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Ocno in clinica per restauri. No di Sotheby’s all’asta del frammento del mosaico
pubblicato il 27 maggio 2018 alle ore 17:59
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Ocno in clinica per restauri. No di Sotheby’s all’asta del frammento del mosaico

Mantova Ci chiedono: pauperismo chi? Il termine è vecchio come il cucco (abbiamo un dizionario Petrocchi tascabile edito nel 1928 che alla voce pauperismo, recita Impoverimento delle moltitudini) ma è stato rilanciato da Berlusconi come atto d’accusa -pauperisti- nei confronti dei rivali politici. Il significato del termine fotografa esattamente l’attuale situazione dell’Italia. Crescono i ricchi, si moltiplicano i poveri; in assoluto non è una novità perchè il mondo ha sempre viaggiato su due binari (Caino e Abele  sono i testimonial) tuttavia il trend appare in crescita. Come sempre, ci si affida alla speranza: il nostro paese sta (forse) per avere un nuovo governo, guidato dai gemelli diversi Di Maio e Salvini, giovani e rampanti: cambierà qualcosa? Domanda insidiosa: non sarebbe il caso di porne un’altra? Viviamo in Italia, siamo travolti da quanto si legge sui quotidiani e si sente in tv: teniamoci attaccati e rifugiamoci nell’adagio “gente giovane, il ciel l’aiuta”. Il passato l’abbiamo già conosciuto e subìto; oltretutto la speranza è in apparenza un sentimento gratuito. Vedremo.
In settimana abbiamo partecipato la scomparsa di Ocno, il re delle paludi del lago Inferiore, lui sì vittima del pauperismo che ne ha minato in profondità il fisico. Piaghe purulente, cali di pressione, asma bronchiale: necessità urgente di ricovero in clinica specializzata per tentare un recupero che appare difficoltoso. Anche perchè, chi non se ne intende, si chiede “cui prodest”, ovvero a chi giova? Altri soldi per le cure, ignorando la prossima destinazione d’uso. I mantovani hanno ballato, suonato e cantato, sospesi sulle acque ma ormai la ricreazione sembra volgere al termine. Fosse possibile, i caplas di Ocno andrebbero riposti nello spettacolare mausoleo di piazza Sordello, disertato dai visitatori anche perchè privo o quasi di indicazioni. Gli indigeni lo evitano perchè corre voce che parlarne porti sfiga. Può essere: di certo un frammento di mosaico romano -sarebbe interessante rivoltare piazza Sordello e dintorni per veder apparire i resti di antiche civiltà- è venuto a costare un sacco di soldi. Metterlo ora all’asta è un azzardo: persin Shotheby’s ha rifiutato la proposta del sindaco Palazzi.

Quest’ultimo si è visto allungare i tempi dell’inchiesta per abuso d’ufficio; lui si dice tranquillo e parla di richiesta abituale. Altri sei mesi dunque: sembra d’essere in Pradella. A proposito: i lavori che trasformeranno il corso in autentico boulevard, comportano la perdita di una quarantina di posti auto. E allora? A poca distanza c’è il parcheggio Mondadori che ha bisogno di incrementare gli stalli. Problema dunque risolto: c’est l’argent che fa il futuro. A proposito: chiacchierata a Tele Mantova sulle difficoltà che incontrano le società che praticano sport a far quadrare i conti. In particolare il calcio che costa un occhio della testa. Ma non per tutti. Abbiamo letto che l’ex presidente biancorosso Claudio De Sanctis, a capo della cordata dei romani, ha lasciato un paio di milioni di debito, la maggior parte dei quali per tributi non pagati all’Agenzia delle entrate. Un modo antico -l’Aciemme ne sa qualcosa- per gestire in allegria una società e una squadra di calcio.
Come uscirne? Onestamente non sappiamo rispondere: o si è danarosi (viene in mente il termine petaloso, immesso nel vocabolario e poi per fortuna dimenticato) e allo stesso tempo appassionati (vedi il signor Squinzi che ha portato e tuttora mantiene il Sassuolo in serie A), oppure la vita si complica. Anche per chi, come gli attuali dirigenti biancorossi, si muovono in economia peraltro rispettando gli impegni presi. Una gestione oculata riesce a mantenere la squadra nella categoria di appartenenza senza svenare i dirigenti ma questo fa a pugni con le ambizioni dei tifosi che dal loro punto di vista vorrebbero sempre salire di categoria. E fa anche a pugni con quello che il mitico  Decoubertin, stanco dei suoi  risultati modesti, in un atto di rivolta, mistificò, affermando che l’importante è partecipare. Scordando che nello sport esistono le classifiche: non sarà giusto, lo si ricorda all’inizio a chi si avvicina a una disciplina ma alla lunga si richiedono i risultati. Insomma, un discorso complicato, di non facile interpretazione anche se apparentemente non è così,
La serie A del Mantova porta un nome, quello dell’industriale di Quistello ma di mentalità nazional-milanese, Andrea Zenesini, arrivato in soccorso della navicella biancorossa e anche sponsor della squadra di baseball che vinse il titolo europeo con il nome di Europhon, che era appunto l’azienda del commendatore. Sette campionati di serie A; un lusso per una piccola città come la nostra, affrontare e battere squadre come Milan, Juventus, Inter e via discorrendo. Sono i miracoli che capitano anche nel calcio, ma pur sempre miracoli. C’eravamo andati vicini con Fabrizio Lori ma abbiamo trovato di fronte avversari che non indossavano le divise da calciatore. E allora il miracolo non si è ripetuto. Perchè diciamo questo? Per tranquillizzare i tifosi mantovani, straordinari soprattutto nelle avversità: il calcio va preso a piccole dosi, per evitare indigestioni.


 

 

Alberto Gazzoli
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