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Il sound delle Ferrari ha risvegliato la città
pubblicato il 20 maggio 2018 alle ore 17:19
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Il sound delle Ferrari ha risvegliato la città

Inizio settimana col botto in città: quintali di studenti provenienti da mezza Italia in libera uscita e poi mercoledì 16 maggio il passaggio delle vetture della Mille Miglia. Gli studenti in trasferta alla scoperta di Mantova non portano benefici immediati: qualche trancio di pizza, coni di gelato, minitornei di pallone in piazza e poi pedalare. C’è comunque una speranza, ovvero che qualcuno di loro, quando sarà adulto, magari sposato e con prole, si ricordi della nostra città e torni a farci visita. Un investimento a lunga scadenza, se vogliamo, ma pur sempre un investimento. Il fascino, la bellezza di Mantova lasciano tracce indelebili, anche nella mente di chi si affaccia alla vita. E ha interessi, curiosità diverse da torri, palazzi e in definitiva, storia. Il secondo tempo, alla maniera di Sorrentino, è stato più spettacolare, più roboante. Il sound di Mercedes, Porsche ma soprattutto delle Ferrari ha scosso il silenzio e la tranquillità che caratterizzano (o condannano?) da tempo immemorabile Mantova, stoltamente definita città a misura d’uomo. Forse perchè alle 19 o poco più, quando il sole va a bagnarsi nel lago Superiore, la città (leggi bar e via discorrendo) chiude bottega. E i turisti sono costretti a spostarsi sul Garda o a Verona. Un concerto per orecchie e palati di prim’ordine con direttori d’orchestra (i piloti) puntuali nell’affondare il piede sull’acceleratore e poi a rilasciarlo nelle vie più strette e soprattutto in prossimità del voltone di piazza Sordello, col risultato di ottenere crescendi da delirio, “cavatine” da brividi. La magnificenza delle vetture ha incantato i mantovani, i più datati dei quali hanno ricordato le leggendarie cavalcate della Mille Miglia vera, da corsa. Ed è riemersa, come d’incanto, la figura di Tazio Nuvolari, profeta delle due e quattro ruote. Una cosa su tutte: dopo anni di fragoroso silenzio, dovuto all’indifferenza, all’apatia di chi, in loco, doveva darsi da fare, collaborare, la manifestazione è tornata ad attraversare Mantova. Non sappiamo a chi attribuire il merito, nè ci interessa, ma la Mille Miglia senza toccare la patria del mantovano volante, è un nonsenso. La gara si svolge su percorso libero: notati parecchi ciclisti viaggiare contromano, incuranti del possibile pericolo. Eppure Palazzi aveva annunciato guerra contro coloro che prendono la vita, e la via, in senso contrario.

Mantova quasi come Roma. Un guasto alla batteria ha inchiodato per quasi un’ora un autobus Apam in corso della Libertà, causando difficoltà nella circolazione. Meno male che non ha preso fuoco. Più bravi in Giappone dove un treno è partito dalla stazione con 25 secondi d’anticipo; chi ha denunciato l’accaduto (dovrebbe chiamarsi, all’italiana, signor Precisini) ha poi ricevuto le scuse dalla direzione delle ferrovie. Ve l’immaginate se in Italia dovesse capitare una cosa del genere? Il giorno dell’accaduto verrebbe calendariato come festa nazionale: dalle nostre parti ci sono soltanto ritardi. E la tragedia è che si continua a peggiorare. La linea Mantova-Milano e ritorno è la capofila. Dovremmo, a questo punto, parlare del Governo, che ancora non c’è. Dove andremo a parare? Quelli misericordiosi, gli ottimisti ad oltranza, ricordano i tempi lunghi serviti a rimettere in piedi il governo tedesco; se l’hanno fatto loro, possiamo riuscirci anche noi. Spesso la fretta è cattiva consigliera. O no? Siamo a livelli di guardia: le morti sul lavoro ormai non si contano più; ad occhio e croce, le colpe sarebbero da dividere ma è evidente che le norme di sicurezza vengono tristemente ignorate. C’è chi si è ucciso perché disoccupato e non più in grado di mantenere la famiglia; ora, morire sul lavoro, è drammatico. Sicurezza: il Comune ha deciso di piazzare le telecamere anche ai giardini Nuvolari dove c’è il magazzino-contenitore di droga. Non basta: le telecamere andrebbero piazzate in ogni luogo, in via Matteotti, Sottoriva ma col risultato di spostare soltanto la migrazione a delinquere da un punto all’altro della città. Dubbi sul Governo ma anche in campo sportivo relativamente a Mantova: la squadra biancorossa, ha concluso malamente l’operazione recupero mentre gli Stings hanno il futuro appeso a un filo. Storia vecchia: quando l’asticella si alza, serve contante fresco e a livello industriale. Di esempi in passato ne abbiamo in grande quantità.

Cambiamo argomento. Venerdì sera a villa Eden a Bagnolo San Vito, Alessandra Micheli ha presentato il suo volume “Una storia mantovana, Alessandra racconta”. Le prodezze calcistiche prima di papà Scafa e poi del fratello Dante, punto di forza del Piccolo Brasile, poi alla Spal, alla Fiorentina e al Foggia mescolate con le vicende non sempre a lieto fine, della vita. Uno spaccato della Mantova degli anni ‘60 raccontato con amore e nostalgia dal componente più giovane della famiglia, una insegnante con la I maiuscola. A villa Eden si sono dati convegno quasi tutti i soci del Circolo La Rovere, sapientemente tenuti per mano dall’avv. Sandro Signorini che ha condotto la serata e una corposa rappresentanza del calcio biancorosso (per questo vi rimandiamo alle pagine dello sport). Ricordi, sensazioni e l’affacciarsi alla vita di una bimba, a mezzo fra affetti familiari e la sonorità delle imprese calcistiche prima del padre e poi del fratello Dante, dibattute, sviscerate e festeggiate all’interno e sulla porta del bar Scafa. Come scritto nella presentazione di Signorini, “il libro è un affresco della Mantova della nostra infanzia, descritto in modo sfumato ma efficace da Alessandra che propone la sua tematica esistenziale, quella di una bambina alla ricerca del suo mondo. Mondo che troverà, costruendolo giorno per giorno, lavorando su sè stessa”. Sullo schermo, scorrevano le immagini delle prodezze del fratello. Serata di notevole spessore, confermata dalla massiccia presenza degli amici che non hanno dimenticato Dantél, bandiera biancorossa. E amico sincero.

Alberto Gazzoli

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