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Tra demonio e santità - Il concerto di Villafranca
Diavolo d'un Reverendo. La messa rock di Marilyn Manson
pubblicato il 28 luglio 2017 alle ore 18:15
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Diavolo d'un Reverendo. La messa rock di Marilyn Manson

Villafranca (Vr) Chi si aspettava una messa satanica è rimasto doppiamente deluso, perché il concerto dell’altra sera di Marilyn Manson nel castello di Villafranca al posto di un sabba si è assistito a un miracolo: quello di una band heavy metal nella media (tra l'altro senza un chitarrista degno di questo nome), con un cantante nella media, che nonostante il passare del tempo riesce a mantenersi sulla cresta dell’onda del successo. Quello di Manson e soci è un rock vagamente industriale da fine millennio che resiste anche nel nuovo millennio con una spruzzata di satanismo all’acqua di rose che diverte i tanti e scandalizza i pochi. Così mentre nella chiesa del priorato di San Marco i fedeli della Luce di Maria recitavano la preghiera riparatoria con la benedizione del vescovo di Verona e l’assenso di Forza Nuova, il “reverendo”, come si fa chiamare dai suoi fan, andava in scena con un concerto tutto esaurito che ha raccolto un folto pubblico di aficionados tra i quali è stato avvistato anche Raffaele Sollecito, sì proprio lui, l’ex di Amanda Knox, processato e infine assolto per l’omicidio di Meredith Kercher. Un’altra storia e un’altra città. A Villafranca il pubblico, con diversa gente in maschera, si è rivelato tanto tranquillo quanto innocuo a dispetto dello spiegamento di forze dell’ordine fuori e dentro il castello. Suggestiva la location per Marilyn Manson: un maniero per il “reverendo” del diavolo che in questo tour ha però messo un po’ da parte gli effetti speciali per focalizzare il live act sulla musica. Non a caso i momenti più spettacolari sono stati quelli pre-concerto, quando da dietro il sipario nero filtravano fumogeni e luci rosse mentre le casse diffondevano musica infernali. Quindi le luci che si spengono, parte The end dei Doors e inizia quella che dovrebbe essere un’apocalisse rock’n’roll. Revelation #12 è uno dei tanti richiami ai Beatles satanici di cui è costellato l’intero concerto, durante il quale Manson abbozza una cover di Revolution 1 firmata Lennon-McCartney. Pubblico entusiasta a incitare il Reverendo che ci mette un po’ a carburare. La voce a tratti è stentorea per non dire stonata, poi trova la misura giusta e arrivano belle versioni di classici come The dope show e Sweet dreams (are made of this). Il concerto finalmente decolla, il pubblico acclama Manson, alcune ragazze si tolgono i reggiseni su esplicito invito del Reverendo che bontà sua ne accoglie anche un paio sul palco. Finale a tutto rock’n’roll con un classico come The beautiful people, la nuovissima Say10 (stessa pronuncia di Satan, perché bisogna pur campare), la conclusiva Coma White in abito cardinalizio e buonanotte a tutti. Un’ora e mezza di messa rock, pause comprese, piuttosto frequenti e a volte fin troppo lunghe… Diavolo d’un Reverendo.

Carlo Doda
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