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Intanto 70 associazioni umanitarie denunciano il presunto comportamento dei manifestanti
Roncolevà: i residenti contro le coop
pubblicato il 14 luglio 2017 alle ore 14:00
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Roncolevà: i residenti contro le coop

Roncolevà/Castelbelforte  Roncoleva’ / castelbelforte Non si attenua l’indignazione dei residenti di Roncolevà per l’arrivo di 40 profughi nella villa che affianca la “Squassabia Arredamenti”, quella posto sulla strada provinciale per Mantova ceduta nelle scorse settimane da un privato alla cooperativa “Versoprobo” di Vercelli. Ed è verso i referenti di questa società che la piccola comunità di confine punta nuovamente il dito. Lo sdegno generale è cresciuto dopo che alcuni organi di stampa nazionali hanno svelato i fatturati da “multinazionali” di queste cooperative dalle uova d’oro. Il motto dalla Versoprobo è già indicativo: puntare su «strutture che possano ospitare numeri considerevoli di persone» rivolgendosi a più regioni. Traduzione: chi più profughi ha, più ne prenda. Solo nel 2016 la cooperativa sociale presieduta da  Islao Patriarca , già capo dei giovani piddini vercellesi, s’era accaparrata appalti non solo in Piemonte e in Lombardia, ma anche a Palermo. Gli importi? Giudicate voi: 1,1 milioni a Torino, 1,6 milioni ad Alessandria, 668mila euro a Novara, 444 mila euro a Varese, e così via.   «Roncolevà», disse il presidente della Versoprobo dopo aveva acquistato dal signor  Renzo Sartori  la villa dove alloggiano i profughi «è il primo centro che apriamo nel veronese». Immediata era stata la replica dei cittadini scesi in piazza: «Tornatevene pure in Piemonte». Nella notte del 30 giugno alcuni cittadini in preda all’esasperazione lanciarono dei sassi contro l’auto di Patriarca, mandando in frantumi i cristalli. Una serata di tensione, cui seguì una mobilitazione di massa che portò nella borgata oltre 500 persone. Frattanto alcuni portavoce di una settantina di associazioni vicine sinistra che operano nel sociale con in testa  don Giuseppe Mirandola  del Centro Missionario Diocesano,  Carlo Melegari  del Cestim e  Mao Valpiana  del Movimento Nonviolento hanno denunciato il presunto comportamento sopra le righe di alcuni manifestanti. I quali hanno reagito con stupore e rabbia: «Non provino a farci passare per quello che non siamo. Siamo qui per difendere i nostri diritti e la nostra comunità da affaristi senza scrupoli che usano i disperati solo per riempirsi le tasche con il benestare dello Stato». E anche sulle accuse di aver rivolto epiteti offensivi agli africani, i manifestanti non indietreggiano: «Ora tireranno fuori la solita tiritera del razzismo, ma perché non dicono che due di loro avevano rivolto il dito medio a chi manifestava e che altri provocano dalle finestre i passanti?». E al richiamo, sempre da parte delle associazioni pro-accoglienza, a fare rientrare il dibattito sui temi dell’immigrazione nell’«alveo del confronto e della democrazia», la replica dei cittadini è stata altrettanto lapidaria: «Perché, c’è stato un dibattito quando in piena notte hanno deciso di portare qui quelle persone? Oppure: c’è mai stato un confronto con la Prefettura? Chiamiamole con il loro nome: imposizioni calate dall’alto, frutto degli sciagurati accordi di Renzi e Alfano con l’Unione Europea». Che, come hanno confermato gli ex ministri  Emma Bonino  e  Mario Mauro , hanno voluto svendere l’Italia in cambio di più soldi (spesso spesi per mance elettorali e iniziative di dubbio impatto sulla crescita) a patto che la patata bollente degli sbarchi restasse nelle mani della sola Italia. (m.v.)

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