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Italia a colpo d’occhio
Padrona è l’antipolitica?
pubblicato il 9 aprile 2018 alle ore 16:04
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Padrona è l’antipolitica?

La prima settimana di consultazioni del Presidente della Repubblica con la Coalizione e i Partiti è trascorsa, nell’onestà del tempo che prosegue inarrestabile la sua corsa, approdando per la formazione del nuovo governo ad un nulla di fatto. Primo rallentamento: tutti a pensare come risolvere il rebus delle alleanze fra le forze in campo, la conclusione è stata l’aggancio più sui veti che sulla disponibilità a cercare reali punti di contatto. Per cui si è giunti “all’indietro tutta” dato dal “comandante” della nave, dopo aver constatato che tirando diritto si sarebbe andati a sbattere. Il presidente Mattarella, saggiamente, prospettato il passaggio delle consultazioni alla seconda settimana, non ha, però, tralasciato di indicare ai partiti su cosa dovranno concentrarsi se vogliono trovare la quadra del cerchio. Chi pretende il “trono” dovrà arrivare al Quirinale con i numeri per governare, non solo, ma con un programma sufficiente per affrontare le tante difficoltà che gli italiani hanno maturato e in sintonia con le esigenze dell’Ue. Il Presidente si preoccupa, in quanto garante dei rapporti internazionali, che l’esecutivo non deragli sui patti precedentemente sottoscritti. Lo stallo presenta un momento delicato per la politica italiana, tanto che il presidente Gentiloni, in carica per sbrigare gli affari di ordinaria amministrazione, ha rimandato l’approvazione del Def (decreto di economia e finanza), ritenendolo, giustamente, un atto politico di notevole importanza, resistendo, pertanto, alle pressioni europee e chiedendo tempo. Infatti, il Def deve essere affrontato dal nuovo esecutivo dipendendo la sua definizione dai programmi sottoposti ed approvati dal nuovo Parlamento. Anche se dovrà tener conto dei patti in precedenza sottoscritti con Bruxelles, essendo ormai, volenti o nolenti, il Belgio il vero punto di riferimento delle politiche nazionali. Preoccupato dell’insieme non è solo il Presidente della Repubblica, ma dell’incertezza politica lo è anche la Banca d’Italia. Situazione che rischia di indebolire una ripresa economica troppo incerta e debole per poter affrontare i mercati nel prossimo autunno quando la Bce smetterà di inondare i mercati di liquidità mantenendo bassi i tassi praticati sui debiti sovrani. L’eventuale fine, per noi prematura, del “quantitative easing” potrebbe significare per l’Italia momenti di difficoltà se si trovasse impreparata e con qualche “fondamentale” non perfettamente a posto, nell’affrontare i mercati pronti a speculare sulle necessità relative ad un debito pubblico così elevato. Draghi, purtroppo, non potrà resistere oltre alle pressioni della Germania, che già da tempo sta spingendo perché cambi politica monetaria. Un governo serio e che voglia durare non può prescindere da tutto questo, e se gli italiani fossero pure coscienti della loro situazione di questo dovrebbero preoccuparsi. Invece, il loro problema più importante è castigare la casta pretendendo che il governo lo affronti come priorità assoluta. Ad affermarlo è un sondaggio di opinione, effettuato la scorsa settimana dall’Istituto Eumetra MR di Milano (intervistando un campione rappresentativo della popolazione al di sopra dei 17 anni di età). Ne risulta che il partito dell’antipolitica è trasversale: il 70 % chiede il taglio degli assegni agli ex onorevoli e senatori come atto iniziale. Che lo scontento diffuso verso le istituzioni e i loro rappresentanti sia stato uno dei fattori determinanti dell’esito delle ultime consultazioni politiche è cosa nota. E premiate sono state le novità, Lega da una parte e Movimento 5 stelle dall’altra, quindi un primo risultato seppur parziale il popolo l’ha avuto, ora si pensi alla politica. Passato il voto ci si deve orientare sulle problematiche più direttamente di “governo”, vale a dire su cosa debbano fare concretamente e prioritariamente i partiti che, prima o poi, formeranno un gabinetto, per sanare la difficile situazione economica e sociale in cui versa il nostro Paese. Però chi fa politica ponendo veti all’interno di partiti e coalizioni avversari potrebbe puntare ad una nuova ed immediata tornata elettorale. E può essere che i grillini sfruttando il vento dell’anti casta si concentrino prioristicamente sui tagli della politica? Dimostrando agli italiani la loro determinazione nel togliere i privilegi? Potrebbe diventare questa la loro carta vincente e pensare di ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento. In fin dei conti come si stanno comportando nei confronti degli altri partiti sembrano che nel loro DNA politico affiori l’esigenza di dover essere da soli a decidere.

Gastone Savio

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