Rubriche
Colpo d’occhio
La grande "ciocchetta": il reddito di cittadinanza
pubblicato il 9 maggio 2018 alle ore 17:46
immagine
La grande "ciocchetta": il reddito di cittadinanza

Nel ristretto giro cittadino mantovano la “ciocchetta” assurge un ruolo topico nel gioco delle parti. Per “ciocchetta” si intende una colossale bugia ripetuta all’infinito fino quasi a diventare credibile. Nella vulgata Virgiliana i più grandi propinatori di “ciocchette” possono ambire al ruolo di politici da bar e a volte di politici nel senso stretto del termine. Per decenni molti degli avventori del “sociale” hanno preso per buone vicende surreali, mai vere ma spesso verosimili e si sono lasciati condizionare nei propri giudizi fino a scegliere elettoralmente alcuni dei principali interpreti della specialità. Oggi però la questione si sta spostando su vasta scala. Ormai il belpaese italico si è trasformato in un gigantesco “bar Sociale” dove la “ciocchetta” di maggior successo si chiama “reddito di cittadinanza”. Una cosa straordinaria! Un capolavoro di malafede e creduloneria. Roba da truffatori con campanelle di quelli che catturano ingenui fuori dagli autogrill. In fin dei conti la dinamica è la stessa. Quanti fra quelli che si fermano per farsi buggerare da autentici professionisti della truffa sinceramente non ne conoscono i connotati? Io credo quasi nessuno. Solo che in questo strano paese c’è una naturale inclinazione alla fregatura. Piace un sacco fregare e a volte non dispiace nemmeno fino in fondo essere fregati da qualcuno che ti sfida in tal senso e ti dimostra la propria abilità. C’è ammirazione diffusa per l’abilità dei truffatori anche da parte dei truffati. È così può capitare che proprio a causa di questa bizzarra “sindrome di Stoccolma” molti elettori abbiano presa per buona una delle balle più colossali della politica contemporanea. Il tutto mente poco lontano da Stoccolma in questi giorni si è consumato il dramma. In Finlandia Il governo liberalconservatore di Helsinki ha deciso di non proseguire con l'esperimento, lanciato appunto nel 2017 e che aveva attirato l'attenzione e l'interesse di molti degli osservatori locali. Anche la florida economia finlandese che ha lanciato modelli di welfare imitati in tutto il mondo, ha provato a sperimentare il reddito di cittadinanza e l’esperimento è durato meno di un anno. Pensate se nemmeno un paese piccolo ed economicamente stabile come la Finlandia riesce a introdurre questo sistema come sia possibile mutuarlo in Italia? E’ capitato infatti che 2017 duemila volontari disoccupati abbiano ricevuto dal sistema di welfare finlandese, avanzato ed esteso come tutti quelli dei cinque paesi nordici (Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia e Islanda) una cifra pari a circa 560 euro. Il pagamento di tale reddito di cittadinanza, contrariamente ad altre forme di sussidi e assistenza pagati in diversi paesi dell'Unione europea, non era soggetto ad alcun vincolo. Ciò bastava dichiararsi cittadini e al contempo disoccupati per poterne beneficiare. I risultati della sperimentazione sono stati disastrosi. Del resto chi può seriamente pensare che basti così poco per accampare diritti alla rendita? Quasi nessuna persona normale del Nord, ma milioni di elettori del sud si. Eccome. Del resto c’è gente che è abituata da sempre a questo tipo di rapporto con lo stato. In questi giorni il bravo Massimo Gramellini nella sua consueta rubrica ci ha raccontato la storia di due gentiluomini casertani i signori Maiale e Narciso. Due signori appunto che da anni ufficialmente dovevamo custodire la reggia di Caserta e che invece al mattino timbravano e sparivano passando allegramente la giornata dedicandosi alla propria passione per la cucina in una pizzeria. Orbene è capitato che siano arrivati i ladri che indisturbati abbiano fatto razzia nella reggia e che qualcuno finalmente si è accorto che nessuno vigilava come avrebbe dovuto. E cosa è successo? Niente di che. Qualche piccola sanzione e immagino anche qualche svogliata reprimenda ma i due signori anziché essere cacciati a bastonate dal proprio posto di lavoro sono stati bellamente renintegrati come se niente fosse. Si perché nell’elegante senza testa del pubblico impiego italiano un posto di lavoro non si nega e soprattutto non si toglie a nessuno. Come dovremmo giudicare lo stipendio percepito indebitamente per anni è mantenuto nonostante tutto, se non come una forma di reddito di cittadinanza? Ma come è noto la gente si abitua a tutto e tutto diventa normale anche quando non lo è, pertanto in milioni hanno creduto alla ciocchetta del millennio: che alla fine chiunque possa essere pagato dallo stato a prescindere. Che in fin dei conti sia meglio non rischiare nemmeno qualche benevolo richiamo e perché no la fatica di dover timbrare un cartellino due volte al giorno. E mentre in Scandinavia ci si rassegnano velocemente all’idea che nessuno può essere pagato dallo stato inutilmente ad altre latitudini si dimostra pervicacemente il contrario e addirittura si rilancia.

Gianni Fava

Commenti