorevole  Paolo Bernini . Nonostante ciò, però, pare che le condizioni dei questi animali non siano migliorare anzi, se possibile, peggiorate tanto da spingere il Movimento a fare un esposto al direttore dell’Ats di competenza.  
«Il 7 agosto io e la mi vice coordinatrice ci siamo recate, dopo numerose segnalazioni anonime, nei presso dell’allevamento in questione - ha dichiarato  Elena Arcese  -   la coordinatrice responsabile del Movimento animalista di Mantova e delle Guardie Ecozoofile Earth -. Tramite, poi, apparecchi ottici e fotografici sofisticati abbiamo verificato lo stato di assoluto inadeguamento e illegalità degli ambienti in cui vengono allevati e detenuti numerosi cani di piccola taglia e uccelli. Alcuni di questi cagnolini, in tutto sono circa 200 esemplari,  sono tenuti  in gabbie anguste e addirittura appese alle pareti,  e  anche i pennuti, decine e decine, sono rinchiuse in altre gabbie sporche e a al buio. Per non parlare, poi, dell’edificio utilizzato per l’allevamento. Fatiscente e ovviamente non adeguato. Per non parlare dell’esterno, maltenuto e pieno di erbacce. Visto, quindi, il perpetrarsi negli anni di tale situazione di assoluto degrado e maltrattamento degli animali mi sono recata dalle autorità politico amministrative del luogo ad informarmi per quale motivo non si fosse ancora proceduto alla chiusura di tale attività commerciale dato che sono a conoscenza dell’esistenza di verbali redatti dalla stessa Ats nei quali si chiedeva,  tra le altre cose, la riduzione dei cani da 200 a 80 (riduzione non osservata) - prosegue  l’Arese -. Le autorità con cui ho parlato mi hanno risposto che non avevano nessuna intenzione di intervenire in quanto il titolare dell’attività è anziano e la vendita dei cani è l’unica fonte di reddito e pertanto si trattava di un “caso umano”. Nell’occasione ho fatto presente che in quanto animalista per me era fondamentale il benessere delle bestiolle mentre dei casi umani devono occuparsi i servizi sociali gestiti dalla stessa autorità e per questo non vedevo motivazione valida nel continuare a sostenere tale situazione antigiuridica a danno degli animali. Per tutto questo e considerando che quello che ho denunciato è anche una comunicazione di notizia di reato, ho chiesto all’Ats di procedere a livello giuridico e penale».

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