Cronaca
Un 52enne di Porto Mantovano
Cocktail di farmaci per vincere, ciclista assolto
pubblicato il 4 maggio 2018 alle ore 11:11
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Il cicloamatore è stato assolto perchè il fatto non sussiste

Mantova Era accusato di aver assunto sostanze proibite per alterare una sua prestazione ciclistica. Per il reato di doping era così finito a processo  M. G. P., 52enne imprenditore agricolo di Porto Mantovano. I fatti a lui contestati risalgono al 2 agosto 2014: in tale occasione il cicloamatore, aveva partecipato alla “5 chilometri di Formigosa”, gara a cronometro amatoriale, primeggiando nella categoria Gentlemen. Prima della premiazione però l’atleta era stato sottoposto ad un controllo anti-doping a sorpresa con prelievo delle urine. Una semplice formalità da cui era emerso un quadro a dir poco sconcertante per i livelli dilettantistici della competizione. Le analisi di laboratorio effettuate sul campione di urina prelevato, infatti, avevano evidenziato tracce di cocaina, furosemide (un diuretico), metabolita di mesterolone (un anabolizzante), profili steroidei e per finire anche Epo. Un cocktail di sostanze dopanti più confacente ad un professionista che a un semplice amatore del pedale, al punto da far sorgere il sospetto di uno scambio di provette. In ogni caso lo stesso atleta aveva deciso di affrontare la fase dibattimentale del processo dopo essersi sottoposto ad una serie di accertamenti dai quali era emersa la sua estraneità alla cocaina. Nel corso del procedimento era stato inoltre sentito il professor Franco Tagliaro della Medicina Legale di Verona, perito nominato dal difensore del ciclista, l’avvocato Marina Alberti. Tagliaro, oltre a spiegare che determinate sostanze erano state riscontrate perché il 52enne in quel periodo stava seguendo una specifica terapia per problemi di salute, aveva anche affermato che comunque le analisi sulle urine mancavano di tutti i parametri necessari per poter stabilire se si trattasse di sostanze dopanti. Il consulente, inoltre, aveva sottolineato come nella fattispecie l’imputato non fosse stato sottoposto nemmeno al prelievo del sangue, obbligatorio in caso di contro-analisi. Tutti elementi questi che avevano spinto anche il pubblico ministero, al termine della requisitoria, a rivedere il quadro accusatorio e a formulare nei suoi confronti la richiesta di assoluzione poi confermata ieri anche dal dispositivo del giudice. (l.n.)

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