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Caotic Age - The Bastard sons of Dioniso
Quei bastardi dei figli di Dioniso
pubblicato il 26 giugno 2017 alle ore 17:37
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Quei bastardi dei figli di Dioniso

Mantova Sarà stata la partecipazione a X Factor nell’ormai lontano 2009, ma anche una fama che è via via cresciuta a forza di concerti in giro un po’ dappertutto; fatto sta che l’altra sera The Bastard Sons of Dioniso hanno tenuto il pubblico del Caotic Age in piedi fino a tarda ora venerdì scorso. Alla fine saranno rimaste trentatre persone ad ascoltare i tre trentini (il gioco di parole ce lo facciamo stare, ndr) fino alla fine del loro set. Esattamente: trentatre per arrotondamento, che non sono pochi per i festival di musica alternativa di questi tempi, regola cui il vecchio Caotic Age di San Biagio (la prima edizione è del 1999) non  sfugge; ai quali aggiungere un centinaio di persone, parte delle quali in piedi nella zona bar dove si sorseggiava birra e altro (spettatori distratti) sedute ai tavoli intente a mangiare, bere e conversare (spettatori molto distratti). Tipico delle rassegne con ingresso libero. Ai trentatre sotto il palco non è sfuggito il tentativo dei tre trentini di diventare grandi. Non nel senso di grande gruppo ma semmai adulti. I nostri ci provano ormai da un po’, più o meno da quel 2009 di X Factor, quando cominciarono a cantare in italiano abbandonando gradualmente il primo repertorio quello fatto di brani con testi in  inglese, che però restano ancora una presenza massiccia nella scaletta della band della Valsugana. Il nuovo singolo presentato l’altra sera a San Biagio, Non farsi domande, prosegue su questo percorso di crescita del gruppo, che resta The Bastard Sons of Dioniso ma che tende a essere qualcosa come I Figli Bastardi di Dioniso quando magari converrebbe fare i Padri bastardi o meno.Così sotto le trame dei nuovi pezzi affiora il caro vecchio grunge degli esordi, appena appena mascherato da qualche base preregistrata mandata dal mixer, segno di un lavoro di produzione più accurato con il passare del tempo, come è del resto più che normale che sia, che però finisce per trasformare i tre bastardi trentini in una sorta di boy band vagamente alternativa.La differenza salta all’occhio e all’orecchio quando i tre propongono un set acustico di vecchi pezzi, forse ingenui ma decisamente più incisivi e soprattutto divertenti; quando la boy band alternativa che sarà aveva ancora voglia di prendersi in giro magari per diventare grande davvero. 

Carlo Doda
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