Provincia
La battaglia di Viadana
Guerra tra poveri davanti a Composad. Scontri, lacrimogeni e feriti
pubblicato il 26 giugno 2017 alle ore 23:11
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Guerra tra poveri davanti a Composad. Scontri, lacrimogeni e feriti

Viadana Una guerra tra poveri quella scoppiata nella giornata di lunedì 26 giugno davanti ai cancelli della Composad di Viadana. Una guerra che, come si temeva, è arrivata a contrapporre gli ex iscritti a Viadana Facchini contro i lavoratori diretti della Composad. Nel pomeriggio un nutritissimo gruppo di questi ultimi ha marciato  verso la zona dove dalla mattinata sostavano i lavoratori indiani che già avevano subito un tentativo di sgombero da parte della Polizia. Poco dopo le 14 una decina di poliziotti in assetto anti-sommossa  ha cercato di liberare l’ingresso della fabbrica. C’è stato un corpo a corpo molto duro. Il primo di una serie culminata con lancio di lacrimogeni e una decima di feriti. Infatti dopo circa tre ore di relativa calma con qualche  grido di incoraggiamento verso i sette lavoratori saliti nottetempo sul tetto della  fabbrica per rendere ancora piu plateale la protesta, è arrivato il prgio di un pomeriggio di un giorno cani. L'avvisaglia che qualcos’altro di grave stava per succedere  si è avuta quando il blindato della Polizia si è spostato sull'altro lato della strada, bloccando anche con auto civili la direzione opposta. Era il segnale che stavano arrivando i lavoratori diretti della Composad: operai e impiegati con in testa il presidente del Gruppo Alessandro Saviola che avevano marciato da viale Lombardia fino alla sede di Composad, in segno di solidarietà nei confronti dei colleghi Composad presi d'ostaggio dai manifestanti. Al grido di “legalità, legalità, hanno marciato sino a quando Polizia e Carabinieri hanno formato uno sbarramento umano. Intenzione dei lavoratori era quella di liberare il cancello sostituendosi  alle Forze dell’Ordine. A quel punto i celerini, indossati ancora una volta caschi e scudi hanno fermato il corteo arrivando a nuovi scontri fisici. Nel parapiglia c’è stato qualche contuso  ma, soprattutto,  molti si sono sentiti male per i lacrimogeni lanciati per disperdere la folla. Un paio di dirigenti Composad sono risusciti a passare, pur con gli occhi arrossati per l’acre fumo, arrivando al cancello per cercare di aprirlo ed entrare in casa propria, come hanno ripetuto sino a perdere la voce. Dall’interno altri dipendenti con le guardie giurate hanno formato un cordone umano pronti a scattare versi gli indiani che sono rimasti fermi, invitati alla calma dai tre rappresentanti dell’Adl Cobas. Il timore dei dirigenti, espresso al capo della Polizia, era che questi blocchi potessero ripetersi anche il mattino dopo esprimendo anche preoccupazione per ulteriori problemi durante la notte.

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