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Italia a colpo d’occhio
Il nodo di Mantova e la talpa di Firenze
pubblicato il 16 aprile 2018 alle ore 15:35
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"Talpa" all'opera

Chi gira in auto, per l’Italia area Centro-nord, si è accorto che negli ultimi anni il nodo del valico appenninico ha cambiato faccia. Ci sono snodi di strade e autostrade che possono spaccare o unire il Paese ed essere decisivi per Mantova come per Arezzo, per Padova come per Terni. Come sarebbe Mantova se fosse diventata uno snodo viario e autostradale tra Verona La Spezia con la Tibre? Che ruolo ha Mantova sulla direttrice Brennero Modena? I nodi e gli snodi cambiano la vita, sociale ed economica. La Variante di Valico, ad esempio, ha migliorato i collegamenti nord sud e viceversa. La riserva della Panoramica, quella che passa da Roncobilaccio, è una buona sostituzione in caso di concentrazioni anomale. Il segreto della Variante di Valico sono i lunghi tunnel a valle che hanno sostituito gallerie e viadotti in quota, una trentina di chilometri di nuovi tunnel ben attrezzati per una velocità che può andar bene per automobili e camion. Dopo il nodo del Valico, le autostrade e le istituzioni si stanno occupando delle Porte di Firenze, ovvero di quel tratto che porta da Barberino del Mugello a Sesto Calenzano Firenze Nord. Più che un nodo è un groviglio. Più che una rete è un sistema di reti che devono far i conti con un trafficocomplesso: svincolare quelli che vanno a Prato e in Versilia, quelli che escono per aree piene di industrie della zona Sesto Calenzano e poi ci sono quelli che debbono raggiungere il capoluogo toscano. Per i quali spesso è una via crucis già arrivare alla zona aeroporto Vespucci, viadotto dell’Indiano e zona Guidoni. Va così.

La notizia è bella e va commentata positivamente. È all’opera una “talpa” e cioè una gigantesca macchina scavatrice che sta facendo un buco strategico attorno alla bella Firenze per renderla più raggiungibile. E per evitare ingorghi e rallentamenti che non fanno bene alla qualità della vita. Aprile 2020, pensate solo due anni, e ci sarà, almeno così è annunciato, la terza corsia che cambierà il nostro modo di andare e tornare da Firenze ma anche di andare e tornare da Roma, da Napoli, da Monte San Savino. La talpa più grande d’Europa che assomiglia a certe macchine che vediamo nei film di fantascienza ed è lunga più di cento metri sta facendo un tunnel di sette chilometri e mezzo che rivoluzionerà il sistema viario della trafficatissima area che va dal Bilancino a Calenzano, sulla tratta Barberino incrocio Firenze Nord tra Autosole e Automare per Viareggio. Eliminerà nove gallerie e sei viadotti. Ora sembra di viaggiare in una pista per gokart, tra gimcane e strettoie, tra barriere e improvvise curve ad esse. Ma se la soluzione è quella prospettata val bene un periodo di sofferenza e ristrettezze. Val bene una gimcana adesso per un tratto avveniristico fra due anni. L’altro tratto che deve essere ammodernato e portato a tre corsie è quello che va da Firenze Sud a Incisa, anche qui c’è un cantiere aperto e vi sono restringimenti e barriere. C’è da sperare ed immaginare che dai primi anni del prossimo decennio, saranno i i neomitici anni Venti, il cosiddetto tratto fiorentino dell’Autostrada del Sole sarà completato con corsie belle e ampie, con finiture moderne tra piante e barriere centrali e laterali, per valorizzare quella meraviglia del creato e pure in parte dell’uomo che è l’hinterland fiorentino. Le strade non dovrebbero servire soltanto per andare e tornare ma anche per meravigliarsi, stupirsi e compiacersi, in tutta sicurezza, di tutto il patrimonio naturale artistico architettonico e sociale che abbiamo attorno. Sopra, sotto e di lato.

Fabrizio Binacchi

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