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Italia a colpo d’occhio
È il tempo del federalismo?
pubblicato il 14 maggio 2018 alle ore 16:48
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È il tempo del federalismo?

I risultati di queste ultime elezioni di marzo, pensiamo noi, sono in larga parte il frutto di una reazione emotiva di collera e disillusione, oltre all’aver voluto credere, l’elettore, spesso senza una valutazione critica, a promesse proprie di bilanci che non sono certamente quelli italiani. Sta di fatto che i due partiti, Movimento 5 stelle e Lega, al lavoro per dare vita ad un governo stanno alimentando la speranza di essere in grado di far incontrare due rette parallele, tracciate dai loro comportamenti nella campagna elettorale, molto prima dell’infinito, sovvertendo, pertanto, nell’ispirazione politica il postulato della geometria euclidea. Da anni le misure di austerità (se non si disinnescherà fra capo e collo ci capiterà pure l’aumento dell’Iva) hanno colpito gli individui, le famiglie e il Paese intero, risparmiando soltanto i più fortunati. Sono anni di privazione a cui i governi del Presidente e del Pd non hanno saputo dare risposte appropriate, da qui, suppongo, il tracollo del Partito democratico alle recenti elezioni. È stato un chiaro segno della reazione del popolo italiano (dal 40% di voti a meno della metà) nei riguardi di una politica che non ha convinto nè per efficacia né per giustizia. La spesa pubblica ha continuato a crescere e parimenti il debito pubblico (l’Europa ad insistere perché lo si diminuisse).

La reazione ha portato all’eventualità che la Lega di Salvini e il Movimento 5 stelle di Di Maio riescano a formare un governo che abbia il consenso del Presidente della Repubblica e la fiducia del parlamento e sia efficace nel governare. Se come dice Di Maio “siamo la novità che cambierà l’Italia", può essere che simili affermazioni abbiano generato la speranza di tutti coloro che guardano ad una condivisione più equa degli oneri, a cominciare dalle tasse. Di fatto sono i cittadini della classe media quelli che sono costretti a pagare tutte le tasse. Sono loro che hanno sofferto in modo particolare. La proprietà immobiliare è stata tassata in maniera molto pesante. La casa non è soltanto un bene immobile, ha anche un valore simbolico: è il luogo della famiglia, dell’identità e del radicamento in un posto, in una regione, in una tradizione. Gli italiani non sono ancora cittadini del mondo, forse non lo diventeranno mai, emigrano, soprattutto i giovani, senza gioia, solo per necessità. L’evasione fiscale, perpetrata da chi ha i mezzi e la possibilità di farlo, è di entità considerevole. L’evasione fiscale e la corruzione sono i due mali che il cittadino comune spera che il possibile nuovo Governo possa eliminare. Da più parti si lanciano allarmi, oltre cinque milioni di famiglie sono al limite o sotto la soglia di povertà, la disoccupazione, soprattutto giovanile, alta e oscillante in più o in meno qualche decimo di punto, lontana, quindi, dal meritare la parola fine. Allora, nello stilare i programmi ci si ricordi soprattutto di chi soffre. La paura dell’impoverimento progressivo è ormai uno stato d’animo ampiamente diffuso. Mi viene in mente il convincimento generale espresso qualche anno fa dal presidente di Confindustria del tempo, Giorgio Squinzi: “Stiamo morendo di fisco". Professori e tecnici al governo hanno cercato di risolvere il problema della grande contraddizione italiana fra il Nord che produce ricchezza e il Sud che chiede reddito, si è finito per accentuare la vessazione del Nord caricando imprese e famiglie di tasse in percentuali che non hanno eguali in tutta Europa. Un tecnico al governo come il ministro dello Sviluppo ecomico Corrado Passera aveva dovuto ammettere: “Il federalismo non è stato realizzato, e ne avremmo invece tanto bisogno". Ciò acclarato, potremmo essere oggi ad una svolta epocale, i due “giovani leoni” della politica italiana diano la spallata al vecchio, demoliscano il sistema centralista e lo sostituiscano con quello federalista. La Lega in ciò è presente da sempre, il Movimento 5 stelle a questa, che per lui può essere una novità, potrebbe dare il suo assenso. Quindi giustizia sociale, responsabilità amministrativa, rapporto causa ed effetto con il popolo diventerebbero gli imperativi di un nuovo ed efficace modo di governare. Anche per questo avete le carte in regola per ribaltare la tendenza negativa, proponendo la difesa del Nord, e far transitare il Sud dalle necessità assistenziali allo sviluppo programmato. L’assunto dovrebbe essere: meno Stato, meno sprechi, più federalismo. Il trust di cervelli leghisti e grillini che stanno mettendo a punto il programma hanno fatto trapelare su “Il Fatto Quotidiano “il decalogo di leggi irrinunciabili per il varo del governo, ma del federalismo neppure un accenno, che sia oggetto di sviluppo in corso d’opera?

Gastone Savio

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