Provincia
Le gente ai manifestanti: "Non mollate!"
Presidio a Roncolevà: sono passati due mesi
pubblicato il 4 settembre 2017 alle ore 19:25
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Presidio a Roncolevà: sono passati due mesi

Roncolevà  Auto e camion che sfrecciano e suonano i clacson in segno di solidarietà verso i cittadini che da due mesi presidiano il territorio con gazebo e tende. Qualcuno rallenta e tira giù il finestrino: «Siete tutti noi. Non mollate!». Due mesi di presidio, due mesi di lotta verso un Governo che finge di non vedere che l’Italia sta esplodendo a causa di un’immigrazione incontrollata e, come dimostrano i recenti fatti di cronaca, sempre più violenta. Rivolte ovunque, ma ancora non si vede una svolta sebbene il nuovo inquilino del Viminale, Marco Minniti, sia meglio del suo predecessore. Ne sanno qualcosa a Roncolevà, piccola borgata con meno di 700 abitanti incastrata tra gli abitati di Castelbelforte e Trevenzuolo sulla provinciale che porta a Mantova. Che dall’oggi al domani si è trovata a dover ospitare sul proprio territorio una quarantina di profughi. Un film già visto, frutto dei soliti accordi tra prefettura, cooperative - in questo caso la “Versoprobo” di Vercelli (già nota alle cronache per presunti sotterfugi finalizzati allo sfruttamento della manodopera di migranti a basso prezzo, spacciandola per volontariato) - e privati. Gli africani sono alloggiati in una villa a due piani che un residente aveva venduto alla cooperativa piemontese per 160mila euro. Mica bruscolini. Alla piccola festa organizzata al presidio per rendere omaggio a quei cittadini che da sessanta giorni ininterrotti si danno il turno per controllare il via vai davanti al centro di accoglienza la gente si abbraccia. Arrivano anche i ragazzi del Comitato apartitico Verona ai Veronesi, impegnati su più fronti a contrastare chi lucra sulla testa dei disperati scaricando poi i problemi alle comunità locali. Il suo portavoce, Alessandro Rancani, prende il megafono e chiede un applauso per gli abitanti di Roncolevà. Poi il breve comizio, dove non viene risparmiato nessuno: «Decine di presidi come questo stanno nascendo dappertutto, ma pochi ne parlano. La gente è esasperata, ha capito che siamo in un regime che ci fa sentire stranieri in casa nostra. Non può continuare a subire questa situazione».  I volontari del presidio permanente intanto cominciano a distribuire risotto e salame agli intervenuti, alcuni si fermano per un saluto veloce, incoraggiando chi protesta ad andare avanti. Molti arrivano anche dal vicino mantovano: dalla città, da Roverbella, Porto Mantovano, Castelbelforte, Castel d’Ario e Villimpenta. Prima di congedarsi, una ventina di giovani si porta sul ciglio della strada e srotola uno striscione gigante rivolto alla villa dove alloggiano i profughi e i responsabili della cooperativa. «Il jackpot è arrivato: 77.256 euro», la scritta apparsa sulla lunga tela in plastica, ossia la somma che la coop Versoprobo avrebbe incassato nei primi due mesi di gestione dei migranti. Del resto è risaputo che i bilanci di queste cooperative sociali ruotano intorno agli enormi interessi legati all’accoglienza.  (mavin)

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