Rubriche
Editoriale
La porta, 2 corazzieri e il nuovo che avanza
pubblicato il 2 giugno 2018 alle ore 09:42
immagine
La porta, 2 corazzieri e il nuovo che avanza

Non sappiamo se si possa già parlare di Terza Repubblica, perché lo scopriremo solo nei mesi a venire, ma una cosa è certa: il cambiamento, quello vero, è iniziato. Per anni abbiamo visto all’opera il malefico neo-veterocomunismo (perdonate l’ossimoro) con cui i pinocchietti sinistrorsi hanno letteralmente devastato il Belpaese con la loro supina sudditanza all’asse franco-tedesco. Hanno svenduto allo straniero alcune fondamentali aziende nazionali e perorato (in cambio di qualche piccola elemosina finanziaria europea) l’invasione di milioni di clandestini, finti profughi, dall’Africa islamica all’Italia, distruggendo così la nostra sicurezza sociale con quelle famose "risorse" che ora verranno finalmente rispedite a casa loro. Il vento politico adesso è completamente cambiato e soffia con forza sulle vele dell’innovazione e delle reali riforme.

Nelle ultime settimane, in particolare nei giorni scorsi, ne abbiamo viste di tutti i colori: l’incarico di premier incredibilmente negato a Matteo Salvini, nonostante fosse la punta di diamante della coalizione di centrodestra che ha vinto le elezioni del 4 marzo; un palese e, a mio avviso, maldestro tentativo di restaurazione del passato attraverso uno pseudo esecutivo di sinistra (nato già morto) con Carlo Cottarelli che si è silenziosamente prestato a una pantomima; e infine la sotterranea battaglia, combattuta fino all’ultimo minuto, tra l’evidente ritrosia di Mattarella verso il cambiamento e il prorompente entusiasmo dell’inedito duo Di Maio/Salvini che alla fine ha vinto la guerra anti-sistema e ha costruito il "rivoluzionario" governo giallo-verde.

In questa cruenta battaglia politico/istituzionale vi sono stati vincitori e sconfitti, virtuali morti e feriti, "rosiconi" sbavanti rabbia e il popolo sovrano che è riuscito a imporre il proprio volere. Vediamo di elencare i protagonisti e gli antagonisti di questo emozionante lungometraggio. Tra tutti giganteggia una figura politica che ha stravinto su ogni fronte: il leader leghista Matteo Salvini che è arrivato al successo con intelligenza, astuzia, pazienza, lucidità, strategia e tattiche sempre adeguate, degne di un eccellente e illuminato moderno statista. Ha letteralmente troneggiato, sovrastando chiunque altro per statura e lungimiranza. Ha ottenuto la premiership per il prof. Giuseppe Conte, l’agognato Ministero dell’Interno per sé e la presenza massiccia di suoi uomini nell’Esecutivo di Palazzo Chigi, tra cui persino due illustri economisti "euroscettici": i professori Paolo Savona, proprio agli Affari Europei, e Giovanni Tria (da indiscrezioni accreditate, indicato dallo stesso Savona) all’Economia e Finanze. Uno strike da indiscusso campione mondiale.

Luigi Di Maio ha commesso qualche errore dovuto all’inesperienza e alla giovane età (ha solo 31 anni) ma con l’agilità della sua notevole dialettica, le convinzioni granitiche e con qualche salto (che avrebbe potuto rivelarsi mortale) sul trapezio di un vetusto sistema istituzionale (è passato in poche ore dalla minaccia di "impeachment" a calorose strette di mano con l’inquilino del Quirinale) alla fine l’ha spuntata: il Movimento 5 Stelle è ora saldamente al governo, di cui è "azionista politico" al 50% con Salvini.

E Sergio Mattarella? Un colpo di mano tentato dal Capo di Stato ha una definizione ben precisa (l’Italia è una Repubblica parlamentare, non presidenziale) ma considerando che il duro "agone" si è poi concluso a tarallucci e vino, lasciamo che la Festa odierna stenda un velo su ciò a cui abbiamo assistito nei giorni scorsi e, sublimati dal coro dei "volemose bene", pensiamo solo ai doverosi e immortali onori di Patria, nonché alla ritrovata conciliazione nazionale.

Non abbiamo ancora parlato degli sconfitti. Vediamo un po’: c’era una volta il Pd… una storia a lieto fine per Noi, ma con un tragico epilogo per Loro. Poveri neo-veterocomunisti; solo il marchese del Grillo avrebbe l’esatta definizione per dipingerne il presente e il prossimo futuro. A loro scelta, possono comunque sempre emigrare nell’amato Maghreb dove verrebbero sicuramente accolti a braccia aperte. Specialmente dopo tutto quello che hanno fatto i pinocchietti sinistrorsi e i cattocomunisti per i nordafricani in questi ultimi anni, vi sarà pur un minimo di riconoscenza da parte di quelle popolazioni, ancorché forse con modalità un po’ tribali.

Tra i feriti dobbiamo purtroppo annoverare anche partiti un tempo alleati, come i centristi moderati di Forza Italia e l’ottima destra di Giorgia Meloni. Possono "sanare" le loro attuali posizioni? Certo, occorre solo un semplicissimo gesto di buona volontà: votare la fiducia al governo giallo-verde o al limite astenersi, ma non certo esprimersi con palese contrarietà. Sarebbe il suicidio dell’attuale centrodestra e porrebbe le basi per la nascita di nuove e ben diverse coalizioni.

E i minacciosi e autocratici burocrati di Bruxelles e Strasburgo? Accipicchia, specialmente tedeschi e francesi l’hanno presa davvero molto male. Hanno cianciato su mercati finanziari che avrebbero dato una bella lezione a questo neo-esecutivo italiano, a sentir loro "populista e sovranista". In realtà verranno solo ridiscussi alcuni trattati capestro imposti dall’Europa al nostro Paese, creando così opportunità ai cittadini.

Rimane nella memoria l’immagine di due statuari corazzieri e di quella porta chiusa al Quirinale. Quanto tempo sprecato. Adesso avanti, finalmente si parte.

Marco Mantovani

Commenti