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Italia a colpo d’occhio
San Luigi al Metropolitan Museum di New York
pubblicato il 14 maggio 2018 alle ore 16:10
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Il Metropolitan Museum di New York

Maestoso e immediato. Lui, San Luigi Gonzaga del Guercino, nel primo salone del secondo piano al Met, Metropolitan Museum di New York sembra ammonire. Qui dentro si osservano cultura ed arte, mistero ed emozione. Una mezza parete. Un mantovano santo illustre ad accogliere migliaia, milioni di visitatori. Immagine straconosciuta del Guercino, che descrive con luce intensa la vocazione del marchese Gonzaga. Per i mantovani semplicemente San Luigi, per il resto del mondo un nobile che ha abbracciato la fede facendosi abbracciare dalla stessa. Il grande quadro risulta fotografato al Metropolitan, in sigla Met, un poco meno dei concorrenti tipo Van Gogh ma sicuramente un impatto. Nelle stesse ore in cui si fotografava il Santo nello stesso Museo si faceva la serata evento della stagione forse di un anno: il gran Gala Met che aveva per tema l’immagine celestiale. 

A New York risulta possibile tutto per il business, in un altro museo tipo gli Uffizi di Firenze o la Galleria di Parma non sarebbero stati "imbalsamati" busti dipinti e saloni, e non sarebbero state chiuse intere gallerie per fare una sfilata di moda. Di alto livello per amore del cielo ma sicuramente una grande promozione commerciale nei locali del Metropolitan Museum, cosa aggiungere mai ancora? Stridente il confronto dello sguardo intenso e timoroso del santo mantovano con la sfilata in abiti fintamente santificanti, veli e mantelli per finte donne angelicate e cardinali posticci. Una galleria di plastica portava alla galleria vera e nei settori delle statue classiche tra fontane e zampilli, pareti di legno a nascondere i lunghi tavoloni che poi avrebbero fatto sedere per la cena di gala le centinaia di ospiti di onore che partecipavano all’evento mondano. Mondano ma culturale proprio perché al Met. E proprio perché al Met tutti ne hanno parlato tv, giornali e riviste con una mezza pagina sul New York Times e un articolo pepato su il Foglio.

Il cardinale vero di New York Timothy Dolan ha pensato di agire di alto, di defilarsi un poco, evitando il red carpet e anche Rihanna che con mitra e alto spacco inguinale interpretava una singolare papessa. Povero San luigi se avesse visto dal secondo piano del Met tutto quello che si svolgeva al pian terreno tra veli e creazioni cope Jared Leto vestito da Cristo, il vestito cruciforme di Jennifer Lopez, il presepe a copricapo di Sarah Jessica Parker, si sarebbe segnato con la man mancina, come si dice dalle nostre parti.  Il tema del Met Gala era insomma "corpi celestiali" e " mode nell’immaginario cattolico" ma di celestiale a ben guardare c'era ben poco se non il ricordo degli occhi di San Luigi Gonzaga che nella passione artistica di Guercino descrivono l'adesione alla fede. Un bel contrasto. Fuori da quella sala di arte e luce solo adesione al business e forse in questi oscar della East Coast una ricerca di costume del sacro che finiva miseramente in parodia.

Si immagina che il santo mantovano al Metropolitan possa aver sussurrato, vedendo da lontano, quei costumi che mai come al Metropolitan Museum of New York l'abito non fa il monaco. E tanto meno il santo.

Fabrizio Binacchi

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