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Italia a colpo d’occhio
Servizio sanitario nazionale e gli anziani
pubblicato il 7 maggio 2018 alle ore 15:47
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Servizio sanitario nazionale e gli anziani

Prima o dopo un governo del Paese ci dovrà essere. Siamo fra le prime nazioni europee non possiamo permetterci di essere considerati litigiosi a tal punto che il prevalere degli egoismi personali lasci andare alla deriva un popolo. Questo non dovrà accadere, siamo fiduciosi: non accadrà. Sulla scorta di questa nostra convinzione ci permettiamo di dare una dritta al Presidente del Consiglio che verrà. È finita da un pezzo la campagna elettorale (entriamo nel terzo mese del dopo voto del 4 marzo) per cui è gioco forza passare dalle parole ai fatti e dopo il lavoro che manca, all’ordine del giorno dovrà esserci l’anziano e le sue tante necessità. Si dirà che ne abbiamo già parlato, ma i nostri politici a volte non sentono a dovere e basandosi sull’inefficienza auditiva tentano di scantonare. L’anziano e una sua vita dignitosa è troppo importante per cui sull’argomento ci ritorniamo, altroché se ci ritorniamo! L’Italia è il Paese europeo in cui si vive più a lungo: gli abitanti centenari sono circa 17.000 – erano solo 51 nel 1922; si stima che saranno 157.000 tra 30 anni -; eppure il tema della vecchiaia rimane tra quelli più silenti e dimenticati dell’agenda politica. Questo tempo della vita è da sempre considerato in modi diversi e contrastanti, con rispetto o indifferenza, derisione o venerazione. Sul tema si sono divisi Platone e Aristotele, Seneca e Cicerone. È quest’ultimo, nel 44 avanti Cristo, a richiamare la funzione e l’importanza dell’anziano per la vita sociale e politica: “Le grandi cose non si fanno con la forza o con la velocità o con l’agilità del corpo, ma con la saggezza, con l’autorità, con il prestigio, delle quali virtù la vecchiaia di solito non solo non è priva, ma anzi ne è arricchita”. Da sempre l’anziano è considerato “una risorsa”, oppure “un utile” che serve fino a quando produce, ma in questi ultimi anni – grazie ai progressi della scienza ed all’incremento della popolazione anziana – la riflessione è diventata più complessa, e si è concentrata sulla qualità e la dignità del vivere. I dati non lasciano spazio a interpretazioni: in Italia le persone con più di 65 anni, che segnano la soglia dell’età anziana e per favore con il pensionamento non andate oltre questa età perché andarci diventerebbe un furto di vita, sono 13,5 milioni: 1,8 milioni in più rispetto al 2007. In questi ultimi dieci anni, la popolazione con più di 80 anni è aumentata di 1,1 milioni, mentre la speranza di vita è di 80 anni per gli uomini e di 86 anni per le donne. L’Italia, insieme al Giappone, è il Paese più anziano del mondo; tra le dieci città europee più longeve, sette sono italiane. È questa l’immagine di un Paese con uno scheletro resistente ed una muscolatura debole, che porta a chiederci se le politiche sociali ed il sistema sanitario sono adeguati a trasformare l’emergenza in un progetto politico di largo respiro. Le domande che sorgono sono molte: Il Parlamento sarà in grado di riformare il Servizio sanitario nazionale, pensandolo per una popolazione anziana? Il governo troverà le risorse necessarie per un simile progetto? E sarà in grado di trasformare in servizi la spesa per trasferimenti? Quindi il nuovo governo su tale programma dovrà lavorare, perché il tema dell’invecchiamento si deve porre al centro dell’intreccio fra società, economia, famiglia e welfare, per proteggere le persone anziane non autosufficienti. Si tenga conto dell’allarme sociale che riguarda la cura degli anziani non autosufficienti: circa 561.000 famiglie italiane, registra il Censis, per farvi fronte hanno dovuto dare fondo ai propri risparmi, vendere la propria abitazione o contrarre debiti. Ma così recita la Costituzione? No, il diritto alla salute è garantito dalla Costituzione e dalla legge n° 833/1978; gli anziani non autosufficienti sono curati a domicilio oppure in residenze pubbliche o private. Questo non è più vero e lo facciamo valere con un esempio. Ha raccontato la figlia di un’anziana non autosufficiente: “Non avevamo altenative, c’era bisogno di una struttura che vigilasse su di lei 24 ore al giorno. Ma quando ci hanno comunicato il costo del ricovero, siamo quasi svenuti. La retta si aggirava sui 3.000 euro al mese, l’Asl ne copriva la metà. La parte restante era a carico di mia madre, un’anziana con una pensione di 450 euro al mese e nessun’altra rendita o proprietà. Nel frattempo si ammala anche mio padre, le condizioni sono le stesse. Ho fatto presente la situazione, risposta: se non paghi li dimettiamo. Anni segnati dall’angoscia per una spesa che si è aggirata sui 150 mila euro, estinta molto dopo la loro morte a costo di grandi sacrifici (la storia è tratta da L. Catalano “Anziani non autosufficienti e la battaglia per l’assistenza: un dramma per 500 mila famiglie” in “La Stampa”, 23 giugno 2017).

Gastone Savio

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