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Di Maio-Salvini, gemelli diversi
pubblicato il 13 maggio 2018 alle ore 17:41
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Matteo Salvini e Luigi Di Maio

Oggi, forse, dovremmo conoscere il nome del futuro presidente del Consiglio e degli altri candidati a far parte del nuovo Governo. Evidentemente la paura di dover tornare alle urne in piena estate e con ferie incombenti ha contribuito ad accelerare la soluzione della crisi. Forse all’inizio e forse anche ora. Di Maio-Salvini, gemelli diversi: siamo curiosi di capire cosa riusciranno a combinare; non dimentichiamo che politicamente si trovano su due rive opposte. L’unica cosa in comune è lo spasmodico desiderio di salire sul trono. Ad ogni modo non abbattiamoci: pur con Dna differenti, la coppia potrebbe anche funzionare. Spes, ultima dea. I problemi da risolvere sono infiniti; prima si comincia, meglio sarà per tutti. Andare peggio, è impresa ardua. I due, per mesi anzi per anni, se le son suonate alla grande. Salvini, camicia verde padana con le maniche arrotolate, pane al pane, talvolta senza riflettere. Un populista come del resto il suo “socio” Di Maio all’aspetto signorino azzimato, apparentemente di buone maniere. Di sicuro, assieme sono riusciti a sistemare in un cantuccio Silvio Berlusconi (ma sarà poi così? Il caimano ha promesso una opposizione intelligente ma intransigente) l’ostacolo principale per questa unione fra i due galletti che nelle intenzioni, peraltro da verificare coi fatti, dovrebbe scongiurare il tracollo dell’azienda Italia. Renzi nel frattempo se ne sta dietro la lavagna e attende l’evolversi della situazione, pronto eventualmente a rientrare in gioco. Come pure Berlusconi il cui “ritiro” dai giochi ha trovato molti fedelissimi in disaccordo. Come Vittorio Sgarbi che con un affettuoso appello “Caro Silvio, ascoltami” lo invita a non mollare e stare attento a Di Maio. Sgarbi ha festeggiato il suo compleanno all’Ambasciata Tamaniana di Quistello, uno dei locali preferiti dal critico d’arte. E non solo. Che aggiungere ancora? La gente, quella normale, quella di tutti i giorni, segue in ansia questa telenovela, scancherando perchè le tasse sono esagerate, perchè il lavoro ancora non è certo, perchè sono terrorizzati dalle imprese dei delinquenti sempre più agguerriti. Sono questi i punti di maggior interesse per il popolo: meno tasse, più lavoro, più sicurezza. E allora l’Italia tornerà a crescere e a imporre le sue qualità uniche. Perchè dunque rendere difficile il facile attraverso l’inutile? (La massima è di Atomino).

Non era certo una fake news quella di Alessandro Costacurta, in arte Billy, quando ha detto che per il prossimo campionato i ripescaggi saranno in gran parte riservati alle squadre B della serie A e a qualche formazione di categoria inferiore che si è imposta nei play off. Per il Mantova dunque uno spiraglio che passa attraverso gli spareggi; oggi ci sarà il primo impatto ad Arzignano. Non sarà facile ma la necessità aguzza l’ingegno e quindi sarà necessario, oltre al cuore, metterci anche la testa. Costacurta, nel campionato di serie B 2008-2009, ha guidato dalla panchina il Mantova, subentrando dopo 10 giornate a Brucato. In 14 gare, la squadra di Costacurta ha conquistato 16 punti; non molti in verità tant’è che si è dimesso lasciando il posto a Somma. In quella stagione la squadra biancorossa si è piazzata a metà classifica (Bari, Parma e Livorno sono state promosse). La rosa comprendeva Handanovic, Balestri, Cristante, Fissore, Rizzi, Spinale, D’Aversa, Sedivec, Locatelli, Tarana, Caridi, Godeas, Bellodi, Franchini, Sacchetti, Grauso, Salviato. Tornando a Costacurta, pressochè unanime il giudizio di ultras e tifosi virgiliani: la cosa più bella di Billy, è la moglie Martina Colombari. Sottoscriviamo.

Siamo nel calcio. Restiamoci. Venerdì nella sala riunioni dell’hotel Casa Poli, il club dal platan, in attesa dei festeggiamenti del cinquantenario di fondazione (1 settembre 1968) ha premiato un ex di lusso, ovvero Ivano Martini. Sette stagioni nel Mantova, 204 presenze con 31 gol (da rilevare che giocava da difensore di fascia sinistra) poi l’oblio nel senso che non è stato confermato e ancor’oggi non sa spiegarsi il perchè. Capita. Raggiunge nella hall of fame biancorossa Dante Micheli, Tomeazzi, Bellodi, Graziani, Spinale. Ad accoglierlo, il presidente del Platan Marco Brioni col vice Stefano Rossi, i rappresentati del Centro di coordinamento Pizzi e Negretti, e un bel numero di tifosi. Alberto Sogliani ha condotto la serata. Un saluto istituzionale da parte di Alessandra Cappellari, consigliere regionale della Lega e l’improvvisata dell’arrivo di un altro ex biancorosso, l’istrionico Marco Gori giunto a tempo di record da Perugia per salutare il fraterno amico. Corsi e ricorsi con l’ausilio di un paio di video, di foto e di testimonianze. Sala gremita per questo tributo ad un grande biancorosso, in campo come nella vita. Dimenticato dal Mantova ma non dai tifosi: “Ivano vola, la curva s’innamora”.

Un gradito tuffo nel passato. A testimoniare che Mantova ha bisogno di calcio ed ha l’urgenza di tornare a certi livelli. L’apporto dei supporters virgiliani non si discute ma da solo non basta; servirebbe l’intervento di chi potrebbe fare ma che ha poco tempo e scarso entusiasmo. In Mantova e provincia ce ne sono tanti ma salvo rare eccezioni, sono e sono stati sempre latitanti. Per poi vederli allo stadio quando le cose filavano per il verso giusto. In questi casi, abbiamo avuto autentici professori.

Alberto Gazzoli

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